giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vizzini: Ritrovare il contatto con i cittadini
Pubblicato il 11-09-2017


orvieto cartelloA Orvieto il forum degli amministratori socialisti, ‘Servire i cittadini’ per discutere di riforme istituzionali e degli enti locali, migranti, sud, tutela del territorio. Confronti, dibattiti, proposte e cinque tavoli tematici: la governance locale, l’accoglienza dei migranti, i servizi al lavoro, le città storiche, lo sviluppo a sud. Ne parliamo con Carlo Vizzini, presidente del Psi

Quale è il significato di questo incontro?
Un partito storico come il Psi si pone il problema di ricongiungere tutte le visioni della politica e dei partiti con il territorio. Abbiamo vissuto e viviamo ancora un periodo in cui ci sono stati, e ci sono, tanti nominati al Parlamento che hanno perso il contatto con il territorio perché a decidere non era la volontà dei cittadini ma la volontà dei leader nazionali che poi facevano le liste. E tutto questo ha dato un contributo a coloro che fanno una politica populista poggiando la leva sul malcontento della gente ma senza proporre soluzioni ai problemi. Quindi bisogna tornare all’idea che la politica si fa con il territorio. Senza il territorio si uccide le politica. Oggi, a maggior ragione, in quanto gli amministratori locali devono intervenire su temi che vanno anche al di là della loro capacità finanziaria.

Il temi in agenda sono molti. Il Psi è un piccolo partito, quanto e come può influire nel dibattito politico?
Siamo stati sempre presenti anche se con i numeri che conosciamo. Io stesso nella scorsa legislatura ero Presidente della Commissione Affari Costituzionali. Ho assistito al lavoro e visto come la tela veniva fatta di giorno e disfatta di notte perché in realtà nessuno voleva cambiare le cose. Adesso si è perso il referendum. Ma c’erano delle idee che possono essere riprese, sui ruoli e sui modelli ma soprattutto sul ruolo dei cittadini che quando entrano in una cabina elettorale devono tornare a fare una scelta che non è solo quella di un partito, ma anche quella di una persona. Il vero potere è quello che passa dall’elettore. Se il potere deriva dal consenso se ne risponde a chi lo ha dato. Se del potere che si ottiene non si deve rispondere a nessuno siamo sul piano della deviazione.

È iniziata in Commissione la discussione sulla legge elettore. Secondo te ci sono possibilità di arrivare a un risultato o il Parlamento rischia di farsi scavalcare dalla Consulta? Sarebbe una sconfitta della politica.
Mi auguro che il Parlamento riesca. Parliamoci chiaro, se i capilista sono 300 significa che la metà della Camera dei deputati è nominata e scelta a tavolino. Poi dopo il no al referendum, il Senato è rimasto con il brandelli della vecchia legge che la Corte ha lasciato in vita. Bisogna intervenire anche sullo sbarramento che non sia oltre 3% anche al Senato e che consenta di non uccidere le forze politiche. Per fare questo ci vuole una politica capace di dimenticare le liti e abbandonare la logica della vendetta. C’è ancora chi dimentica che nel 1989 il muro di Berlino è caduto. E che non c’è bisogno di formazioni pseudo comuniste o di una sinitra-sinistra, ma c’è bisogno, come in tutta Europa, dei socialisti riformisti dei socialdemocratici, dei laburisti. E in Italia sarebbe il tempo che tutte queste forze mettessero insieme una forza riformista socialista. Noi siamo piccoli, è vero. Ma Bersani e compagni vedranno quanto è difficile fare una campagna elettorale quando non si parte dal Nazareno. La verità è che la sinistra deve fare un ragionamento molto profondo che porti all’unità delle forze politiche sapendo che l’avversario vero della prossima legislatura o sono i 5 Stelle o, peggio ancora, corriamo il rischio di avere un primo ministro che si chiama Salvini. Credo invece che la nostra storia dimostri che noi siamo un Paese dell’accoglienza e un paese europeista.

Il prossimo test elettorale sarà in Sicilia. La destra ha già il suo candidato. La sinistra invece è ancora divisa. Cosa rappresentano queste elezioni per il centrosinistra? Ma soprattutto come le sta affrontando il Psi?
Noi siamo schierati con un movimento che si chiama Sicilia Futura collegata con il Pd. Poteremo alcune decine di migliaia di voti. Ma il centro sinistra è in forte ritardo. Stiamo candidando il rettore di Palermo che non è un uomo politico. È un uomo di cultura. È infatti Palermo il prossimo anno è candidata ad essere la capitale della cultura.

Grillo ha cominciato proprio dalla Sicilia…
A giudicare dalle manifestazioni sicuramente si vede che sono molto meno affollate. Ma il M5S raccoglie ancora molto del malessere della gente. Però abbiamo dimostrato a luglio, con le elezioni di Palermo vinte al primo turno, che le cose stanno cambiando e che possono cambiare ancora.

Daniele Unfer

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