martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Avanti con il Rosatellum bis. Ma Mdp punta i piedi
Pubblicato il 03-10-2017


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Sulla legge elettorale una brutta aria dopo la dura accusa mossa dai bersaniani al Pd di voler “spaccare la maggioranza”. E’ il timore che accomuna Forza Italia e Pd, nonostante i democratici ostentino sicurezza (“nessun rischio, sono mesi che votano contro qualunque provvedimento ma per noi non cambia nulla”, è la linea) e nonostante Pd e FI siano tornati oggi a blindare il testo base, dopo una serie di contatti e incontri da cui emerge la “forte determinazione ad andare avanti”.

Nessun pericolo di incidenti in commissione, rassicurano i dem, anche se oggi le votazioni sono andate avanti a rilento e giovedì la commissione sarà costretta a un tour de force per terminare l’esame. Il problema, semmai, si porrà quando martedì prossimo la legge elettorale approderà in Aula, con l’incognita di oltre 90 votazioni a scrutinio segreto. Preoccupa l’atteggiamento di Mdp, che si è vista bocciare tre emendamenti – sulle preferenze e sul ritorno al proporzionale alla tedesca.

Il timore, viene spiegato, è sempre quello dell’imboscata in Aula, esattamente come avvenne lo scorso giugno sul Tedeschellum. Del resto, è vero che l’accordo a quattro – Pd, FI, Lega e Ap – sul Rosatellum bis finora non ha mostrato crepe, ma è altrettanto vero che non tutti i nodi sono ancora stati sciolti. Da qui la decisione del relatore, Emanuele Fiano, di accantonare molti emendamenti su alcuni punti essenziali dell’impianto della legge. Tra questi, le soglie di sbarramento, le pluricandidature, il voto disgiunto – un supplemento di riflessione è stato chiesto dalla minoranza dem per poter verificare la possibilità di una convergenza con Mdp – ma anche le norme relative al genere (sul mantenimento della quota attuale di 60-40 puntano i piedi gli azzurri) e sul numero e l’estensione dei collegi plurinominali (anche in questo caso c’è un emendamento di FI che ne chiede la riduzione ma ampliandone la grandezza), il numero delle firme e la ripartizione proporzionale del voto assegnato al candidato del collegio uninominale.

Insomma, le questioni ancora in sospeso sono diverse, e le fibrillazioni interne alla maggioranza, con la dura presa di posizione di Mdp, non aiutano a trovare una soluzione in tempi brevi. I bersaniani sono pronti alla battaglia in Aula. Nessuna ritorsione né vendetta sullo scostamento dei conti, dove è richiesta la maggioranza assoluta e i voti di Mdp al Senato sono indispensabili. Ma certo i bersaniani non saranno altrettanto morbidi sulla Nota di aggiornamento – l’orientamento è uscire dall’Aula – e soprattutto sulla legge di Bilancio. La colpa è del Pd, tuona Alfredo D’Attorre a margine dei lavori della commissione. Sul Rosatellum bis “si è formata una maggioranza alternativa che spacca la maggioranza di governo per colpire e isolare Mdp-Articolo 1 e per escludere il confronto con la principale forza di opposizione, il Movimento 5 Stelle”, afferma D’Attorre. E Roberto Speranza, pur garantendo i voti di Mdp sullo scostamento dei conti, sentenzia: “Io non mi sento più politicamente dentro la maggioranza. Spero ancora che il governo cambi rotta”.

Domani sera, quando si riunirà il gruppo del Pd alla Camera, “arriveranno segnali” di apertura, è la convinzione della sinistra interna. Ma i renziani lasciano pochissimi spiragli: “la nostra posizione non cambia, no al voto disgiunto”, tema caro a Mdp.

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