lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Stop alle polemiche, è ora
di programmare con serietà
Pubblicato il 11-09-2017


Immancabili e certe come la morte, a ogni tragedia seguono polemiche politiche di bassissimo profilo. Lo scaricabarile delle responsabilità, le procure che indagano, i giornalisti che si prodigano alla ricerca di particolari scabrosi in inchieste che, talvolta, possono riportare al cuore del problema. Questo, ormai è lampante, è che il nostro paese è tutto a rischio, sia questo idrogeologico, sismico o di ogni altro genere preventivabile. Questi rischi vengono amplificati da un clima che ormai ha ampi spazi di imprevedibilità; se pensavamo di essere infallibili meteorologi (nonostante questa scienza abbia fatto apprezzabilissimi passi da gigante nella capacità di prevedere) ci siamo accorti che la fregatura è sempre dietro l’angolo, dieci millimetri in più possono far saltare il palco, le raffiche di vento rovesciare alberi, far cadere ponti, provocare stragi. La cosa triste è che siamo spesso a pagare dazio alla tragedia e siamo costretti a piangere morti. La colpa è sempre dell’uomo, l’uomo che non ha saputo prevedere, predisporre, prevenire. La cultura della prevenzione, in questo paese, è stata a lungo trascurata.

Colpa della politica? Non solo, forse anche colpa di un popolo abituato a entusiasmarsi per il grande, per l’opera nuova, e poco attratto per i lavori di manutenzione che oggi paiono più urgenti che mai. Proprio nel settore della prevenzione e delle manutenzioni c’è tantissimo da fare, e forse sarebbe opportuno di varare dei provvedimenti normativi ad hoc che indirizzino le poche risorse in quello che serve. A lungo l’antropizzazione spinta dei territori ha provocato sfaceli: consumi di suolo spropositati che hanno portato a sottovalutare i problemi dei tombinamenti dei fiumi e dei canali, la sistemazione degli edifici vecchi. Venite in Veneto a vedere cosa ha prodotto la caccia al cemento: zone industriali e artigianali disseminate ovunque, ormai semideserte, capannoni vuoti, case e appartamenti chiusi, alvei di fiumi cementati, bacini di espansione ridotti ai minimi termini.

Ma se fino a qualche decennio fa l’interesse per la prevenzione era ridotto, oggi si tratta di una priorità non rinviabile. Occorre censire, verificare, rafforzare i piani, manutenere. Vanno coordinati i vari soggetti preposti alla gestione, per non trasformare ogni problema in un’emergenza da gestire. Il lavoro da fare non è poco, ma bisogna iniziare. Mettendo da parte le polemiche, perché non è scaricando le colpe che si cambia la cultura di un paese forse troppo poco incline alle regole.

Leonardo Raito

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