martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

TIM, meglio pubblica che privata
Pubblicato il 26-09-2017


calenda timOggi si riunisce il Comitato sulla Golden Power chiamato a esaminare la posizione di Vivendi in Tim. L’incontro, inizialmente previsto per ieri, si terrà a Palazzo Chigi oggi pomeriggio. Da fonti vicine al dossier, il Comitato dovrebbe attestare l’omessa, o quantomeno ritardata notifica da parte del gruppo guidato da Vincent Bollorè della sua posizione nella società italiana. Si tratta di una notifica che ha ripercussioni rilevanti, soprattutto considerando gli asset strategici di Tim, come Sparkle, la società dei cavi sottomarini. Spetta comunque al premier la decisione finale sull’esercizio dei poteri speciali.
Sulla vicenda Tim-Vivendi, il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda ha commentato : “Io penso che ci siano gli estremi per esercitare la golden power”.
Al centro del dibattito c’è la mancata notifica del gruppo francese della propria posizione al governo italiano e, soprattutto, l’influenza di Vivendi in un settore strategico per il Paese come le telecomunicazioni. Ma cos’è esattamente il ‘golden power’? Si tratta di un ‘potere speciale’ esercitabile dal governo italiano che consentirebbe di proteggere e quindi blindare una società che ha ‘rilevanza strategica per l’interesse nazionale’. In questo caso, Tim.
Marco Causi, professore di Economia politica presso la Facoltà di Economia ‘Federico Caffè’ dell’Università Roma Tre e deputato Pd dal 2008, sul suo sito online spiega: “Il potere speciale, il golden power che lo Stato mantiene a sé stesso […]  si applicherà a tutte le società,  e non soltanto a quelle partecipate dallo Stato o da altri enti pubblici,  operanti nei settori strategici della difesa e sicurezza nazionale nonché a quelle che possiedono attività (asset) di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni. Le attività di rilevanza strategica sono definite come ‘le reti e gli impianti, ivi compresi quelli necessari ad assicurare l’approvvigionamento minimo e l’operatività dei servizi pubblici essenziali, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale’”.
In una lettera aperta, Francesco Chirichigno (ad Telecom dal 1994 al 1997), Vito Gamberale (fondatore di Tim e poi dg Telecom), Umberto De Julio (ex condirettore generale) e Girolamo Di Genova (ex condirettore generale) spiegano perché lo Stato deve rientrare nel capitale del gruppo di telecomunicazioni ‘TIM’.
I quattro top manager hanno scritto: “Siamo convinti del ruolo delicato e strategico che l’incumbent delle telecomunicazioni riveste per un Paese avanzato come l’Italia in virtù della sua capillare infrastruttura di rete, ma, nel caso di TIM, anche di Sparkle, nodo di smistamento e protezione dell’informazione globale di Africa e Asia con il Mondo Occidentale. Negli ultimi mesi si è diffuso un clima di crescente incertezza sui destini della Società e di tensione con le Istituzioni, dovute a proposte sull’utilizzo della golden power, sullo scorporo della rete e su Sparkle spesso formulate da personaggi che non hanno ruolo o competenze adeguate. Non riguardano solo chi ha creato la Grande Telecom Italia insieme ad Ernesto Pascale, i dipendenti e i tanti azionisti, ma anche le centinaia di partner e fornitori i cui piani di sviluppo sono strettamente legati a Tim”.
I quattro ex top manager hanno affermato: “Bisogna preservare l’insostituibile strategicità delle TLC italiane come accade in tutti i Paesi avanzati. Siamo quindi convinti che una netta inversione di tendenza sia indispensabile partendo da un confronto trasparente e costruttivo con Istituzioni, Media e Paese: Tim è fondamentale per gli obiettivi di politica industriale in tema di Agenda Digitale e Industria 4.0 e non può prescindere dal supporto e dall’attenzione del Governo. Ci fa ben sperare la recente rassicurazione del Presidente Gentiloni sulla strategicità di Sparkle. Perché allora non pensare all’ingresso della CDP nel capitale di Tim? Sarebbe il miglior suggello al recupero di un ruolo e di una attiva collaborazione per accelerare lo sviluppo della Società in coerenza con la politica industriale del Paese”.

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