martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Avanti o popolo! Socialisti e Comunisti nei film italiani (1945-2010)
Pubblicato il 09-10-2017


la classe operaia va in paradisoNel mondo della scuola si avverte sempre più l’esigenza di avvicinare gli studenti alla nostra storia e ai problemi della nostra società attraverso il linguaggio del cinema, in grado di portare in scena anche le realtà più complesse: la Memoria, la Shoah, le periferie urbane, le solitudini, l’adolescenza ecc. Cade perciò a proposito, e colma una lacuna, il libro Avanti o Popolo! Socialisti e Comunisti nei film italiani 1945-2010 (Mimesis, Milano 2017, pp.368). Ne è autore Carlo Carotti, cinefilo e studioso di storia contemporanea, che racconta e analizza come le complesse vicende dei due principali partiti della Sinistra italiana – il Partito socialista e il Partito comunista – , intrecciate alle storie di contadini, operai, intellettuali, militanti e politici, siano state interpretate dal cinema e dai suoi registi grandi, minori e minimi. Fornito di un apparato critico di primo piano, il libro di Carotti offre informazioni precise e dettagliate su una produzione cinematografica vasta e artisticamente diseguale, non sempre facile da recuperare e fare conoscere. Più in particolare, il libro presenta le schede dei numerosi film in un duplice ordine: cronologico (socialismo delle origini, fascismo, Resistenza, ecc.) e in base all’anno di edizione. Completano il ponderoso volume brevi valutazioni dei film, la loro suddivisione per generi, nonché notizie biografiche di registi, sceneggiatori, attori e produttori che hanno maggiormente frequentato il tema in questione.copertina carlo carotti

A chi esamina i film in base all’anno di edizione, balza evidente che in Roma città aperta di Roberto Rossellini, l’opera archetipo da cui derivano diversi altri lavori sparsi nel tempo, il regista dà spazio al dualismo, ancora collaborativo, tra cattolici e comunisti, mentre dalla narrazione sono eliminati altre forze come i socialisti, occultati nel termine “socialcomunisti”. Socialisti che appaiono per la prima volta sullo schermo nel film di Alberto Lattuada Il mulino del Po. Negli anni Cinquanta del Novecento Antonioni e Germi, smentendo polemicamente l’assunto di certa intellighenzia di sinistra, secondo la quale i disagi esistenziali sono appannaggio della borghesia, mentre agli operai è più pertinente affrontare i disagi materiali derivanti dalla lotta di classe, nei film Il ferroviere, Il grido e L’uomo di paglia danno spazio a figure di lavoratori alle prese con conflitti familiari laceranti e irrisolti. La produzione dei film riguardanti socialisti e comunisti diventa significativa e più numerosa negli anni Sessanta, in concomitanza con la tumultuosa trasformazione della società italiana e la nascita di nuovi equilibri politici. Carotti ricorda in particolare le sottili critiche ai comunisti con l’ironia malinconica di Valerio Zurlini ne La ragazza con la valigia, gli sberleffi di Germi sul “femminismo” dei comunisti siciliani in Divorzio all’italiana, mentre ne I compagni Mario Monicelli, dietro il personaggio del professore Sinigaglia, fa leggere in filigrana la figura di Costa, di Treves e dei tanti borghesi che hanno dedicato la loro vita all’emancipazione della classe operaia. L’insoddisfazione e l’avvilimento che tutta la sinistra ha provato negli anni successivi alla Liberazione circolano invece nei film Una vita difficile, La ragazza di Bube, Le stagioni del nostro amore. Negli anni seguenti il cinema italiano affronta il tema del sindacato e del lavoro, i contrasti tra socialisti e comunisti, la vita sentimentale e familiare dei militanti nella sinistra. Si veda il film La classe operaia va in paradiso, imperniato sul contrasto fra il sindacato disponibile a “contrattare” e i gruppuscoli che lo vogliono abolire, e il meno conosciuto Corbari, che ha per protagonista un partigiano anomalo e comunardo che si scontra con la rigidità del partito comunista. Dalla nascita del primo governo Berlusconi, quando ormai i partiti socialista e comunista non esistono più, travolto il primo da Tangentopoli e il secondo mutato di nome da Occhetto alla Bolognina nel 1991, e fino ai nostri giorni, Carotti registra diversi film sulla Resistenza, demistificata rispetto alle passate certezze con i film Porzus, Piccoli maestri, Il partigiano Johnny, Miracolo a sant’Anna.. Naturalmente si può anche non essere d’accordo con le valutazioni che Carotti esprime sui film oggetto della sua analisi, ma è indubbio che Avanti o Popolo! costituisce un contributo indispensabile per capire meglio quello che siamo stati fino a ieri e quello che siamo diventati oggi, in seguito a una omologazione progressiva che rende veramente difficile scorgere i tratti identitari dei vari schieramenti che si fronteggiano nello spazio della politica.

Lorenzo Catania

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