lunedì, 20 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Statali, aumenti più alti
per chi ha salari più bassi
Pubblicato il 11-09-2017


statali1Finalmente sta per essere varato un provvedimento per far diminuire qualche disagio sociale. Si tratterebbe di dare aumenti salariali più alti a chi ha redditi più bassi. Potrebbe calzare il principio di ‘togliere ai ricchi per dare ai poveri’. Dunque, il principio alla base della cosiddetta piramide rovesciata, il meccanismo già ventilato da tempo dal ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Marianna Madia, attualmente è sul tavolo del ministero della Pa. L’obiettivo di questo meccanismo è quello di garantire aumenti contrattuali più consistenti per quei dipendenti pubblici che guadagnano di meno e, viceversa, meno generosi per chi ha stipendi più alti. Un meccanismo alla Robin Hood? In realtà non è proprio così. Non si toglie niente alle fasce di lavoratori con stipendi più alti. Semplicemente si farà crescere di più il salario reale di chi ha stipendi più bassi migliorando la qualità della vita ad un numero maggiore di dipendenti statali.

Il tutto verrebbe calibrato all’interno delle fasce retributive di ognuno dei quattro comparti della Pubblica Amministrazione, in modo da garantire a tutti un aumento, seppur calibrato in base all’entità dello stipendio. Non più aumenti a pioggia, dunque, ma incrementi maggiori per chi guadagna di meno e inferiori per chi incassa di più.

Chi ha stipendi più alti non si trova certo al livello di sussistenza. Si trova in una situazione reddituale sufficientemente agiata tale da poter mantenere lo stesso tenore di vita anche se avrà un aumento salariale percentualmente più basso.

Diversa è la situazione per chi ha un livello salariale più basso, talmente basso che stentatamente riesce a sbarcare il lunario. Anzi, spesso, per ‘sbarcare il lunario’, chi ha uno stipendio troppo basso è costretto a fare un secondo lavoro quasi sempre a nero.

Il meccanismo adottato sarebbe un modo intelligente per innescare socialmente qualche circolo virtuoso. Diminuirebbe la propensione per un secondo lavoro ed aumenterebbe la propensione a spendere per migliorare la qualità della propria vita.

Gli effetti si potrebbero ripercuotere positivamente con l’incremento della domanda dei consumi e di conseguenza si dovrebbe ripercuotere positivamente con effetti sulla crescita economica.

A fare da apripista dovrebbe essere il settore della Pubblica Amministrazione centrale (tra cui ministeri e agenzie fiscali). Tuttavia una strategia per consentire incrementi di stipendio inversamente proporzionali all’ammontare della busta paga, potrebbe essere ripresa da quanto già sperimentato con il bonus Irpef, che infatti decresce per i redditi più alti. Ciò permetterebbe anche di salvaguardare gli 80 euro per quella platea di dipendenti che sono a rischio di scavalcare il tetto (25mila euro) proprio a causa dei rinnovi. Insomma alle fasce basse andrebbero destinate risorse maggiori, magari anche doppie. Ma per evitare sproporzioni tra i 3 milioni di dipendenti pubblici, la distribuzione potrebbe essere modulata su fasce retributive (5 o 6).

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento