martedì, 17 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Bitcoin alle stelle, allarme e preoccupazione
Pubblicato il 23-10-2017


bitcoinIl Bitcoin, moneta virtuale, sta diventando un fenomeno preoccupante. Non è più un gioco per amatori delle innovazioni. Da record in record, il Bitcoin ha superato una nuova soglia storica, quella dei 6.000 dollari. Con questo balzo, la criptovaluta fa segnare un rialzo del 500% da inizio anno ma, soprattutto, supera i 100 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, surclassando la dimensione di Goldman Sachs ed eBay.
La stretta delle autorità cinesi, che ha spinto la moneta sotto i 4.000 dollari solo poco più di un mese fa, è servita a poco. Ancora una volta il mercato si interroga sui reali motivi del nuovo boom della valuta elettronica. Fra chi scommette su un’improvvisa e imprevista assenza di contanti in Zimbabwe e chi invece su un aumento delle commissioni per chi fa trading, di certo c’è un grosso movimento speculativo che continua a fare la parte del leone sulla corsa sfrenata del Bitcoin.
Il Bitcoin è una moneta virtuale creata nel 2009 creata da uno o più hacker con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Diversamente dalle altre valute il Bitcoin non ha dietro una Banca centrale che distribuisce nuova moneta ma si basa fondamentalmente su due principi: un network di nodi, cioè di pc, che la gestiscono in modalità distribuita, peer-to-peer; e l’uso di una forte crittografia per validare e rendere sicure le transazioni. I Bitcoin disponibili in rete sono 21 milioni mentre quelli effettivamente in circolazione sono circa 9 milioni. Il valore del Bitcoin è passato da 0 (nel 2009) fino a 1200 dollari (il picco del novembre 2013). Secondo il Financial Times gli scambi totali hanno raggiunto nel 2013 i 10 miliardi di dollari contro i 150 milioni di un anno prima.
Per poter acquistare Bitcoin è necessario aprire un portafoglio/conto virtuale dopodiché occorre collegarsi ai numerosi siti che offrono la valuta virtuale in cambio di denaro (pagamento attraverso bonifico, carte ricaricabili). I Bitcoin possono essere scambiati o spesi (sono accettati da numerose attività commerciali sia virtuali che fisiche).
I vantaggi della moneta virtuale potrebbero essere un uso semplice e veloce con costi di transizione bassi. Invece, gli svantaggi sono il possibile crollo della valutazione e l’affidabilità degli operatori.
Essendo un denaro virtuale il Bitcoin potrebbe essere rubato (per esempio da un attacco hacker) o perso (malfunzionamento dell’hard disk del pc). Una società londinese ha offerto uno strumento di copertura assicurativa sul Bitcoin. L’offerta prevede una sorta di cassetta di sicurezza che protegge dai pirati informatici e che inoltre è coperta da assicurazione.
Il governo cinese ha proibito alle banche di usare Bitcoin per i loro scambi, per prevenire i rischi di riciclaggio di denaro e difendere la stabilità finanziaria. Nessuna restrizione invece per gli scambi tra privati.
La Cina è il primo mercato del Bitcoin con il 35% di tutti i traffici mondiali. Il motore di ricerca baidu.com ha deciso di accettare la moneta virtuale come metodo di pagamento per vari servizi di sicurezza online.
L’ex presidente della Fed, Ben Bernanke, pur parlando di rischi di natura legale e in materia di supervisione, ha detto che il Bitcoin può rappresentare un vantaggio a lungo termine in particolare per quanto riguarda l’innovazione di un sistema di pagamento più veloce, più efficiente e più sicuro.

Tuttavia, a differenza delle  valute a corso legale, i bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta. In Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori, inoltre è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo. L’inflazione da valuta in circolazione non può quindi essere utilizzata da un ente centrale per ridistribuire la ricchezza tra gli utenti.
I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta, e vengono effettuati senza la necessità di un ente esterno che debba fare da supervisore tra le parti. Tale modalità di interscambio rende impossibile annullare la transazione e quindi riappropriarsi delle monete che hanno cambiato di proprietà. Il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini, che ne verificano l’autenticità e la disponibilità dei fondi e la ritrasmettono a loro volta ai nodi a cui sono connessi.
Il numero totale di bitcoin  tende asintoticamente  al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 saranno i tre quarti, in questo modo in meno di 32 anni verranno generate tutte le monete. All’avvicinarsi di quella data e ipotizzando che la richiesta di bitcoin crescerà più che proporzionalmente rispetto alla disponibilità degli stessi, i bitcoin probabilmente subiranno una  deflazione nel valore (cioè un aumento del valore reale) dovuta alla scarsità di nuova moneta. In ogni modo i bitcoin sono divisibili fino all’ottava cifra decimale, permettendo un completo aggiustamento del valore in un ambiente deflazionistico. Secondo gli sviluppatori, in un ambiente con scarsità di bitcoin i nodi anziché finanziarsi con la creazione di nuovi bitcoin trarranno profitto dalla loro capacità di effettuare le transazioni, competendo quindi sui prezzi e mantenendoli bassi.
La moneta virtuale ha raggiunto, nel 2013, il 21% del totale delle operazioni di cambio della  valuta cinese.
Tra gli scenari previsti per un possibile fallimento di Bitcoin, vi sono la svalutazione della moneta, una base di utenti in diminuzione, o un attacco frontale al sistema da parte dei governi. Non è però possibile bandire ogni forma di denaro digitale come Bitcoin.  La decentralizzazione e l’anonimato che fanno intrinsecamente parte di Bitcoin possono essere viste come una reazione ai procedimenti giudiziari nei confronti di aziende che lavoravano nell’ambito del denaro elettronico come  e-gold  e  Liberty Dollar.  Questo perché il sistema in sé è a tutti gli effetti una raccolta del risparmio, pesantemente regolamentata in tutti i paesi del mondo in senso repressivo (per evidenti motivi), e nel caso in questione, come già esposto per Bitcoin, si tratta di una raccolta abusiva. In un’inchiesta di Danny O’Brien pubblicata sull’Irish Times  viene riportato: “Quando mostro alle persone l’economia Bitcoin, chiedono ‘Ma è legale?’ e ‘È un imbroglio?’. Immagino che ci siano avvocati ed economisti che stiano cercando di dare una risposta a queste non semplici domande. Sospetto che la lista delle persone che cerca di dare questa risposta si arricchirà ben presto di legislatori”.  I valori della moneta si fondano sulla fiducia dei suoi utilizzatori. La gestione del bitcoin, e quindi il suo valore e il suo cambio, sono affidati al libero mercato, e quindi alle forze della domanda e dell’offerta.
Nel febbraio del 2011, a seguito della menzione su  Slashdot  e del conseguente  effetto Slashdot,  ci sono state ripercussioni sul valore del Bitcoin e sul corretto funzionamento di alcuni dei siti principali ad esso collegati.
Per quanto concerne la legalità, nessun governo nel Mondo ha dichiarato illegale bitcoin. Estrarre, conservare, fare forex, inviare, ricevere, scambiare bitcoin per beni fisici o virtuali è legale a prescindere dalla clandestinità dei mercati in cui questa moneta, come qualunque altra, è a volte coinvolta.
Grazie al vento che soffia da est, le quotazioni di Bitcoin volano alle stelle. In Cina lo usano per aggirare i limiti imposti dal governo di Pechino agli investimenti finanziari all’estero. In India per nascondere l’evasione fiscale, dopo la cancellazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie. Mentre in Giappone è addirittura diventato un metodo legale di pagamento nelle transazioni commerciali.

Nelle ultime settimane la moneta virtuale ha raggiunto un valore stratosferico soltanto se paragonato a pochi mesi fa. Nel novembre scorso stava a 700 dollari per ogni singolo bitcoin, a febbraio è salito per la prima volta oltre i 1.000 dollari, ad aprile ha sfondato il tetto dei 1.500 dollari. Soltanto nel mese di maggio ha raddoppiato il suo valore.
Una bolla speculativa oppure la folle corsa delle quotazioni ha un suo sottostante razionale? Il volo del bitcoin, come si è detto, ha il suo epicentro nelle economie asiatiche, ma potrebbe conoscere la sua definitiva consacrazione anche negli Stati Uniti. A giorni, la Sec (l’autorità di controllo dei mercari finanziari, l’equivalente della nostra Consob) potrebbe dare il via libera a un Etf (fondo di investimento quotati in Borsa che di solito investe su indice) legato proprio al bitcoin: l’iniziativa è stata presa dai gemelli Winklevoss, i due ex olimpionici di canottaggio diventati famosi per la causa civile contro Mark Zuckerberg al quale contendevano la creazione di Facebook. Un contenzioso legale terminato con un accordo finanziario, i cui proventi sono stati investiti dai due fratelli per buona parte sulla moneta virtuale.
È chiaro che lo sdoganamento delle solitamente severe autorità Usa potrebbe consentire al Bitcoin un nuovo balzo delle quotazioni. Una rincorsa iniziata nel novembre scorso quando l’India, in una notte, ha deciso di mettere fuori corso le banconote da 500 e 1.000 rupie, arrivate a rappresentare l’86% del contante in circolo e il 20% del suo valore. Facile intuire le ragioni del provvedimento: limitare l’uso del contante e far emergere il nero, costringendo i possessori a presentarsi in banca per depositarlo o convertirlo con altri tagli. Piuttosto che segnalarsi al fisco, molti indiani hanno preferito convertire i soldi in bitcoin.

In Cina, il successo della moneta virtuale è più recente, quando in molti hanno capito che utilizzando bitcoin possono aggirare le norme che, a partire dall’estate del 2016, limitano la possibilità di investire all’estero. Paletti introdotti dal governo di Pechino per combattere, anche in questo caso, la vestizione all’estero dei patrimoni dei nuovi ricchi: il sospetto è che dietro alcune acquisizioni di società occidentali non strategiche agli interessi politici cinesi e non di primo piano si nascondano manovre per far girare i soldi e trovare loro una sistemazione nei paradisi fiscali. Anche in questo caso, il bitcoin serve per procedere lo stesso senza usare il renminbi.
In Giappone, se non altro, il successo del bitcoin ha una spiegazione alla luce del sole: da un paio di settimane i pagamenti attraverso la criptomoneta sono perfettamente legali e hanno già raggiunto punte del 40% del totale delle transazione finanziarie effettuate.
Un successo che non si è fermato nemmeno davanti al possibile danno di immagine che avrebbero potuto creare i pirati informatici del caso Wannacry: come noto gli hacker che hanno rubato dati sensibili a centinaia di aziende hanno chiesto un riscatto in bitcoin, per essere meno rintracciabili: ma chi pensava a un crollo delle quotazioni perché legato a una fatto criminale si è sbagliato. Anzi, è stato un nuovo segno del suo inarrestabile successo.
Ma quali misure verranno adottate dagli Stati e dalle Autorità monetarie di tutto il mondo per contrastare questo fenomeno molto pericoloso? Anche in Europa il fenomeno potrebbe permeare anche attraverso siti di trading online che promettono facili guadagni e che sfuggono ad ogni serio controllo.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento