martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Camere con svista d’incostituzionalità!
Pubblicato il 10-10-2017


Il PD è uscito dal bunker forte di una scelta essenziale: non restare soli!
Non restare soli è una necessità vitale per chi si prefigge di essere l’asse portante del sistema politico, a maggior ragione dopo la nuova configurazione tripolare, per di più con la scelta del M5stelle di non fare scelte preelettorali. Una posizione centrale che postula e sollecita alleanze sia sulla sua sinistra che sulla destra previa verifica della convergenza su di un programma condiviso. S’impone con forza la strada maestra delle coalizioni dopo la bocciatura dell’Italicum che portava a casa il ballottaggio per sapere la sera stessa dello scrutinio chi avrebbe governato, leader e maggioranza. Cancellata questa ipotesi dalla Consulta è rimasta in vita il traguardo del 40% necessario per assicurarsi il premio di maggioranza e poter governare. Finalmente si va in questa direzione ed un processo di decantazione è già in atto accantonando posizioni personalistiche senza futuro se non quello di favorire gli schieramenti alternativi pur di fare dispetto agli ex compagni di cordata. Il rosatellum 2 ha il pregio di sbloccare la via verso le coalizioni e ridurre al massimo i trasformismi post elettorali invocando tra l’altro il voto utile per poter governare, un richiamo questo che potrebbe far breccia tra gli astensionisti.
Nota dolente è la scelta dei candidati che riproduce i nominati, grazie alle liste rigide del proporzionale non a caso prevalente rispetto al Mattarellum. Si potrà obbiettare che anche i candidati dei collegi uninominali sono imposti dalle oligarchie dei partiti ma sono scelte che per andare in porto dovranno riscuotere il voto popolare e gli errori possono essere pagati a caro prezzo. Il punto dolente di effettiva incostituzionalità nasce dal vincolo di schieramento tra l’uninominale ed i candidati a liste rigide del proporzionale, una vera e propria camicia di forza che vanifica la ratio su cui poggia l’uninominale, la fiducia personale sulla maggiore o minore idoneità a rappresentare la porzione di territorio a cui sono preposti, la qualcosa può prescindere dalla affiliazione politica. Si potrebbe prefigurare una violenza a voler far scaturire da una libera scelta di un candidato ritenuto affidabile nell’uninominale l’imposizione di un listino bloccato senza concorrenza. Solo il voto disgiunto, non solo per motivi di opportunità sollevati da Cuperlo, può evitare una impugnativa di incostituzionalità che minerebbe la credibilità delle nuove Assemblee.
È di un’assoluta evidenza che il collegamento forzato risponde alla mancanza di reciproca fiducia tra alleati e getta ombre oscure sull’omogeneità delle coalizioni. Di minore rilevanza sono le obbiezioni mosse alle pluricandidature, particolarmente utili alle formazioni minori ma per evitare il mercato delle vacche più fedeli alle oligarchie basterebbe fissare che il pluricandidato è eletto nel collegio dove ha conseguito la percentuale più alta.

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