Radicali. Nencini: Opportunità per lista laico-riformista

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Il Rosatellum è stato fatto “come il vestito di Coco Chanel per il chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”, quindi visto l’alto numero di firme da raccogliere “andare da soli non ci è permesso”. Lo ha detto Emma Bonino, al congresso radicale aggiungendo anche un invito a “esplorare” due possibilità in vista delle politiche: un’intesa con il Pd ma, avverte, “non siamo in svendita nè in vendita, l’idea del Re sole e le costellazioni, caro segretario Pd, non fa per noi”.

“Si apre – è il commento del segretario del Psi, Riccardo Nencini – l’opportunità di costruire una lista laico-riformista che renda il centro sinistra italiano competitivo e vincente alle prossime elezioni politiche”. Per Nencini “il minimo comun denominatore deve essere l’Europa, deve essere la lotta al bisogno, devono essere i diritti civili”. “Una lista forte di storie che hanno reso l’Italia più libera è più civile. I socialisti – ha concluso Nencini – colgono volentieri l’appello lanciato da Emma Bonino”.

Una risposta positiva all’appello di Emma Bonino è arrivato anche dal leader dei Verdi  Angelo Bonelli: “Le preoccupazioni che Emma Bonino ha espresso oggi al congresso dei Radicali Italiani sono anche le nostre. Come Verdi – ha detto Bonelli – ribadiamo la disponibilità ad esplorare insieme un percorso che possa dare agli italiani una proposta politica, non a scadenza e che prosegua in un progetto anche dopo le elezioni, di una lista europea, ecologista, dei diritti e della democrazia per elevare il dibattito, la proposta e i programmi al di fuori delle miserie e dei particolarismi che hanno occupato lo scenario politico e l’informazione. Il tema dell’Europa è fondamentale, lo diciamo da ecologisti. Perché è necessario vincere insieme le sfide globali per immaginare e creare un futuro sostenibile che possa preparare le nuove generazioni a un progetto che dia più diritti e più democrazia. Questa è quindi una occasione importante e irripetibile – prosegue il leader dei Verdi – e per questo propongo ai Radicali, a Campo Progressista e tutti coloro che condividono questi temi d’incontrarci per verificare le condizioni di un’azione comune e per dare all’Italia una proposta politica innovativa, moderna, popolare e all’altezza della sfida che abbiamo di fronte: Europa, ecologia e diritti”.

Una opportunità che per il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, promotore di Forza Europa, il Pd vede cogliere: “Una lista europeista, liberale, radicale, riformatrice, per partecipare a sfida vera, anche in coalizione. Pd colga disponibilita’ Bonino”, scrive su Twitter.

“La ripresa c’è. Ma è presto per cantare vittoria”

Debito-pubblico-BankitaliaLa platea della Giornata del Risparmio, composta da banchieri ed esponenti delle fondazioni bancarie, ha applaudito intensamente il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco per la sua riconferma alla guida dell’Istituto centrale. Gli applausi sono scattati quando il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti ha aperto i lavori dell’evento facendo a Visco le sue congratulazioni ricordando che “la nomina è avvenuta con polemiche di cui non avevamo certamente necessità”. Dopo Guzzetti hanno preso la parola la parola il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, il governatore Ignazio Visco e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.

Guzzetti, durante il suo intervento ha detto: “La ripresa è finalmente arrivata e si sta gradualmente consolidando non solo in Europa ma anche e soprattutto in Italia. Sarebbe un errore, tuttavia, cantare vittoria definitiva sulla crisi: occorre invece continuare a mantenere alta la guardia e occorre che proseguano le misure non convenzionali di politica monetaria, nel presupposto che la stabilità dei prezzi si consegue raggiungendo il suddetto target, ma con un’inflazione buona, che sia conseguenza della crescita dell’economia e dei redditi”.

Il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, nel corso del suo intervento alla giornata del risparmio ha affermato: “Confidiamo in conclusioni rapide delle indagini di Magistratura e Commissione d’inchiesta sulle crisi bancarie che attribuiscono le responsabilità a chi le ha avute e voltino pagina. La confusione non favorisce la ripresa e la fiducia. Tutto il mondo produttivo italiano chiede alle istituzioni europee di stabilizzare le regole per le banche che influiscono sugli altri settori d’impresa, senza imprevisti, promuovendo regole identiche”. Poi ha ricordato: “Questa settimana si compiono i primi tre anni di vigilanza unica Bce. Servono Testi Unici europei innanzitutto di diritto bancario, finanziario e penale dell’economia, per superare i limiti di un’Unione bancaria, troppo incompleta”.

Il Governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Visco, ha puntualizzato: “La supervisione sulle banche riduce significativamente la probabilità che si verifichino crisi bancarie, ma non può annullarla. Gli accertamenti di vigilanza richiedono analisi accurate e complesse, in loco e a distanza; non possono fare ricorso ai poteri che la legge riserva all’autorità giudiziaria e alle forze di polizia. Nella gran parte dei casi di difficoltà dei singoli intermediari l’analisi dei dati disponibili, l’esame dei fattori di rischio, gli esposti vagliati, le indagini ispettive hanno permesso di preservare la sana e prudente gestione degli intermediari e di risolvere, con determinazione e con il necessario riserbo, situazioni di tensione.

La Banca d’Italia non esiterà a dare conto del suo operato nell’attività di vigilanza bancaria. La tutela del risparmio richiede stabilità monetaria e stabilità finanziaria; le decisioni e gli interventi di banca centrale e di vigilanza le perseguono con determinazione; sui comportamenti delle singole banche la supervisione è ferma e intensa. Del nostro operato non esitiamo a dare conto alle istituzioni e al Paese. Comunque, è necessario approfondire le cause che hanno determinato i ritardi e operare per rendere più rapide le procedure di gestione. Negli ultimi anni la soluzione delle crisi ha richiesto tempi non brevi.

Il rafforzamento della ripresa prosegue anche da noi, beneficiando delle riforme, delle condizioni dell’economia internazionale e dell’orientamento fortemente espansivo della politica monetaria. L’occupazione è risalita su livelli prossimi a quelli precedenti la crisi finanziaria globale e continua ad aumentare”.

Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, con il suo intervento alla giornata mondiale del risparmio, ha affermato: “In Italia il clima è positivo e in costante miglioramento e l’economia procede. Crescono la produzione industriale, l’export e il clima di fiducia. Nel mercato del lavoro c’è una diminuzione del tasso di disoccupazione e il numero degli occupati è in aumento. Questi risultati non devono indurci all’autocompiacimento, ma devono spingerci a scelte che favoriscono il consolidamento della ripresa”.

Nella giornata mondiale del risparmio svoltasi oggi a Roma, il clima è stato ottimista sul superamento della crisi. Non è nemmeno mancata la determinazione dei relatori nel proseguire su alcuni buoni propositi.

Salvatore Rondello

Premiata la corte di Visco II

Una ubriacatura di promozioni e conseguenti aumenti di stipendi in Banca d’Italia, come a voler festeggiare la nuova incoronazione di quel re nudo che ci ricorda quella fiaba di Andersen dove un imperatore vanitoso, soprattutto nel vestire, si fece intortare da due imbroglioni che gli dissero di avere a disposizione un tessuto talmente leggero da sembrare invisibile.

L’imperatore, ordinò subito un abito per mostrarsi ai sudditi i quali applaudirono l’eleganza del sovrano, che in realtà non indossava nulla e fu allora che i cittadini si resero conto che il re non aveva niente addosso: era nudo.

Dunque, la vanità; Ignazio Visco, neo eletto Governatore di Bankitalia, nel suo precedente mandato (2011-2017) ha esercitato il suo ruolo in punta di scarpone, con una presenza mediatica, attivismo e una esposizione superiore a quella di tutti i suoi predecessori messi insieme; fino a dare l’idea che volesse perfino ispezionare lui stesso le questioni interne delle banche.

Ricordiamo, che per questa sua generosità operativa è stato anche indagato nella storia poco edificante della Banca Popolare di Spoleto. Certo, una strana coincidenza che quasi alla fine del suo primo mandato e a poche ore dall’inizio del nuovo, un numero incredibile di funzionari passino ad incassare il meritato premio di una carriera da fare invidia allo stesso re.

Tutto questo succede mentre sotto le mura di Palazzo Koch, i risparmiatori e gli azionisti reclamano a gran voce che venga ripristinata la giustizia finanziaria che li ha ridotti in povertà. Il punto è che Ignazio non li può ascoltare, perché ha promesso che l’insegna del suo secondo mandato sarà quella di “non vedere, non parlare e non sentire”, ma solo ubbidire a quei poteri che lo hanno riconfermato a bassa voce, quasi a non farsi sentire – loro!

Angelo Santoro

Squalificate Angelo Parisi

Squalificatelo come gli ultras della Lazio. Parlo di un grillino e del suo linguaggio di odio. Questo Parisi, candidato a divenire assessore regionale, qualora Cancelleri vincesse le elezioni in Sicilia, ha scritto su Facebook che, qualora la Corte dichiarasse incostituzionale la legge elettorale, il capogruppo del Pd Rosato dovrebbe “essere bruciato vivo”. Non é accettabile questo linguaggio barbaro, che testimonia la violenza insita nei progetti dei Cinque stelle. Più che una legge Fiano sulla propaganda in memoria del vecchio fascismo, qui servirebbe una legge che impedisce l’uso della violenza verbale, per uomini politici, giornalisti, scrittori. Minacciare di morte merita più di una condanna politica. Che questo Parisi, come i tifosi laziali, che vanno allo stadio e non in Parlamento, sia costretto a stare per un po’ lontano dal suo scranno parlamentare. Impari un linguaggio parlamentare, poi, dopo un esame scritto e orale, ritorni dov’é stato eletto, anzi nominato da Grillo…

Inviato da iPad

Ilva: riparte la trattativa, obiettivo ridurre esuberi

Ilva-RivaLa trattativa su Ilva può riprendere da dove era iniziata: 10 mila lavoratori saranno assunti (su 14 mila dipendenti) da Am Investco con il livello salariale attuale. Dopo aver fatto saltare il tavolo il 9 ottobre scorso, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha ottenuto che Arcelor Mittal congelasse l’avvio delle procedura ex articolo 47 della legge 428/1990, in base al quale i lavoratori non avrebbero avuto continuità nel rapporto di lavoro rispetto a trattamento economico e anzianità. Una proposta su salario e inquadramento che Calenda aveva giudicato “irricevibile” e contro cui i lavoratori erano scesi in sciopero. Oggi Arcelor-Mittal ha confermato i suoi precedenti impegni sull’occupazione, riconoscendo l’attuale struttura salariale e l’anzianità retributiva, dicendosi intenzionata a legare la parte variabile delle retribuzioni alla realizzazione del piano industriale e aperta a discutere il possibile riconoscimento dei contratti esistenti e dei relativi diritti. Per Calenda ora il negoziato è libero da pregiudiziali e “dovrà cercare di ridurre gli esuberi”.

I 10 mila dipendenti erano stati indicati dall’azienda nella presentazione dell’offerta di acquisto ma il numero finale di quanti resteranno all’Ilva non può che essere oggetto della trattativa. In ogni caso, il governo ha sempre assicurato che i 4.000 lavoratori restanti saranno impiegati nell’attuazione del piano ambientale. A questo punto, il compito che attende azienda e sindacati è compiere una analisi di dettaglio del piano industriale e del piano ambientale. Già fissati a questo scopo i prossimi appuntamenti rispettivamente il 9 e il 14 novembre. In questo lasso di tempo, si riunirà anche un tavolo istituzionale con i presidenti di 5 regioni e i sindaci di 40 comuni coinvolti nel rilancio del gruppo siderurgico. Dopo lo strappo del governatore della Puglia, Michele Emiliano, e del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che hanno impugnato davanti al Tar il Dpcm sul piano ambientale, Calenda ha invitato tutti alla massima collaborazione. Il ministro ha rivolto un appello affinché il ricorso sia ritirato, ricordando che per Ilva vengono messi in campo investimenti pari a 5,3 miliardi, “una piccola finanziaria” (composta da 2,4 miliardi di investimenti ambientali e produttivi, 1,1 miliardi per le bonifiche e 1,8 miliardi per i creditori). Melucci ha però confermato che il Comune proseguirà il ricorso, considerato l’unico modo per effettuare “resistenza”, nel quadro di uno stato di diritto, all’esclusione degli enti locali dal negoziato. Emiliano, dopo l’incontro di ieri con Calenda, aveva preso atto con rammarico della decisione del governo di non convocarli al tavolo, ma pur ribadendo la propria posizione, ha invocato la necessaria collaborazione per assicurare la massima tutela della salute dei cittadini pugliesi. I sindacati hanno salutato con favore lo sgombero dal tavolo di quelle che avevano definito “pregiudiziali”. Per Fim, Fiom e Uilm ora la trattativa è ai blocchi di partenza: l’obiettivo è di escludere licenziamenti e puntare a un rilancio vero ed ecosostenibile degli stabilimenti siderurigici. Se sono vere le cifre fornite da Mittal rispetto ai volumi produttivi, il negoziato – sostengono – dovrà partire da esuberi zero. Punto centrale sarà il processo di risanamento ambientale, che non potra’ essere contrapposto alla questione occupazionale.

L’ACCUSA

APRE CATALOGNA“Alla comunità internazionale, e in particolare all’Europa, chiedo di reagire. Bisogna comprendere che la causa dei catalani è la causa dei valori sui quali è fondata l’Europa: la democrazia, la libertà, la libera espressione, l’accoglienza, la non violenza”. Lo dice il presidente destituito della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont, in conferenza stampa a Bruxelles, nella sede del Press Club di Rue Froissart, a due passi dai palazzi del Consiglio e della Commissione Europea, peraltro semivuoti in questi giorni semifestivi (le scuole in Belgio sono chiuse per la pausa autunnale, dal 30 ottobre al 5 novembre, quindi molte famiglie sono andate in vacanza). “Permettere al governo spagnolo di non dialogare, di tollerare la violenza dell’estrema destra, di imporsi militarmente, di metterci in prigione per 30 anni significa farla finita con l’idea dell’Europa ed è un errore enorme, che pagheremo tutti”, conclude Puigdemont.

Puigdemont nella conferenza stampa ha parlato in catalano, francese, castigliano e inglese. “Con il governo, di cui sono il presidente legittimo – ha detto ancora – ci siamo trasferiti a Bruxelles per rendere evidente il problema catalano nel cuore istituzionale dell’Europa e denunciare anche la politicizzazione della giustizia spagnola, l’assenza di imparzialità, la volontà di perseguire non i delitti e i crimini, ma le idee” Il trasferimento a Bruxelles è stato deciso “anche – aggiunge Puigdemont – per rendere evidente al mondo il grave deficit democratico che c’è oggi nello Stato spagnolo, nonché l’impegno e la risolutezza del popolo catalano per il diritto all’autodeterminazione, per il dialogo e per una soluzione concordata”.

“Non sono qui per chiedere asilo politico. Questa non è una questione belga: sono qui a Bruxelles perché è la capitale d’Europa. Non è una questione che riguarda la politica belga, non c’è alcuna relazione. Sono qui per agire con libertà e in sicurezza”. “Siamo qui – ha detto ancora – alla ricerca di garanzie che per ora alla Catalogna non vengono date in Spagna avete notato quale è il titolo del documento del procuratore generale? ‘Màs dura serà la caìda’ (‘La caduta sarà più dura’): questo denota non un desiderio di giustizia, ma un desiderio di vendetta. E dunque, finché ci sarà il rischio di non avere un processo che garantisca tutti, e in particolare coloro che sono stati presi di mira da gruppi molto violenti, non ci saranno le condizioni oggettive” per tornare in Spagna. “Non scartiamo la possibilità – continua – ma vogliamo poter agire in modo libero e tranquillo. Insisto: non stiamo sfuggendo alle nostre responsabilità davanti alla giustizia”, ma siamo qui a Bruxelles “per avere garanzie giuridiche, nel quadro dell’Unione Europea. Siamo qui come cittadini europei, che possono girare liberi per tutta l’Europa. Dovremo lavorare come governo legittimo e abbiamo deciso che il modo migliore per comunicare al mondo quello che succede in Catalogna era quello di andare nella capitale d’Europa”, conclude Puigdemont.

“Quanto a lungo resterò qui – ha concluso – dipende dalle circostanze. Certo, se ci fosse la garanzia di un trattamento equo e se fosse garantito un processo giusto, con la separazione dei poteri, non ci sarebbero dubbi: tornerei immediatamente. Ma dobbiamo poter continuare a lavorare ed è per questo che venerdì sera abbiamo deciso per questa strategia”, il trasferimento a Bruxelles.

“Vittimista, pieno di incongruenze e di falsità” è il commento di Eva Granado, portavoce del Psc, il partito socialista catalano, che con queste parole ha definito l’intervento di Carles Puigdemont a Bruxelles. “E’ stato un insulto all’intelligenza dei catalani – ha aggiunto – l’esponente socialista – molti indipendentisti non capiscono come sia possibile che il primo che ha abbandonato la nave è responsabile per averci portato fino a questo punto”.

Per il momento dalla Ue non è arrivato nessun commento “Questo è e rimane una questione interna spagnola” ha detto la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva. Puigdemont ha tirato in causa esplicitamente le istituzioni Ue, chiedendo durante la sua conferenza stampa a Bruxelles che intervengano nella questione catalana che è “una questione europea”. Dello stesso tenore le parole del premier belga Charles Michel per il quale Carles Puigdemont “sarà trattato come un qualsiasi cittadino europeo”. “Il signor Puigdemont non è in Belgio né su invito, né su iniziativa del governo belga. La libera circolazione nello spazio Schengen gli permette di essere presente in Belgio senza altre formalità”, ha spiegato Michel, ricordando che l’ex presidente della Generalitat disporrà “degli stessi diritti e degli stessi doveri di ciascun cittadino europeo, né più né meno”. Michel ha sottolineato che il suo governo avrà “contatti diplomatici regolari con la Spagna nel quadro delle circostanze attuali”.

Intanto, il ministro degli esteri spagnolo Alfonso Dastis ha detto che “sarebbe sorprendente” se Puigdemont ottenesse l’asilo politico in Belgio. Fra paesi Ue “non sarebbe una situazione di normalità”, ha aggiunto. La decisione ha però ammesso non sarebbe presa dal governo ma dalla giustizia belga. Dastis ha detto anche di avere scambiato messaggi con il collega belga Didier Reynders.

Chi scrive Andrea Zirilli:
Chi si batte per il merito

L’assenza di lavoro condiziona ormai la vita quotidiana di molte persone. La sfiducia verso il futuro porta in molti giovani rassegnazione e apatia. Alla base di tutto una crisi senza precedenti, dove l’inflazione ha rallentato i consumi e molte aziende hanno chiuso. Una delle conseguenze reali della crisi economica è anche il venir meno dell’idea che la laurea sia il lasciapassare per un futuro di stabilità economica. Molte famiglie in molti casi rinunciano a investire nella formazione dei propri figli. Di fronte questa situazione d’incertezza serve reinventarsi, coltivare i propri sogni, essere curiosi ed essere competenti. Il nostro Paese ha bisogno di teste pensanti.

La speranza è solo nei giovani e nel loro talento per poter ipotizzare un futuro migliore. Tutto però deve essere accompagnato da persone capaci di premiare il merito e l’efficienza, solo così il nostro Paese può risollevarsi.
Questa lettera la dedico ai giovani alla ricerca della prima occupazione e a tutte quelle persone (manager, professori) pronte a battersi per premiare l’impegno e il merito.

Andrea Zirilli
Roma

Tempo di Finals, a Basilea vittoria a metà per Federer e Del Potro

tennis del porto federer

Le Next Gen Atp Finals stanno per avere luogo, nella loro prima edizione (dal 7 all’11 novembre prossimi). Intanto le donne hanno giocato le loro Finals a Singapore e si attendono anche le Finals maschili di Londra. Tempo di Finals, dunque, ma chi sono i vincitori? La sorpresa é che ci sono dei vincitori a metà.
Stiamo parlando di Roger Federer e Juan Martin Del Potro. I due campioni si sono scontrati, per la quinta volta quest’anno, all’Atp di Basilea. Una finale strepitosa vinta (in casa e per la terza volta su 5) dallo svizzero. Entrambi, oltre a vero talento, hanno messo in campo tanto nervosismo; prova evidente di quanto tenessero a questo trofeo. Non solo per il titolo di prestigio di un torneo importante, quanto per le altre conseguenze positive che avrebbe potuto contribuire a portare loro. Federer sarebbe potuto diventare il nuovo numero uno, a poco più di mille punti (1460) di distacco da Nadal. Del Potro inseguiva la qualificazione sicura alle Atp Finals di Londra. Invece entrambe le occasioni sono sfumate per tutti e due. Per il tennista elvetico e per l’argentino il torneo di Basilea si è concluso in un nulla di fatto per gli obiettivi mancati. Roger, dopo aver incassato l’ottava vittoria qui in casa, ha annunciato infatti che non giocherà il Master 1000 di Parigi Bercy e – pertanto – é matematicamente impossibile che supererà Rafa e diventerà il numero leader della classifica mondiale. Se Federer sciupa così l’occasione della posizione numero uno, per l’argentino vengono messe in discussione le Finals: avrà bisogno di raggiungere almeno la semifinale a Parigi per avere accesso diretto a Londra.
Ma il risultato conclusivo al termine della finale di Basilea é stato spettacolo assoluto. Si sono scontrati i due tennisti più forti, che hanno dato il massimo. Fuori Nadal per l’infortunio al ginocchio che lo ha costretto al ritiro, dopo il suo forfait la corsa era solo la loro. E il pubblico non poteva chiedere di meglio da una partita finita in rimonta al terzo set. Vinta per giunta dall’idolo di casa. Si parte in equilibrio, ma Juan Martin sembra più fresco e in forma, spinge di più e mette in difficoltà Roger, che ne esce solo con colpi da manuale a rete. Il servizio di Del Potro, però, funziona e strappargli la battuta é difficilissimo. Lo svizzero – viceversa – non riesce a servire come vorrebbe forse e si finisce al tie-break, giocato benissimo dall’argentino, che spinge sull’acceleratore e toglie il tempo allo svizzero e lo sorprende anticipando sempre le sue mosse.
Federer non fa in tempo a reagire e già é sotto di un set. Del Potro prosegue in vantaggio, facendo break a Roger che, però, lo recupererà portandosi sul 2-2. Da quel momento sarà lui a dominare con più aggressività. Fino al 4-4 a suo favore, quando trova il break decisivo per salire 5-4 e, a quel punto, non manca l’occasione di chiudere il set 6/4. Ancora più facile il terzo, che conquista per 6/3 strappando il servizio all’avversario sul 5-3. Federer deve tirare fuori dal cilindro i suoi colpi migliori da maestro (soprattutto a rete, a cui si inchina e che stupiscono anche Del Potro) per uscirne vincitore. Tanto che, man mano, anche le percentuali al servizio di Juan Martin (inizialmente molto ispirato) vanno scemando. 6/7 (chiuso agevolmente per 7 punti a 3, con un Federer sotto tono e sotto i suoi standard tradizionali) 6/4 6/3 il punteggio finale. É stata comunque una sorta di finale da record: oltre due ore e mezza di gioco, il 24esimo confronto tra i due, per Federer la 15esima finale giocata qui e di cui ne ha vinte 8; due le ha perse proprio da Del Potro, nel 2012 e 2013, un avversario che si dimostrava tanto più temibile in quanto reduce dalla convincente vittoria a Stoccolma (in Svezia), per 6/3 6/4 sul bulgaro Grigor Dimitrov. Per lui è il settimo titolo stagionale di quest’anno positivo, che concluderà giocando alle Atp Finals di Londra. Con 95 trofei all’attivo supera anche persino Ivan Lendl: solo Jimmy Connors ne ha vinti di piccole (fermandosi a quota 109).
Ma anche nel femminile è tempo di Finals con il Master di Singapore. A scontrarsi sono Caroline Wozniacki e Venus Williams. Se nel circuito Wta si sono alternate ben cinque numero 1, ora è stata trovata una nuova numero 3: é la danese. Alla Wozniacki bastano un’ora e mezza di gioco e un doppio 6/4 per venire a capo di un match che si stava complicando. Gioca molto bene il primo set, in pressione con ottimi colpi sull’americana. Continua benissimo il secondo in cui dilaga fino al 5-0; poi Venus ha una reazione, un sussulto e un moto d’orgoglio e, pian piano, rimonta sino al 5-4. Ma, a questo punto, Caroline non sbaglia più e chiude 6/4: ritrova la concentrazione e lo schema tattico vincente e porta a casa il match con un rovescio strepitoso sul secondo match point, che è quello giusto (il primo Venus lo annulla con un’ottima prima di servizio). La 27enne di Odense centra il 28esimo titolo in carriera e si porta al n. 3 del mondo (a pochi punti da Muguruza e Halep). Il master di fine hanno di Singapore ha visto, poi, l’addio al tennis di Martina Hingis (che ha perso in semifinale con la Chang, in coppia con la quale ha vinto quest’anno nove titoli): ex n. 1, é stata una delle più forti doppiste di sempre.
Una menzione merita anche la vittoria nell’Atp di Vienna di Lucas Pouille, in una finale facile quanto quella della Wozniacki, nel derby francese contro Tsonga. Il n. 25 Atp batte per 6/1 6/4 il n. 15.

Ba.Co.

Scrive Celso Vassalini:
Giorgio Gori è un candidato giusto

Cortese Direttore,
Giorgio Gori candidato a presidente della Regione Lombardia.
“È un candidato giusto”.
E’ l’occasione poter costruire una piattaforma comune, che metta insieme il meglio dell’elaborazione del Pd. Per fronteggiare il populismo. I populisti si possono battere solo con il “riformismo”. Parola che può voler dire molte cose. “Il riformismo è una visione molto ispirata dal punto di vista dei valori ma anche molto pragmatica, che tiene conto della realtà e che si applica con impegno per cercare delle soluzioni sostenibili, senza fughe in avanti, senza annunci mirabolanti cui non seguono poi i fatti, senza scorciatoie, senza cose demagogiche che servono soltanto a strappare un applauso o una referendum che poi non hanno nessun tipo di concreta capacità di risolvere i problemi”. L’esperienza di buon governo delle città che il Pd ha messo in campo in questi anni in Lombardia possa essere davvero la base per proporsi agli elettori lombardi per assumersi la responsabilità dell’amministrazione regionale. E’ la cosa più solida che abbiamo da spenderci.

Celso Vassalini

Luca Fantò
Restituire alla scuola pubblica italiana la vitalità di un tempo

Egregia redazione,
alcuni giorni fa era giunto alla Ministra Fedeli, da una rete territoriale delle scuole del Veneto, un appello affinchè si modifichi il sistema di reclutamento degli insegnanti. Nei giorni successivi è seguito un appello pubblicato dal Corriere della Sera del Veneto, in cui i Dirigenti Scolastici del bassanese, in provincia di Vicenza, hanno chiesto maggior autonomia nella scelta dei docenti. La possibilità di concedere ai Dirigenti “carta bianca” nella scelta dei docenti viene ritenuta una condizione necessaria a far uscire la scuola dallo stato di emergenza in cui si trova e che, sostengono questi Dirigenti, rende difficile assolvere alle loro responsabilità.

Pur esprimendo i miei dubbi sulla reale possibilità che l’assunzione dei docenti delegata ai singoli Dirigenti (generalmente privi di formazione specifica ma forti oggettivamente della loro esperienza) svincolata da graduatorie di merito (non siamo nell’era della “meritocrazia”?), possa essere di una qualche utilità, resta evidente come la scuola pubblica italiana, nonostante la “buona scuola” si trovi ancora in gran difficoltà.

Lo dimostra la diatriba tra la Ministra Fedeli ed il Segretario del PD Renzi sulle modalità d’uscita da scuola degli alunni.
Lo dimostra la difficoltà, nonostante dal Ministero prima dell’inizio delle lezioni avesse rassicurato tutti, a coprire le cattedre sin dall’inizio dell’anno scolastico.
Lo dimostrano gli scioperi del personale docente e non docente che si susseguono. Scioperi che, ed anche questo è il segnale di una crisi profonda, pur manifestando l’esigenza di una reazione di chi nella scuola lavora, troppo spesso e sempre di più, vengono disertati.
Lo dimostrano le proteste dei docenti e soprattutto degli alunni sulle modalità di attuazione dell’alternanza scuola lavoro.
Lo dimostra la difficoltà nel rinnovare il contratto nazionale nonostante si parli (non nel caso dei Dirigenti Scolastici) di irrisori aumenti stipendiali.
Cosa andrebbe allora fatto per migliorare tale situazione di emergenza?
Noi socialisti abbiamo ben presente come in uno Stato efficiente non sia possibile pensare di risparmiare sull’istruzione dei cittadini.

Noi socialisti siamo consapevoli che si debba migliorare l’immagine degli insegnanti e di tutto il personale della scuola e migliorarne le condizioni di lavoro.
Noi socialisti non ignoriamo che lo status sociale dei docenti e del personale scolastico è precipitato negli ultimi vent’anni. Stipendi troppo bassi, nessuna reale possibilità di avanzamento della carriera.

Se da una parte la legge 107 ha avuto il merito di delineare un iter di formazione dei docenti chiaro, dall’altra ha reso ancor più precario il posto di lavoro inserendo un vincolo triennale per i neoassunti. Vincolo che nel tempo è possibile si estenda a tutto il personale docente, con buona pace della continuità didattica.

La politica, quindi noi, il PSI, in accordo con i rappresentanti dei lavoratori della scuola, dovrebbe intervenire per aumentare gli stipendi, anche iniziando a pensare concretamente ad una carriera docente che preveda la possibilità di una seria progressione basata, oltre che sull’anzianità di servizio che di per sé testimonia l’esperienza, anche su concorsi interni che permettano l’accesso a ruoli di organizzazione, formazione e coordinamento delle attività scolastiche.

La politica, quindi noi, il PSI, dovrebbe provvedere ad un sostanzioso aumento delle risorse umane togliendo dalla sofferenza il personale amministrativo e ausiliario.

La politica, quindi noi, il PSI, dovrebbe intervenire sull’alternanza scuola lavoro aumentando le risorse umane impiegate. Un aumento fatto non a scapito dei docenti che stanno nelle aule, ma prevedendo un rafforzamento significativo del personale dedicato. Inoltre, ascoltando quanto denunciato da molti giovani, eliminare la pratica dell’alternanza nei licei, scuole pensate per formare studenti in grado di affrontare studi universitari più che, nell’immediato, il lavoro.

La politica, quindi noi, il PSI, dovrebbe sostenere una reale autonomia didattica delle scuole restituendo al Collegio Docenti la propria dignità ed autorità sulle attività didattiche, magari anche prevedendo l’indicazione da parte del Collegio stesso del Dirigente Scolastico. Un Dirigente Scolastico che possa nuovamente dedicarsi alla didattica separandola così dall’amministrazione.

Questa forse sarebbe la reale autonomia in grado di restituire alla scuola pubblica italiana la vitalità di un tempo.

Luca Fantò
Referente scuola PSI