venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

ISTRUZIONE FAI DA TE
Pubblicato il 13-10-2017


studenti tute bluGli studenti scendono in piazza in tutta Italia per denunciare uno Stato che si è dimenticato del principio cardine sul quale si costruisce il futuro di un Paese: l’istruzione. A far scoccare le scintille di protesta è la degenerazione dell’Alternanza “Scuola-Lavoro”, diventata obbligatoria e strutturata con la Buona scuola, legge dal 13 luglio 2015. Ma si protesta anche per un’istruzione sempre di più messa da parte, insieme alla ricerca, e per le scarse risorse riservate all’istruzione pubblica, senza dimenticare le condizioni dell’edilizia scolastica. Doveva rappresentare un supplemento al percorso di studi e invece l’alternanza scuola-lavoro si è trasformata in un vero e proprio sfruttamento del lavoro minorile e perdipiù in nero. In soli due anni la Polizia ha raccolto dozzine di denunce di studenti (dai noti casi di McDonald’s a quelli clamorosi di ragazzine molestate). Solo in Puglia i dati regionali, raccolti tramite questionari territoriali e sportelli SOS alternanza, a tal proposito sono allarmanti: più del 56% degli studenti dichiara di non essere soddisfatto del proprio percorso o perché organizzato male o perché totalmente estraneo al proprio percorso di studi. Il 97% di loro vorrebbe essere coinvolto nella decisione del percorso, il 78% dichiara che l’alternanza sottrae tempo alle ore curriculari, il 31% non è stato rimborsato delle spese sostenute.
Giammarco Manfreda, coordinatore Rete degli Studenti Medi, afferma: “L’alternanza scuola-lavoro continua a presentare le criticità che denunciamo da ormai due anni alle quali il ministero tarda a dare risposte concrete. Vogliamo un’alternanza scuola lavoro che sia una vera forma di didattica alternativa, di qualità per tutti”.
Oggi si celebra così l’autunno caldo degli studenti che si sono presentati in più di 70 città italiane in tuta blu, per denunciare che non sono operai (senza paga), né tirocinanti senza diritti.
In piazza non solo gli studenti delle scuole superiori che oggi hanno deciso di non presentarsi non solo nelle aule, ma anche nelle aziende o negli enti presso i quali svolgono i percorsi di alternanza, ma anche gli studenti universitari. Anche questi ultimi denunciano lo sfruttamento e l’inutilità di alcuni tirocini che non aprono al mondo del lavoro, ma che vengono utilizzati dalle aziende per manodopera a basso costo. “Siamo stanchi di vedere i nostri percorsi di studi degradati a manodopera a basso costo per enti, privati e imprese – spiega Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link Coordinamento universitario -. Con la campagna Formazione precaria abbiamo lanciato un’inchiesta, con lo scopo di portare alla luce lo sfruttamento nei percorsi accademici”.
Non è un mistero poi che il diritto allo studio stia diventando sempre di più un privilegio, vista la riduzione delle borse di studio e i continui tagli che vengono fatti su Ricerca e Istruzione.
Durante i vari cortei ci sono stati momenti di tensione a Milano dove studenti incappucciati hanno lanciato uova e pomodori contro il McDonald’s di piazza Sant’Eustorgio, ‘colpevole’ di aver siglato con il ministero dell’Istruzione un accordo relativo al progetto alternanza scuola-lavoro. I contestatori hanno anche imbrattato con vernice l’asfalto e i muri della sede Edison in foro Bonaparte e la sede del Partito Democratico in corso Garibaldi. Scontri tra studenti e polizia davanti al McDonald’s in piazza Castelnuovo a Palermo dove è stato attuato un sit in di un gruppo di studenti, non autorizzato, nell’ambito della protesta “contro le politiche predatorie del governo”.
Mentre a Roma un corteo pacifico ha attraversato Piramide e ha raggiunto il Miur. “Una nostra delegazione sarà ricevuta al ministero – spiegano dall’Unione degli Studenti – e illustrerà le ragioni del nostro corteo che si conclude qui”.scuola lavoro
Il Miur difende l’alternanza scuola-lavoro che, sottolinea, ha permesso a diverse scuole di stringere relazioni con soggetti del territorio avviando progetti virtuosi con imprese, enti del terzo settore e privato sociale.
Nel giorno della protesta degli studenti la ministra Fedeli assicura “un costante monitoraggio e controllo” sull’attuazione dei percorsi finiti nel mirino degli studenti perché – concorda – “la qualità formativa è decisiva”. La ministra annuncia quindi per il 16 dicembre gli Stati Generali dell’alternanza “con tutti gli attori in campo, a partire dai rappresentanti delle ragazze e dei ragazzi”.
Ma a far montare ulteriormente la rabbia degli studenti della Scuola Pubblica è anche il continuo impegno che del Governo verso l’istruzione privata con la notizia del primo ok a nuovi fondi per le scuole paritarie. I ministri De Vincenti e Fedeli comunicano che, “in seguito a un’intensa interlocuzione tra i loro Uffici, e gli Uffici della Commissione Europea, è stato acquisito l’assenso della Commissione a eliminare dall’Accordo di Partenariato 2014-2020 (AdP) la previsione dell’esclusione delle scuole paritarie, partecipanti al sistema nazionale di istruzione, dal novero dei possibili destinatari dei fondi strutturali europei, che impediva di dare attuazione alla disposizione contenuta all’articolo 1, comma 313, della legge di Bilancio per il 2017”. Pertanto – spiega una nota ministeriale – “sarà possibile celermente apportare con la Commissione le modifiche al Pon per la scuola, necessarie al fine di allineare le relative modalità operative a quanto previsto dal legislatore italiano”.
Plaude alla notizia il senatore Ap, Maurizio Lupi: “Grazie soprattutto al lavoro del
sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, abbiamo a lungo insistito per il superamento di questa discriminazione e abbiamo fatto inserire nella legge di Bilancio 2017 un comma che stabiliva il diritto di accesso ai Pon Scuola anche per le paritarie”, e aggiunge: “È il primo passo per rendere concreto e attuabile quanto stabilito dal Parlamento italiano, un ulteriore passo verso una effettiva parità scolastica e una piena libertà di educazione”.
“A distanza di oltre due anni dall’approvazione della Legge 107/2015 che ha potenziato il progetto di collegamento con le aziende, gli studenti del triennio finale delle scuole superiori continuano ad avere pochissime tutele e attendono ancora l’approvazione dello statuto dei loro diritti che garantisca qualità e gratuità degli stage. Il risultato è che i giovani continuano a sentirsi sfruttati”. A dichiararlo è il sindacato Anief, nel giorno in cui gli studenti sono scesi in piazza in numerose città per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro. “Solo qualche mese fa, con le nuove regole in atto, in Sicilia, dei giovani hanno denunciato di essersi ritrovati a fare i camerieri, i gelatai e le maschere del cinema. Oppure di servire hamburger ai tavoli e allevare cozze. O ancora, di fare i commessi per una nota casa di moda, in attesa che questa selezionasse lavoratori all’altezza della situazione. La studentessa di un alberghiero di Bari è finita a lavare i bagni e a fare volantinaggio, per dodici ore consecutive. Non si tratta di casi isolati. Eppure, in base alle nuove norme, l’Alternanza scuola-lavoro è destinata a diventare uno dei tasselli più importanti del nuovo Esame di Stato della secondaria”.
“Con la riforma Renzi-Giannini – dice Marcello Pacifico, di Anief-Cisal – le attività di alternanza Scuola-Lavoro sono diventate formazione didattica a tutti gli effetti: per gli studenti, le esperienze pratiche svolte in azienda, ma anche nei musei, diventano infatti anche requisito d’ammissione agli Esami di Stato. Peccato che non ci sia ancora uno statuto nazionale utile per stipulare convenzioni con i datori di lavoro, in modo da scongiurare il rischio di sfruttare i ragazzi. Come il nostro sindacato ha da tempo denunciato. Rimane poi irrisolto il problema degli studenti privatisti che non possono svolgere attività di alternanza scuola-lavoro”.

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