venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ocse, l’Italia un Paese di vecchi e di diseguaglianze
Pubblicato il 18-10-2017


anziani

L’Italia è un Paese di vecchi. E le giovani generazioni sono messe molto peggio di quelle che le hanno precedute. Almeno in termini di politiche del lavoro, reddito e previdenza. È l’allarme lanciato dall’Ocse nel rapporto ‘Preventing Ageing Unequally’, che nel focus sull’Italia evidenzia come il Belpaese sia destinato a diventare nel 2050 la terza nazione più vecchia al mondo dopo Giappone e Spagna. “Già oggi l’Italia – scrivono gli esperti dell’organizzazione di Parigi – è uno dei più vecchi Paesi dell’Ocse”. In generale, il rapporto rileva che in due terzi dei 35 Paesi censiti crescono le ineguaglianze di reddito da una generazione all’altra. Ed evidenzia che tra le generazioni più giovani le ineguaglianze sono maggiori che tra quelle dei più anziani. In concreto, nota l’Ocse, i redditi delle persone sono più alti di quelli della generazione precedente, ma questo non è più vero a partire dai nati dal 1960 in poi, che tendono ad essere più poveri e meno tutelati rispetto a coloro che sono nati un decennio prima. Un gap che, tornando all’Italia, si è allargato negli ultimi trent’anni.

ALLARME GIOVANI, PIÙ POVERI E SENZA LAVORO
Negli ultimi trent’anni anni, dunque, il gap tra le vecchie generazioni e i giovani in Italia si è ampliato. Il tasso di occupazione, tra il 2000 e il 2016 è cresciuto del 23% tra gli anziani di 55-64 anni, dell’1% tra gli adulti di eta’ media (54-25 anni) ed è crollato dell’11% tra i giovani (18-24 anni). Inoltre, dalla metà degli anni Ottanta il reddito degli anziani tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% più che tra i 30-34enni. E il tasso di povertà è aumentato tra i giovani mentre è calato rapidamente tra gli anziani. Più nel dettaglio, il tasso di povertà nei Paesi Ocse è dell’11,4%, contro il 13,9% tra i giovani e il 10,6% tra i 66-75enni.

In Italia, spiega l’Ocse, “le ineguaglianze tra i nati dopo il 1980 sono già maggiori di quelle sperimentate dai loro parenti alla stessa età”. E, poiché “le diseguaglianze tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore disparità tra i giovani di oggi comporterà probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra ciò che si è guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici”.

STIPENDI DONNE OLTRE 20% PIÙ BASSI DI UOMINI
In Italia le donne percepiscono stipendi più bassi di oltre il 20% rispetto agli uomini. Non solo, sono spesso costrette a lasciare il mondo del lavoro per prendersi cura dei familiari. L’organizzazione di Parigi precisa che le donne percepiscono stipendi che sono di “oltre il 20% più bassi” di quelli degli uomini, e che nel nostro Paese la percentuale di persone oltre i 50 anni (in maggioranza donne) che si prendono cura dei loro cari è del 13%, contro il 5% della Svezia.

Per prevenire, mitigare e far fronte a queste diseguaglianze, l’Ocse suggerisce, in particolare per l’Italia, di “fornire servizi di buona qualità per l’infanzia e migliorare l’educazione dei bambini, specie tra i settori più svantaggiati”. Questo, nota l’Ocse, potrebbe accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Inoltre occorre “assicurare una migliore transizione dalla scuola al mondo del lavoro per combattere la disoccupazione di lunga durata e migliorare le capacità di apprendimento dei lavoratori più anziani”.

Secondo l’Ocse un’altra forte disparità esistente in Italia è quella tra chi ha un’educazione di alto livello e chi ce l’ha di basso livello, che è del 40% tra gli uomini e del 50% tra le donne, un gap tra i più alti tra i Paesi Osce. A chi ha un’educazione di basso livello “non sarà facile assicurare una pensione decente”, si legge nel dossier, che evidenzia come spesso le donne debbano lasciare il lavoro per prendersi cura dei parenti più anziani. Inoltre l’Ocse suggerisce di “migliorare ulteriormente l’occupazione dei lavoratori più anziani”. A questo proposito, ricorda che i lavoratori anziani in Italia sono più benestanti che in altri Paesi, anche se ci sono “grandi potenzialità” di allungare la loro vita lavorativa, specie per quanto riguarda coloro che hanno un più basso livello di educazione, che tendono ad uscire prima dal mondo del lavoro.

MANCA UNA FORTE RETE DI SICUREZZA SOCIALE
In Italia l’ineguaglianza salariale nel corso della vita tende a trasformarsi in ineguaglianza previdenziale e questo è in larga parte dovuto alla “mancanza di una forte rete di sicurezza sociale”. Se nei paesi Ocse in media l’85% del gap salariale si trasforma in ineguaglianza previdenziale, in Italia questo rapporto percentuale “è vicino al 100%”. Gran parte della spiegazione di questo fenomeno, secondo l’Ocse, è nella mancanza di una forte rete di sicurezza sociale. Inoltre per l’organizzazione in Italia “diverse riforme pensionistiche in passato hanno rafforzato il legame tra ciò che si è guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici”. Per questo, “le ineguaglianze salariali accumulate nel corso della vita lavorativa si sono trasformate in ineguaglianze per i pensionati”.

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