lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tennis, le emozioni della Laver Cup: un bene
di lusso per pochi
Pubblicato il 29-09-2017


laver-cupForse l’appuntamento più importante della settimana tennistica era quello della Laver Cup a Praga. E le attese non sono state tradite. Certo i pronostici promettevano un puro spettacolo che è arrivato alla 02 Arena, ma probabilmente non tutti pensavano che i talenti indiscussi schierati da Bjon Borg potessero fare tanto. Ề stata, infatti, la squadra capitanata dall’ex campione svedese a dominare quella di John McEnroe. Hanno vinto i “blu” del Team “Europa” contro quello “rosso” de “Il resto del mondo”. Erano di certo i favoriti con 5 dei primi 7 del ranking mondiale rispetto al gruppo del “Resto del Mondo”, in cui c’erano 5 dei primi 51. I nomi bastano a rendere conto di tale piccolo vantaggio di partenza: Roger Federer, Rafael Nadal, Alexander Zverev, Dominic Thiem, Tomas Berdych e Marin Cilic; dall’altra parte: Nick Kyrgios, Jack Sock, Sam Querrey, John Isner, Denis Shapovalov, Frances Tiafoe. Le sorprese e le emozioni, però, non sono mancate. L’equilibrio c’è stato: match bellissimi e molto lottati; il livello di tennis espresso altissimo. 15-9 il parziale finale di questa tre giorni (dal 22 al 24 settembre), che ha siglato il successo di questa prima edizione della Laver Cup; i punti venivano così assegnati: 1 punto per ogni match vinto nella prima giornata, 2 punti nella seconda e 3 punti per la terza. In tutto sono stati giocati tre singolari e un doppio al giorno per un totale di 9 singoli e 3 doppi. Il prossimo anno ad ospitarla sarà l’America, ma intanto resta il ricordo di quella che è stata soprattutto la festa di Sir Rod Laver, che tanto l’ha voluta. Il campione australiano si è goduto, anche durante la premiazione in cui tanti tributi gli sono arrivati, quella che è una sorta -potremmo ribattezzare- di una nuova Coppa Davis universale, in cui le nazionalità lasciano posto all’unico protagonista: il meglio del tennis. Ma non bastava solo poter contare sul talento di questi atleti di calibro (da menzionare, oltre ai 12 scesi in campo, anche le “riserve” di tutto rispetto: Fernando Verdasco e Thanasi Kokkinasis; a compensare i forfait di Del Potro e Raonic); per vincere occorreva sapere amalgamare bene anche le loro personalità, i caratteri e i temperamenti a volte molto differenti, e soprattutto mettere dei paletti per fissare bene gli equilibri interni ai vari team: nessuna prevaricazione reciproca, poiché non era facile lasciare che ognuno (abituato a primeggiare e volenteroso di farsi notare ed esser utile alla squadra) desse il giusto spazio e il dovuto peso all’impegno dell’altro. Non era un’esibizione amatoriale di tennis qualunque, né una vetrina personale in cui esibirsi, sfoggiare e sfogare il proprio ego. Era mettersi al servizio del tennis anche per aprire quasi le danze a quelle che saranno le Next Gen Atp Finals o le Atp Finals di Londra, per ricordare che il tennis è talento, ma soprattutto sportività, gioco di squadra. Al di là del risultato. Qui hanno davvero vinto tutti e giocato con un impegno massimo. E la Laver Cup ha fatto miracoli. Innanzitutto abbiamo potuto veder giocare insieme in doppio Federer e Nadal (che hanno vinto sulla coppia americana Querrey-Sock); poi il primo si è molto prodigato dispensando consigli agli altri, così come si è calato nei panni di coach anche Rafa consigliando proprio Roger. A dimostrazione che tutti volevano mobilitarsi, fare qualcosa per raggiungere il risultato di una vittoria condivisa. Forse proprio il legame di amicizia e complicità ha permesso al team Europa di primeggiare (anche Zverev e Thiem, infatti, si conoscevano molto bene e hanno giocato insieme in doppio). Di certo non passa inosservato il loro “ingaggio”. Gettoni di presenza pari a diversi milioni di euro, ma anche il montepremi finale per la vittoria non è stato da meno: per i sei trionfatori 250mila dollari a testa. Certo si voleva incentivarli a giocare e di sicuro si doveva tenere conto della classifica alta dei big e dei tornei cui hanno dovuto rinunciare a disputare; ma una rinuncia ben contro-pagata. Però c’è da dire che Federer è stato anche co-fondatore della manifestazione e che comunque, nonostante l’ingente somma già guadagnata di partenza solo per la presenza e la partecipazione, all’adesione ha seguito un grosso impegno. I campioni non si sono risparmiati. Si potrebbe dire che la Laver Cup sia come un bene di lusso: che pochi si possono permettere e che si compra nonostante il costo esorbitante, consapevoli del prezzo maggiorato proprio perché è un lusso che ci si vuole concedere -come si suol dire-. Si potrebbero sollevare critiche e obiettare che le cifre sono troppo alte, esagerate. Del resto è un po’ come nel calcio gli stipendi miliardari oppure come i cachet di Sanremo: ma sono quegli eventi che capitano una volta l’anno e c’è chi potrebbe rispondere che ne vale la pena spenderci tanto e investirci molto. Del resto se poi i campioni hanno dimostrato di meritare tali premi stratosferici giocando al massimo ben venga; ma non disdegneremmo se in una prossima futura edizione ci possa essere una riduzione dei cachet o un devolvere in beneficenza almeno parte di tali cifre (se non in toto). Sarebbe un ulteriore esempio di grossa umanità e sportività dato -che già più volte questi big della racchetta hanno dimostrato senza misura-. Tutti erano consapevoli (giocatori ed anche gli stessi organizzatori che hanno allestito un evento così prestigioso, sapendo quello su cui andavano ad investire) che non si sarebbe trattato solo di un mero evento sportivo, ma soprattutto mediatico e -ancor prima- economico-finanziario: una fonte di business enorme (oltre ai cachet, si può solo immaginare il costo dei biglietti); ma, dall’altra parte, tutti sanno che campioni così possono anche fare tanto, in maniera altrettanto proporzionata, per aiutare. E di motivi ce ne sono tanti: non solo cause umanitarie, eventi catastrofici a seguito di atti terroristici o calamità naturali; per ricostruire dunque, ma anche per la ricerca (non solo a livello di salute), ma anche -ad esempio, pensiamo- per lo sport, per migliorarne la qualità: investire in nuove strutture, devolvere per sostenere anche chi non può permettersi di giocare per un fattore economico, avviare campagne di sensibilizzazione contro il doping o per diffondere la sportività; regole di gioco, come regole di vita all’insegna della solidarietà. Del resto più volte questi campioni si sono mobilitati in merito. Sarebbe stata un’occasione in più; anche magari giocando in posti meno prestigiosi.

Ma veniamo al tennis giocato: la competizione c’è stata, così come l’equilibrio. Infatti sono stati molti i tie-break giocati e i match tie-break decisivi disputati. Sicuramente gli incontri decisivi erano gli ultimi due singolari della terza giornata tra Nadal e Isner e tra Federer e Kyrgios. Lo svizzero non ha deluso le aspettative e ha portato a casa un punto fondamentale; ma solo al terzo set: l’australiano ha giocato benissimo e ha vinto il primo set, ma a fare la differenza è stata un po’ più di precisione da parte dell’elvetico che nei momenti più importanti ha trovato i colpi migliori, sbagliando meno, mentre l’altro ha concesso qualcosina in più, cedendo qualche errore di troppo di imprecisione e di sfortuna. 4-6 7-6(6) 11-9 il punteggio finale. Partita straordinaria, così come l’altra in cui l’americano Isner ha dimostrato di saper vincere non soltanto con gli aces e il servizio, ma con il gioco giocato, in attacco a rete e rispondendo ai passanti dello spagnolo (che ha giocato malissimo soprattutto il tiebreak del secondo set). Il dato particolarmente rilevante è che i punti vinti in risposta sono andati a favore di John -curiosamente-: in tutto 33 per lui contro i soli 16 complessivi per lo spagnolo.

Vediamo tutti i risultati.

Giorno 1

Cilic-Tiafoe 7/6(5) 7/6(6)

Thiem-Isner 6-7/7-6/10-7.

Zverev-Shapovalov 7/6 7/6

Giorno 2

Federer-Querrey 6/4 6/2

Nadal-Sock 6-3/3-6/11-9

Kyrgios-Berdich 4-6/7-6/10-6.

Giorno 3

Zverev-Querrey 6/4 6/4

Nadal-Isner 5/7 6/7(1)

Federer-Kyrgios 4-6 7-6(6) 11-9

Barbara Conti

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