lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Andrea Zirilli:
Come cambia il mondo della droga
Pubblicato il 25-09-2017


In una relazione della Comunità Europea del 1986, si diceva che la prevenzione deve partire dalle scuole elementari e medie, dando agli studenti nozioni sulle sostanze stupefacenti e i rischi connessi al loro utilizzo.
Quando ci si trova di fronte ad una persona che è caduta nel mondo degli stupefacenti, “tutte le agenzie educative con le quali il soggetto è venuto in contatto dovrebbero esaminarsi per appurare le proprie responsabilità”. E’ necessario iniziare a porre al centro del problema non la sostanza stupefacente ma l’uomo che la usa e la sua spinta ad utilizzarla. William Burroughs, nel suo capolavoro la “Scimmia sulla schiena”, diceva che “si scivola nel vizio degli stupefacenti perché non si hanno forti moventi in alcun’altra direzione. La droga trionfa per difetto”.
Il fenomeno della droga è sintomo di un malessere profondo che influenza la cultura e l’etica, supera i limiti di una questione sanitaria o di un problema settoriale.
La droga è allo stesso tempo frutto e causa di un grande smarrimento etico e di una crescente disintegrazione sociale.I nuovi tossicodipendenti, quelli delle nuove droghe, sono distanti dai contesti di emarginazione e raramente compiono reati connessi con l’uso di droga. Hanno tra i quindici e i ventotto anni e appartengono a tutte le classi sociali. Sono ragazzi normali, di quelli che si possono incontrare passeggiando per le vie del centro.
Questi giovani non si considerano tossicodipendenti perché, purtroppo, spesso si associa questo stato a quello dell’eroinomane, considerato da loro soggetto marginale e senza speranza. Un mondo distante da loro. L’eroinomane, il “tossico”, il “fattone” per loro è un soggetto border line senza alcuna speranza.
La loro droga è sicura: fumo, erba, pasticche e polvere, non si iniettano, non servono
aghi e quindi il rischio infezione da Hiv è molto distante ed inoltre gli garantiscono energia, piacere e ottime prestazioni. Non allarmano il pubblico adulto, perché non associati all’angoscia, alla crisi di astinenza, alla devianza, al carcere, alla malattia e alla morte. Il problema è che chi cala, sniffa e fuma dà socialmente meno fastidio: ma di queste sostanze bisogna diffidare ancora di più, perché si fatica a riconoscerne i sintomi patologici perché spesso coincidono con tratti caratteristici dell’adolescenza: depressione, paranoia e conflittualità.
Sono sostanze chimiche prodotte in laboratorio, agiscono sul sistema nervoso centrale e
lo danneggiano in modo permanente.
Educare, prevenire, curare. Non incarcerare. Questa può essere la ricetta da cui partire.

Andrea Zirilli

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