giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Strasburgo bacchetta l’Italia sulle carceri
Pubblicato il 08-09-2017


carceriIl problema “del sovraffollamento delle carceri italiane non è stato risolto perché molti istituti di pena operano ancora al di sopra della loro capacita’”. Lo dichiara il Cpt, comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa che, in un rapporto sull’Italia redatto in base alla missione condotta nell’aprile del 2016, denuncia anche numerosi casi di maltrattamenti. Nel documento il Cpt ribadisce anche che l’Italia deve rispettare gli standard che il comitato ha fissato per lo spazio che ogni detenuto deve avere a sua disposizione in cella: 6m 2 di spazio vitale, esclusi i sanitari, in cella singola, e 4m 2 in una cella che occupa con altri.

Il Cpt, che prende nota degli sforzi fatti dall’Italia per risolvere la questione del sovraffollamento dopo la condanna della Corte di Strasburgo (Torreggiani), osserva tuttavia che nel primi 6 mesi del 2016 la popolazione carceraria è aumentata da 52.164 a 54.072 detenuti, e che questo aumento non si è arrestato. Le preoccupazioni del Cpt sembrano essere confermate dallo stesso governo italiano, che nella sua risposta al rapporto del comitato, afferma che il 26 marzo 2017 erano detenute 56.181 persone. Le autorità italiane tuttavia sottolineano che stanno prendendo misure al riguardo. Una è quella di permettere ai detenuti stranieri di scontare la pena nei loro paesi, l’altra è di ricorrere con maggiore frequenza alle misure alternative alla detenzione.

Diversi anche i casi di maltrattamenti riportati dal comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa e inserisce nel rapporto sull’Italia. Il Cpt, che denuncia anche il mancato rispetto della legge italiana per quanto riguarda l’immediato accesso di arrestati e fermati ad un avvocato, chiede alle autorità italiane, al più alto livello politico, di fare una dichiarazione ufficiale a tutte le forze dell’ordine per ricordargli che devono rispettare tutti i diritti delle persone in loro custodia e che ogni maltrattamento sarà giudicato e punito adeguatamente.

“Oltre al sovraffollamento – dichiara Patrizio Gonnella presidente dell’associazione Antigone – che dopo una stagione di riforme e diminuzione dei detenuti, tornato a crescere il Cpt segnala l’assenza di attività (meno del 20% dei detenuti sono impegnati in attivita’ lavorative) e l’utilizzo eccessivo del regime dell’isolamento, soprattutto per persone con tendenze suicide e autolesionistiche, dove capita si sia tenuti anche in condizioni materiali deplorevoli e dove non venga garantito un sufficiente e adeguato monitoraggio dei detenuti. Inoltre l’isolamento diurno oltre i tre anni viene indicato come trattamento disumano”. “La diminuzione delle presenze in carcere – sottolinea Gonnella – si è interrotta nel 2016 con i numeri che hanno ricominciato a salire. Attualmente il 16% della popolazione vive in meno di 4 mq, non lontano dal parametro minimo che è fissato a 3 mq. Proprio su questo parametro il CPT critica l’Italia, rea di utilizzare i 3 mq come elemento centrale delle proprie politiche, quando è nettamente al di sotto degli standard che lo stesso Comitato indica”. “Tuttavia – aggiunge – nel rapporto vengono indicati anche alcuni elementi positivi, tra questi il regime della sorveglianza dinamica che si applica ormai in molte carceri nei reparti di media sicurezza e la nomina del Garante Nazionale delle persone private della Liberta’ personale. Anche la riforma della sanità con il passaggio alle Asl è vista con favore dagli esperti del Comitato, pur permanendo alcune situazioni critiche”.

“Il CPT – dice ancora Gonnella – ha verificato anche il miglioramento della condizione degli internati dopo il passaggio dagli OPG alle REMS, pur rimanendo alcune situazioni critiche come l’utilizzo della contenzione meccanica e di trattamenti medici per prevenire disordini, e altre da migliorare, come quella relativa alla libera circolazione interna delle persone che lì vengono trattenute, cosa che non sempre avviene”.

“Su alcuni dei punti di criticità evidenziati dal Comitato per la Prevenzione della tortura, come il sovraffollamento – conclude – si deve intervenire attraverso la ripresa delle riforme, partendo da quella dell’ordinamento penitenziario il cui lavoro è ora in mano ad alcune commissioni di esperti, nominate dal ministro della Giustizia, con le quali abbiamo voluto dialogare attraverso venti nostre proposte nelle quali abbiamo indicato, come punti prioritari da affrontare, alcune delle situazioni su cui il Comitato ha voluto soffermarsi: tra queste quelli relativi all’isolamento, alla formazione dello staff penitenziario, al lavoro, alla salute e più in generale ad un miglioramento della dignità e dei diritti delle persone detenute”.

Nessuno Tocchi Caino ed il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale si riconoscono nella situazione descritta dal Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e nelle raccomandazioni che rivolge al Governo italiano. “Quello che in Italia molti non vogliono vedere o riconoscere come trattamento inumano o degradante viene visto e riconosciuto come tale dagli organismi sovranazionali, come il Cpt. Il Governo ascolti e metta in pratica le sue raccomandazioni per una affermazione dello Stato di Diritto”,e chiedono gli esponenti radicali di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio d’Elia e Maurizio Turco, per i quali “le raccomandazioni contenute nel Rapporto pubblicato oggi saranno il punto di riferimento delle nostre attività rivolte ai luoghi di privazione della libertà personale”.

“L’attuazione delle raccomandazioni del Cpt aiuta ad uscire da una condizione di illegalità in cui permangono i luoghi di privazione della libertà personale nel nostro Paese, dove ancora non esiste un reato di tortura conforme alla definizione internazionalmente riconosciuta, si verificano maltrattamenti mentre mancano chiare prese di posizione istituzionali contro l’impunità, il sovraffollamento è in aumento e persistono regimi detentivi (41 bis ed isolamento diurno) che configurano trattamenti inumani e degradanti”, spiegano Bernardini, Casu, D’Elia e Turco che concludono: “Quanto al personale penitenziario che sappiamo comportarsi in gran parte correttamente, condividiamo l’importanza di una formazione continua, come raccomanda il CPT, che aiuterebbe a gestire meglio quelle situazioni di criticità che possono portare anche al suicidio e all’autolesionismo dei detenuti o dei pazienti psichiatrici. Oggi ci sentiamo meno soli!”

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