lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Risparmio, consumi e investimenti
Pubblicato il 25-09-2017


In questi giorni, si è parlato molto del risparmio degli italiani. Amici telespettatori mi hanno fatto convincere che le “capere” televisive stanno creando solo confusione. Il compito delle “capere”, a pagamento, è quello di indirizzare le masse verso “ i negozi “ dei poteri forti. Non so se attribuire all’ignoranza, alla dipendenza dai gruppi finanziario-assicurativi o all’ interesse diretto, il silenzio di quelle forze politiche, che dovevano vigilare sulle tendenze dei processi economici, per evitare l’esplosione della speculazione finanziaria e la sua demoniaca attrazione. Ha ragione Formica, che ha affermato: “la cosiddetta sinistra ha compiuto un parricidio e ha navigato verso le terre del capitale” (UNIPOL-SAI si comporta come GENERALI Ass.ni, aggiungo io). Spero di riuscire a chiarire qualche punto, chiedendovi un poco di pazienza. Parto da una convinzione: la politica dovrebbe puntare allo sviluppo armonioso della società, che si può ottenere se c’è armonia tra i diversi settori economici; tra giovani e vecchi; tra presente e futuro: tra i sessi e tra i territori. Per avere armonia tra i diversi settori economici ci vuole una politica capace di controllare e orientare i fenomeni e, all’occorrenza, intervenire in modo efficace e lungimirante. Mi soffermo sul rapporto tra l’economia reale e quella virtuale. La prima trasforma le merci e crea valore aggiunto, la seconda sposta solo ricchezza, come il gioco dello Zecchinetto ( se c’è chi vince, ci deve essere chi perde). Nei decenni passati, c’era armonia tra il settore manifatturiero, quello dei servizi alla persona, quello bancario e quello assicurativo. Non è più così. Per cercare di capire quello che è avvenuto, partiamo da quando si evidenziava, con insistenza, che, mentre in Italia, le Banche riconoscevano un interesse sui risparmi, al di là delle Alpi, i depositi bancari non producevano interessi. I fatti hanno dimostrato che i Poteri Forti avevano chiaro l’obiettivo da raggiungere e, anche con l’aiuto di quelli che pensavano di essere intelligenti, lo hanno raggiunto e superato. Sarebbe interessante calcolare il valore degli interessi sottratti ai risparmiatori, nel corso degli anni, provocando una riduzione dei consumi. I commentatori cercano di convincere gli italiani che l’aumento del risparmio affidato alle assicurazioni e alle finanziarie è indicativo della crescita del Paese. Nascondono o ignorano “il paradosso del risparmio” , utilizzato polemicamente da Keynes per dimostrare come un aumento del risparmio destinato al settore finanziario può essere la causa di una riduzione del reddito nazionale, dell’occupazione e degli investimenti. In economia, si studia che la propensione al consumo, comporta una richiesta di bene e servizi, per produrre i quali bisogna fare investimenti. Questi producono richiesta di lavoratori. Se la propensione al risparmio, alimentata dalla non fiducia nel futuro, cresce, le famiglie consumano di meno. I produttori , di fronte a una riduzione della domanda, riducono gli investimenti. L’effetto moltiplicatore fa amplificare le conseguenze e la crisi esplode. Perciò, tra gli investimenti, il risparmio e i consumi ci deve essere un rapporto virtuoso, che può essere alimentato solo da un politica, che abbia come bussola il bene comune. Nel sistema italiano attuale, purtroppo, il significato che il popolo recepisce, di questi concetti, dipende dalla capacità dei persuasori occulti di distrarre e far credere fischi per fiaschi. Come sembra lontano il tempo in cui si parlava di Politica di Piano per cercare di neutralizzare l’azione delle lobby economiche, che cercavano di influenzare le scelte politiche. Oggi, invece, i padroni dei politici, grazie all’informazione televisiva prezzolata, riescono ad alimentare paure funzionali a far accogliere i loro “messaggi pubblicitari”, come : 1) I giovani avranno, se l’avranno, una pensione di fame; 2) I giovani devono dire addio al posto fisso; 3) L’età pensionabile deve essere aumentata, perché i conti dell’INPS sono a rischio. Queste paure hanno spinto le persone nella direzione favorevole alle Società Assicuratrici e Finanziarie. L’ ISTAT ci ha fatto sapere che il risparmio privato è aumentato, soprattutto quello depositato nei Fondi Pensione e nei Fondi di Investimenti finanziari. Intanto, il livello dei consumi è di oltre 3 punti inferiore a quello del 2007. Minori consumi significa minore necessità di beni e servizi; minore produzione, minore esigenza di lavoro. Perciò, il numero di ore lavorative annuali, è fortemente diminuito. E’ stato pubblicizzato un aumento dell’occupazione, considerando occupato, anche chi ha lavorato un’ora al giorno. Il valore dell’occupazione dovrebbe essere indicato con il numero di ore lavorative. Si offende il popolo quando si vuole far credere che un’ora sia uguale a un giorno. Mi auguro che la nottata concettuale passi al più presto e l’alba porti una Politica, degna di questo nome.

Luigi Mainolfi

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