domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Banca d’Italia, un tempio profanato o sconsacrato?
Pubblicato il 25-10-2017


Ho riassunto nel titolo i due filoni principali di commento alla vicenda di riconferma o meno del Governatore Visco. La prima del tempio profanato si fonda su di una presunta autonomia sacrale della Banca d’Italia non a caso sottratta al Parlamento, per cui ogni pronuncia dello stesso è giudicata un’invasione di campo fuori dai canoni costituzionali, un vulnus all’autonomia del Presidente del Consiglio nel fare la proposta acquisiti i pareri richiesti nonché del Presidente della Repubblica nel sancire la scelta definitiva. Renzi, a mio avviso ha difeso giustamente la necessità del suo intervento come risposta alla iniziativa dei pentastellati pur con modalità dubbie nel loro svolgimento, improvvidamente scaricandone la responsabilità sulla Presidenza della Camera che avrebbe dovuto far dichiarare l’inammissibilità. La Presidente ha indicato i precedenti respingendo l’accusa al mittente. Una mossa quella di Renzi rivolta ad accreditare la legittima difesa del PD e distensiva verso Gentiloni e Mattarella. Lasciamo da parte tutti i retroscena e torniamo al tema iniziale se si sia trattato di profanazione dell’autonomia della Banca d’Italia, uno dei pilastri per il bilanciamento dei poteri. Ebbene un rapido sguardo alla storia d’Italia ci rende avvertiti che già in altre occasioni ci furono accese polemiche anche parlamentari sull’idoneità di Banca d’Italia e del suo titolare nello svolgimento del suo compito, un esempio per tutti quello sull’operato di Fazio ma uno sguardo più internazione, mentre difende la nomina da invadenze parlamentari, non ne sottrae la responsabilità a chi ne è l’artefice finale con pronunce critiche anche parlamentari come accade in America con la Federal reserve. Detto questo, in favore del parere opposto che non si tratti di un attentato-profanazione verso la Banca d’Italia ma di una sconsacrazione di un tempio che non è più tale ci sono le considerazioni di chi sostiene che il vecchio modello è tramontato e finirà per essere completamente sepolto poiché quasi tutti i poteri si sono concentrati sulla Banca europea per poter competere con gli altri colossi mondiali. Sicché la Banca d’Italia non è ormai che un terminal di quella europea, poiché non muove più la leva di nuova moneta, non agisce sul tasso d’interesse, non decide sul controllo di inflazione e dei prezzi né sugli strumenti monetari per la crescita dell’economia. Il problema che ormai è indilazionabile è sapere chi sarà scelto dagli organi competenti. Una soluzione che parrebbe più logica è quella che non vedrebbe né vinti né vincitori e precisamente la riconferma a Visco a termine per 2 anni col doppio intento di non sconfessarlo nel momento in cui si accinge a difendere il suo operato dinnanzi al’apposita Commissione presieduta da Casini ed attenderne gli esiti anche per una riconferma di più lungo periodo. Altra soluzione è quella di un successore nell’ambito dello staff di Banca d’Italia, tra i più papabili Rossi, che ugualmente alla prima non smentirebbe l’affermazione di Gentiloni di operare a piena tutela dell’autonomia della Banca d’Italia.

Roca

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