mercoledì, 14 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Terra e mare in Campania, archeologia e biodiversità
Pubblicato il 20-10-2017


Baia-tempio di Venere

Baia, tempio di Venere

Mare cobalto penetrato da raggi dorati, coste orlate di bianchi agglomerati fronteggiate da isole disseminate dal vento: è la bellezza opulenta della Campania, onorata da canzoni e film celeberrimi.

Ma i tesori più reconditi giacciono tra le onde delle cinque Aree Marine Protette, pronti a svelarsi a chi vuole indossare la muta o la maschera presso i diving autorizzati o scrutare i fondali da una barca seguendo le istruzioni della guida.

Baia parco archeologico

Baia parco archeologico

Le Aree Marine Protette (AMP) sono ambienti marini di acque, fondali e coste di rilevante interesse naturale, geomorfologico, fisico e biochimico. Comprendono zone a diverso grado di tutela con regolamentazione differenziata delle attività umane, di cui la zona A ad alto valore biologico ed ecologico è destinata ad attività di ricerca scientifica e vi si può accedere esclusivamente con visite autorizzate dall’Ente gestore.

Ischia, la Pithecusa greca fondata nell’VIII sec. a.C., si riteneva fosse stata abbandonata in epoca romana a causa di terremoti ed eruzioni. Dopo il rinvenimento negli anni ’70 di frammenti ceramici e lingotti di piombo nella baia di Cartaromana, i pescatori chiesero di avviare gli scavi, che iniziarono nel 2011 guidati dall’archeologa Alessandra Benini sotto la vigilanza della Soprintendenza archeologica di Napoli. Nacque così il progetto “Navigando

Parco sommerso di Gaiola, casa degli spiriti

Parco sommerso di Gaiola, casa degli spiriti

verso Aenaria” promosso dalla società di giovani ischitani Marina di Sant’Anna con l’intento di ricostruire le vicende storiche dell’isola collaborando agli scavi archeologici della romana Aenaria, e avviare un nuovo turismo culturale subacqueo oltre quello termale e balneare. Sotto un alto strato di sedimenti sono stati individuati resti di edifici residenziali, ninfei di tarda età repubblicana, vasche di raccolta, una banchina portuale di 20 m e la sua cassaforma lignea di 80 tavole infisse nel fondale. Presso il Centro culturale di Ischia Ponte si può assistere a una proiezione video sugli scavi e poi osservarli dalla barca con fondo trasparente o con immersioni guidate e snorkeling per ammirare anche la magnificenza dell’AMP Regno di Nettuno che si estende fra Ischia e Procida, ricca di praterie di posidonia, secche sabbiose e aree di coralligeno dove prosperano specie ittiche degli ambienti rocciosi mediterranei. Nel canyon di Cuma vive il delfino comune, specie a rischio estinzione.

Nel golfo di Pozzuoli il Parco sommerso di Baia rivela la predilezione dell’aristocrazia romana per questa zona, famosa per le proprietà terapeutiche delle sue acque termali. I fondali rinserrano pitture e mosaici della villa a Protiro, le mura della villa dei Pisoni e il ninfeo imperiale di Claudio, una strada lastricata che conduce al porto commerciale Iulius, tabernae e magazzini per le merci e una poderosa diga frangiflutti di 25 pilastri quadrangolari in laterizio (pilae) nella secca Fumosa, affondati a causa del bradisismo che ha modificato la linea di costa e della subsidenza di tutta l’area. Tra queste strutture archeologiche colonizzate da posidonia oceanica e praterie di spugne e anemoni, si aggirano numerosi organismi marini soprattutto nelle acque calde e solforose della secca Fumosa. Il paesaggio dell’area dei Campi Flegrei è stato disegnato dalle eruzioni, da quella degl’Ignimbrite Campana di 39.000 anni a quella del 1538 che generò il Monte Nuovo, e dall’attività vulcanica che genera esalazioni sulfuree e sorgenti termali. Si può scrutare il parco sommerso con un battello dalla chiglia trasparente o in collegamento video con una guida subacquea seguendo le immagini su uno schermo, o praticare snorkeling. Sulla collina si può visitare la parte superiore del Parco archeologico con ville e complessi termali e i templi di Diana, Mercurio e Venere.

Il Parco sommerso di Gaiola nel golfo di Napoli fonde aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici tra falesie di tufo giallo chiazzate di macchia mediterranea, essendo la collina di Posillipo, generata con l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano di 15.000 anni fa, soggetta a bradisismo che ha inabissato le strutture di età romana. Sui fondali forati da vistose emissioni gassose (fumarole) sono visibili infatti le istallazioni marittime della villa d’otium di Pausilypon poi villa imperiale di Augusto, approdi, ninfei e peschiere per l’allevamento delle murene che costituiscono un variegato habitat di varie specie marine, mentre la “casa degli spiriti” emerge dal mare. Il Centro studi interdisciplinare Gaiola onlus svolge attività di ricerca e divulga la conoscenza di questo mondo sommerso con riprese in 3D ed effettua itinerari guidati nel Parco Archeologico Ambientale del Pausilypon-Grotta di Seiano nella parte alta del promontorio.

L’AMP di Punta Campanella, sulla cui sommità la torre saracena osserva il mare accanto ai resti del tempio di Atena, lambisce la penisola sorrentina fino a Positano. La costa, orlata di torri di avvistamento e ville romane come quella annessa al bagno della Regina Giovanna, alterna falesie calcaree, secche, ripidi fondali e grotte sulle scogliere punteggiate di borghi marinari, baie e calette, gli isolotti Li Galli sede delle sirene, lo scoglio dell’Isca e il fiordo di Crapolla con resti di costruzioni romane e un’abbazia benedettina. Lo scoglio di Vervece, colonizzato dalle gorgonie bianche gialle e rosse, custodisce la statua della Madonna protettrice dei sub tra margherite di mare, polipi e stelle marine. Si possono avvistare delfini, piccoli squali, capodogli e molte tartarughe marine salvate e rimesse in mare. In queste acque nel 1974 Enzo Maiorca conquistò il record mondiale di profondità in apnea. Il direttore Antonino Miccio annuncia che da dicembre nel Centro visite interattivo si potranno seguire in diretta le riprese dei fondali con telecamera subacquea, vedere un documentario in 3D, diorami e un acquario con gli habitat tipici.

Castellabate

Castellabate

Nel tratto settentrionale del Parco Nazionale del Cilento, sabbie e falesie nell’AMP di Santa Maria di Castellabate giungono fino a Punta Licosa e all’isolotto della sirena Leucosia, con la meravigliosa spiaggia raggiungibile via mare o dall’approdo greco-romano di San Marco, su cui deposita le uova la tartaruga marina caretta-caretta. Il litorale di flysch e scogliere racchiude un paesaggio subacqueo con vaste praterie di posidonia oceanica che protegge le spiagge dall’erosione e un ricco habitat di biodiversità, paragonabile alle scogliere coralline. Vi si specchia Castellabate uno dei borghi più belli d’Italia, cinto di macchia mediterranea e coronato dal castello dove sono custodite anfore e ancore sottratte ai fondali. Il centro storico medievale patrimonio Unesco è meta di cineturismo dopo il successo del film Benvenuti al Sud.

Tania Turnaturi

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