lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Welcome to Pisa Festival​​​​​​​​​​​​​​​​. Arte urbana sulle tracce di Keith Haring
Pubblicato il 27-09-2017


ozmo bozzettoIl 30 settembre 2017 si inaugura a Pisa il Welcome to Pisa Festival, la rassegna di arte pubblica che ha visto la realizzazione di dieci murales, proprio nella città che ospita “Tuttomondo”, l’ultima opera pubblica che Keith Haring realizzò prima della morte. Un museo a cielo aperto in costante dialogo con l’arte e le architetture del passato, che arricchisce la città con opere monumentali di cinque grandi artisti urbani di fama internazionale, e riprende in questo modo il percorso iniziato dal grande artista americano.

L’iniziativa, a cura di Gian Guido Maria Grassi, è realizzata con la collaborazione del Comune di Pisa, il contributo della Regione Toscana e del Consiglio Regionale della Toscana, il patrocinio dell’Università di Pisa, la partecipazione del Consiglio Territoriale di Partecipazione 2 della città di Pisa e dell’Associazione Casa della Città Leopolda e con il sostegno di Navicelli Spa, Saint-Gobain Glass Italia, Caparolcenter, Soci Coop Firenze e Confesercenti e Palestra Quarter body fit. La direzione esecutiva dei lavori è affidata a Roberto Pasqualetti, dirigente alla qualità e al restauro dei beni storico artistici del Comune di Pisa.

Il Welcome to Pisa Festival si compone di una serie di interventi murali permanenti nel quartiere di Porta a Mare, tradizionale porta di accesso alla città toscana in direzione del litorale. Le opere, realizzate sulle pareti esterne di edifici pubblici e privati, portano la firma dei grandi dell’arte muraria contemporanea e costituiscono un mosaico i cui tasselli sono espressione dei diversi linguaggi artistici odierni: dalle astrazioni e le geometrie di Moneyless(Teo Pirisi) e Alberonero (Luca Boffi), al monumentale murale figurativo di 550 mq di Gaia (Andrew Pisacane), dedicato alla storia del quartiere e vero e proprio monumento al lavoro, passando per le elaborate scenografie urbane di Tellas (Fabio Schirru), che restituiscono alla natura aree che le sono state sottratte dal cemento, fino all’iconografico Galileo di Ozmo (Gionata Gesi). Cinque artisti che adoperano la superficie muraria come tela e i cui lavori sono esposti nei più importanti musei internazionali e nazionali, come il MACRO di Roma e il Museo del Novecento di Milano.

Gli artisti hanno reso omaggio alla città di Pisa realizzando anche alcuni interventi sui piloni del tratto sopraelevato della SGC Firenze-Pisa-Livorno, nel punto in cui interseca la Darsena pisana. Un luogo di libertà dove gli street artist si sono potuti esprimere senza censure, restituendo così alla comunità un’area ormai dimenticata.

Temi centrali del festival l’acqua, quale elemento vitale del panorama cittadino, e la prestigiosa storia del quartiere di Porta a Mare, declinati in opere di natura sia figurativa che astratta. Il festival, che ha visto anche la partecipazione del critico d’arte Philippe Daverio, si prefigge infatti l’ambizioso obiettivo di coniugare riqualificazione urbana e culturale attraverso la creazione di un importante distretto di arte contemporanea di respiro internazionale, facilmente accessibile e fruibile, inserendosi a pieno titolo nel percorso tracciato nel 1989 da Keith Haring con l’opera “Tuttomondo”, ospitato sulla facciata della Chiesa di Sant’Antonio Abate, a pochi metri dalla stazione di Pisa, e divenuto il secondo monumento più visitato dai turisti nella città toscana dopo la celebre torre.

Il progetto nasce dall’idea di Gian Guido Maria Grassi, classe 1988 e studente dell’Università di Pisa, cresciuto a stretto contatto con artisti di rilievo internazionale, che ha deciso di farsi promotore di un’iniziativa che punta a riportare l’arte alla sua dimensione pubblica e urbana. Il giovane curatore è riuscito a concretizzare la sua idea grazie all’incontro con l’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa Andrea Ferrante e all’artista Teo Pirisi e coinvolgendo un gruppo di giovani collaboratori che lo hanno coadiuvato nella gestione del progetto, con entusiasmo e professionalità, con i quali ha dato vita al gruppo stART. L’iniziativa ha coinvolto le realtà produttive di zona, ma anche quelle territoriali, avviando così un processo di arte partecipata con gli abitanti del quartiere, che hanno accolto con grande entusiasmo la realizzazione delle opere in tutte le sue fasi. La comunità locale ha, infatti, dialogato con gli artisti e gli organizzatori e partecipato attivamente alla realizzazione dei murales, a riprova del valore indiscusso dell’arte, soprattutto nella sua dimensione pubblica.

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