mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Anna Frank. Promossi e bocciati.
Pubblicato il 25-10-2017


Prima che, come è facile prevedere anche se non auspicabile, venga collocata nel dimenticatoio la maleodorante vicenda degli adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglietta della Roma, ci può stare una valutazione, assegnando a ciascuno un voto in decimi, dei principali protagonisti e comprimari del giorno dopo.

Riccardo Di Segni voto 10.

Il Rabbino capo di Roma non avrebbe potuto essere più chiaro nello stigmatizzare la sceneggiata floreale di Lotito di fronte alla Sinagoga e nel puntare l’indice verso un mondo, quello del calcio, invocando “iniziative concrete, anche repressive” per stroncare e debellare il virus dell’antisemitismo e del razzismo che ammorba settori non minoritari del tifo calcistico organizzato, spesso con la compiacente indifferenza delle società.

Angelo Spreafico voto 9.

Il Vescovo di Frosinone che, a nome della CEI, ha condannato duramente, con parole forti e inequivocabili quanto avvenuto all’Olimpico di Roma, solidarizzando pubblicamente con la Comunità ebraica della Capitale.

Damiano Tommasi voto 8.

Il presidente dell’Associazione Calciatori ha sbugiardato il patron della Lazio circa le ragioni dell’apertura della curva Sud agli ultras e stigmatizzato la perdurante afasica ipocrisia sul tema da parte della maggioranza dei vertici delle società calcistiche. E’ auspicabile tuttavia che l’Associazione da lui presieduta compia atti concreti, anche estremi, per dissociarsi dalla sostanziale indifferenza che regna sovrana nell’ambiente professionistico.

Giovanni Malagò voto 7.

Il presidente del CONI è stato l’unico dirigente sportivo a mettere il dito nella piaga interrogandosi esplicitamente sull’opportunità di consentire ai tifosi di accedere a un’altra curva mentre la loro era squalificata.

Luca Lotti Voto 6.

Il Ministro dello Sport ha duramente e immediatamente censurato i fatti dell’Olimpico con parole che mostrano la volontà politica di stroncare il fenomeno del razzismo e dell’antisemitismo negli stadi di calcio. Speriamo.

Carlo Tavecchio voto 5.

Siamo alle solite. Il Presidente della FIGC e della Lega Calcio serie A oltre alla rituale condanna, rende una dichiarazione pilatesca, frutto di chissà quante mediazioni con i presidenti delle società, al solo scopo di chiamare fuori la federazione da quanto avvenuto. L’unica iniziativa che promuove, nella doppia veste di Presidente di Federazione e Lega, è la lettura di brani del Diario di Anna Frank. Apprezzabile ma, da sola, del tutto insufficiente. Ci vuole ben altro.

Virginia Raggi voto 4.

Un tweet di condanna e nulla più. Un po’ pochino per la Sindaca della Capitale d’Italia. Inadeguata anche in questa circostanza.

Sinisa Mihailovic voto 3.

L’allenatore del Torino (ex giocatore della Lazio) solo pochi giorni fa si lamentò, giustamente, davanti ai cronisti del trattamento riservatogli a Crotone dai supporters della locale squadra di calcio che lo apostrofarono per l’intera durata del match con l’epiteto di “zingaro serbo”. Ieri invece, interpellato dai cronisti sui fatti dell’Olimpico, ha scelto di interpretare il ruolo di Iwazaru, la scimmia giapponese che non parla del male, giustificando la sua dichiarazione con la mancata lettura dei giornali e la non conoscenza della tragedia di Anna Frank. Sarà. Ma l’impressione è che l’amico fraterno di Arkan, il famigerato comandante dei paramilitari serbi protagonisti di stragi e stupri in Bosnia, sia antirazzista solo quando conviene a lui. Il presidente della società granata Urbano Cairo, consigliere della FIGC e della Lega nonché editore del Corriere della sera, farebbe bene a porsi due domande e darsi tre risposte.

Andrea Agnelli Voto 2 .

Il trisnipote del Sen. Gianni Agnelli (quello che sostenne le leggi razziali del 1938 e lo sforzo bellico di Mussolini a fianco di Hitler), Andrea, senza esprimere alcuna riprovazione per quanto avvenuto (buon sangue non mente), ha sostenuto davanti agli azionisti della Juventus, la squadra di famiglia che presiede, di stare dalla parte di Lotito “perché i tifosi non li scegliamo noi” . Già ma è appena il caso di ricordare che Agnelli non avrebbe neppure titolo di parlare perché inibito per 2 anni da una sentenza del Tribunale federale della FIGC per aver favorito il bagarinaggio mediante la vendita di biglietti per l’ accesso allo stadio oltre il limite consentito per persona, non proprio a personcine per bene. Un bel tacer non fu mai scritto.

Claudio Lotito Voto 1.

Solo perché almeno ci ha messo la faccia. Ma nel corso della giornata di ieri iniziando dalla grottesca sceneggiata floreale davanti alla Sinagoga e proseguendo con una tanto torrenziale quanto confusa intervista monologo su Rainews24 (ma un interlocutore un po’ più preparato della giovane giornalista intimidita e in evidente difficoltà no eh direttore Di Bella?) ha infilato una serie di affermazioni che giustificano l’aforisma “ la toppa è peggio del buco”. Personaggio pittoresco ma per nulla credibile, ha fornito giustificazioni risibili sull’avvenuto, prendendosela con scuola, famiglia assenza di valori e chissà che altro, dichiarando che, per merito suo, la tifoseria laziale é ormai monda dalle scorie razziste del passato e descrivendola alla stregua di un’associazione di filantropi. Ma allora perché vive sotto scorta?

Gli ultras dell’Ascoli. Voto 0

Hanno disertato il minuto di riflessione sull’antisemitismo e diffuso un comunicato zeppo di affermazioni puerili che nascondono la voragine di ignoranza e superficialità che è alla base dei loro stravaganti argomenti.

Gli Irriducibili della Lazio Voto 0

Solo perché al di sotto dello zero non si può scendere. Hanno diramato un delirante comunicato che non merita neppure un rigo di commento. Basti dire che da solo smentisce clamorosamente le dichiarazioni rassicuranti di Lotito circa la natura di certa cosiddetta tifoseria.

Emanuele Pecheux

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Commenti all'articolo
  1. Il Diario entra negli stadi
    I tifosi della Lazio oggi al seguito della squadra a Bologna saranno ospitati nella curva che porta il nome di Arpad Weisz, allenatore ungherese che fece grande la compagine felsinea (oltre all’Inter) e che, in quanto ebreo, fu deportato e ucciso dai nazifascisti. Una vicenda a lungo dimenticata, riscoperta solo grazie al libro Dallo scudetto ad Auschwitz di Matteo Marani.
    Non sfugge ai giornali questo involontario “contrappasso” riservato al tifo biancoceleste, a poche ore dall’orrenda iniziativa antisemita di un gruppo di ultrà laziali (fortunatamente individuati) che non smette di far parlare istituzioni, mondo del calcio, opinionisti.
    Un minuto di riflessione su tutti i campi di calcio per condannare i recenti episodi di antisemitismo e per continuare a coltivare la memoria della Shoah e l’impegno della società civile tutta, soprattutto assieme ai giovani, affinché ogni contesto sportivo sia luogo che trasmetta valori e formi le coscienze. Questa la decisione presa ieri mattina dalla Federcalcio d’intesa con il ministro dello Sport e con l’adesione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Si è partiti con Inter-Sampdoria, giocata ieri. Stasera il minuto di riflessione sarà riproposto prima tutti gli altri incontri del turno infrasettimanale (tra cui, appunto, Bologna-Lazio).
    “Stadi, basta antisemitismo” titola il Corriere della sera, riportando parte dei numerosi interventi istituzionali delle scorse ore (tra gli altri, quello del capo dello Stato Sergio Mattarella e del premier Paolo Gentiloni). “Il calcio porta Anna Frank negli stadi” scrive il Corriere dello sport. “Il calcio si ribella alla vergogna” sottolinea la Gazzetta.
    Diversi in genere gli approfondimenti dedicati al mondo delle curve, spesso ostaggio di figure estreme che cavalcano odio e risentimento. Repubblica, tra gli altri, riporta in un dossier gli episodi più eclatanti che in questi anni hanno “minacciato i club” e “avvelenato gli stadi”. Scrive il quotidiano: “Razzismo e Hitler, in un mondo guidato spesso dalla politica”.
    Così il presidente laziale Claudio Lotito, a proposito della sua iniziativa al Tempio Maggiore di Roma (non concordata con la Comunità ebraica e fortemente criticata dal rabbino capo Riccardo Di Segni), in un’intervista alla Stampa: “L’ho fatta perché così mi ha detto la mia anima, il mio cuore. Non sono andato in sinagoga per discolparmi da qualcosa, ma perché lo sentivo, era un atto, per me, dovuto”.
    Secondo il Messaggero invece, lunedì sera, sull’aereo che da Milano lo stava portando a Roma, Lotito avrebbe sbuffato così, tra i passeggeri a bordo: “Famo sta sceneggiata”. Il presidente della Lazio avrebbe inoltre chiesto ai suoi collaboratori: “Il rabbino è a NewYork, er vice-rabbino ci sarà?”. Per poi aggiungere: “Non valgono un cazzo questi. Hai capito come stamo?”.
    Il rav Di Segni, in un editoriale su Repubblica Roma, scrive: “Non dobbiamo interpretare questo episodio come un banale incidente, ma come un sintomo allarmante di un malessere profondo e diffuso che ci deve far riflettere tutti insieme per una soluzione comune”. Intervistato da Avvenire, anche lo studioso Alberto Cavaglion lancia l’allarme: “Per rendersi conto dell’imbarbarimento della società non occorre andare allo stadio. Basta prestare ascolto ai discorsi che si sentono per strada oppure in autobus”.

  2. C’è una sola cosa seria nella mia vita: il ricordo della Shoah, una spina che mi affligge sin da quand’ero ragazzo che di norma non amo ostentare.A parlarne a Pagine Ebraiche è il celebre scrittore di padre ebreo e di fede laziale Alessandro Piperno. Del resto, la sola passione ludica capace di colmarmi fino in fondo il cuore è il tifo per la Lazio. L’idea che da anni queste cose così diverse, così inconciliabili, così spaventosamente distanti l’una dall’altra finiscano così spesso per incontrarsi, confondersi, provocandomi imbarazzi e crisi di coscienza la dice lunga sull’insensatezza della vita. Chi mi conosce sa che non amo intervenire in questioni di attualità, anche perché non credo di poter fornire alcun contributo interessante. Se stavolta lo faccio è solo per dare sfogo al mio stupore, di più: al costernato, insanabile sconcerto di fronte a tutto quello che sta avvenendo intorno alla Shoah e intorno alla Lazio (non è assurdo scriverli nella stessa pagina?). È come se il grottesco reclamasse il grottesco, neanche fosse un film di Buñuel.

  3. Ultrà Lazio, chiusa l’istruttoria. Una squalifica per il presidente, un’altra per il campo. Nella migliore delle ipotesi – si legge su Pagine Ebraiche – partite senza pubblico o la chiusura della curva Nord. “Tremano la Lazio e i suoi tifosi” scrive il Corriere a proposito della conclusione dell’istruttoria della procura federale sulle ultime vicende relative agli ultrà biancocelesti. “Il razzismo c’è, ma contro la Lazio” sostiene il direttore della comunicazione della squadra Arturo Diaconale in una intervista al Tempo. “Su di noi solo montature e falsità” afferma Diaconale, che nell’intervista racconta i diversi contatti intercorsi con esponenti della Comunità ebraica romana nelle ore che hanno preceduto la deposizione della corona davanti al Tempio Maggiore da parte del presidente Lotito. Il noto giornalista riferisce delle conversazioni che Lotito ha avuto con il presidente del Maccabi Italia Vittorio Pavoncello, l’ex presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, l’attuale presidente Ruth Dureghello e il consigliere Daniel Funaro. Riguardo all’odio negli stadi osserva la storica Anna Foa, in un editoriale su Avvenire: “Negli stadi, nei confronti dei comportamenti violenti come di quelli razzisti e antisemiti, serve che le leggi siano osservate. Nella società, invece, serve ben altro. Serve che la cultura dell’odio sia piano piano debellata; che le persone smettano di guardarsi soltanto nel cellulare e si parlino l’un l’altro; che si ricominci a leggere libri, che la cultura ridiventi, da disvalore, valore”.

  4. Fascisti e antifascisti d’Italia, oggi. In Campidoglio il sindaco di Roma Virginia Raggi e l’Anpi hanno organizzato un incontro per rilanciare i valori dell’antifascismo, in occasione dell’anniversario della Marcia su Roma del 1922, intonando l’Inno di Mameli e Bella Ciao (con pugni chiusi in aula Giulio Cesare). Pochi invece i nostalgici, come ricorda Corriere Roma, legati ad Avanguardia Nazionale che si sono recati al cimitero del Verano per deporre una corona davanti alla cappella dei Martiri fascisti. Intanto nella Capitale proseguono le indagini sul caso dei tifosi laziali e le vergognose offese ad Anna Frank e al mondo ebraico (della vicenda parla anche Gianni Mura oggi su Repubblica, in un pezzo su “Lotito, gli irriducibili e le responsabilità del Viminale”): sono emerse molte frasi razziste con insulti a Israele e alla Comunità ebraica romana dall’analisi della polizia sui profili dei social network dei tredici tifosi indagati per istigazione all’odio razziale per i fatti dell’Olimpico. A Genova, invece, duemila persone sono scese in piazza per la manifestazione antifascista e antirazzista organizzata dall’Anpi ma è polemica per l’assenza del sindaco Marco Bucci: il primo cittadino e tutta la sua giunta di centro destra hanno declinato l’invito a partecipare alla manifestazione, scrive Repubblica Genova. Qualche tensione a Napoli per uno scontro – rimasto verbale – tra neofascisti e centri sociali: “a separare gli opposti schieramenti un cordone della polizia. La miccia – riporta Repubblica Napoli- è un’iniziativa contro i migranti organizzata in Comune da Fratelli d’Italia. Parte la “caccia al fascista”, parapiglia e tafferugli, un bar costretto ad abbassare le saracinesche e ritirare i tavolini dal marciapiede, calci e spintoni con gli agenti costretti a placcare ex esponenti di An”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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