venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Chi vuole governare
deve avere un programma
Pubblicato il 18-09-2017


Sono iniziate le grandi manovre per le prossime elezioni politiche. Quelle per il rinnovo dell’Assemblea Siciliana stanno evidenziando un dinamismo tipicamente italiano.
Quello di ieri, non conta oggi. Se un cittadino volesse capire quali sono le proposte politoco-programmatiche, in gioco, uscirebbe di testa. E’ solo lotta per il potere, funzionale ad attrarre clienti e trasformisti per le elezioni nazionali. Massimo Franco parla anche dei “ veleni giudiziari”, che stanno inquinando il clima elettorale. E torniamo a Roma. Siamo a meno di un anno dalle elezioni e non si sa ancora con quale sistema elettorale si andrà a votare.

Forse i risultati siciliani influenzeranno l’ orientamento dei Partiti. Se il PD prenderà la percentuale più alta, proporrà il premio alla lista, altrimenti il premio dovrebbe andare alla coalizione. Il sistema elettorale nato con la Costituzione era stato partorito dalla volontà di fare il bene della Nazione. Nelle proposte con le quali ci bombardano, utilizzando anche falsi democratici, l’interesse della società italiana è all’ombra dei cipressi. Eravamo un Paese di poeti e di naviganti, sono rimasti solo i naviganti, che, in auto blu, cercano la strada più comoda e più sicura per andare verso le opportunità personali. Sul Corriere della Sera del 14 u.s., Angelo Panebianco boccia i Partiti, in politica estera, evidenziando l’assenza di indicazioni il cosa fare , dopo le elezioni, su problemi seri, come i rapporti con gli Stati Uniti e la Russia, su come si vuole influenzare la politica estera dell’ E.U. e su come si intende cercare di uscire dalla marginalità, in cui ci siamo caduti, nel mondo globalizzato. Ma ci sono lacune ancora più preoccupanti. Nella prima Repubblica, si facevano proposte per lo sviluppo del Mezzogiorno. Quasi tutti i Partiti sapevano che se il SUD si allontanava dal Nord, alla fine l’intero Paese avrebbe pagato le conseguenze. Chi sa cosa hanno in mente le forze politiche attuali per il Mezzogiorno?

Ho, ancora, negli orecchi i dibattiti sulla Programmazione economica, che era anche uno strumento per evitare che l’economia prevalesse sulla politica, rispondendo ad interessi di parte e offendendo la natura e l’uomo. Oggi, si viaggia all’insegna dell’improvvisazione e delle regalie. Anche l’APE, secondo Boeri, è una furbata costosa per l’INPS. Prima, quasi tutti i partiti si interessavano della sanità pubblica, della scuola e della Formazione dei giovani. Tutti argomenti emarginati dal dibattito politico attuale. In Irpinia, ad esempio, le costruzioni nate per ospitare Istituti per la formazione professionale, come l’Istituto Galileo di Avellino, l’Istituto Alberghiero di Summonte ed altri Istituti sono rimasti inutilizzati, con dipendenti, pagati per non fare niente. C’è un altro capitolo assente: quello della qualità del sindacato.

Nella prima Repubblica, l’azione dei Partiti Nazionali costringeva i Sindacati a non diventare “americani” e restare “europei” ( la differenza tra i due tipi di sindacalismo è stratosferica), perciò un lavoratore del Nord solidarizzava con il contadino del SUD e gli studenti solidarizzavano con la classe lavoratrice. Oggi, ognuno per se e Dio per tutti. Le campagne elettorali, a giusta ragione, erano esaltanti. Ogni attivista sapeva per che cosa e per quali diritti si impegnava. Se oggi non è così, ci sono buoni e numerosi motivi. Tutti sono convinti che i gruppi e i gruppetti , senza avere un modello di società, si agitano per conquistare il vitalizio o per fare gli interessi dei poteri, che li finanziano. Un Partito, che cerca voti per governare dovrebbe far conoscere il suo programma di governo. Il Presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, ha evidenziato che mentre il PIL nazionale, dal 2014 al 2016, è aumentato dell’ 1,8%, quello lombardo è aumentato del 2,8% e quello milanese del 3,9%. Ciò, dimostra che le diseguaglianze territoriali stanno aumentando e che il Sud perderà sempre più residenti. Questo è il problema dei problemi, che non si risolve con le sagre paesane, con eventi occasionali e con iniziative parlamentari, buone solo per distrarre .

Qualche gruppo politico ha dimostrato di avere una proposta credibile simile a quelle, che nella prima Repubblica fecero ridurre la distanza tra NORD e SUD ? Bisognerebbe preoccuparsi se il tasso di occupazione, che nell’E.U., per i cittadini dai 20 ai 64 anni, è del 71,1%; in Italia è del 57,2%; nelle regioni del Sud Italia, abbiamo il 44,3% della Puglia, il 41,2% in Campania, il 40,1% in Sicilia e il 39,6% in Calabria. La preoccupazione aumenta se consideriamo che dal 2015 al 2017, nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione è diminuito.

Con questi problemi, abbiamo il diritto di pretendere proposte serie. Invece, assistiamo solo lotte tra persone, che ci fanno intravedere combinazioni variabili dalla sera alla mattina.

 Luigi Mainolfi

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