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Opinioni e commenti
 

Catalogna, dissidi tra Governo e Psoe e… fra socialisti
Pubblicato il 24-10-2017


Patxi López e Pedro Sanchez

Patxi López e Pedro Sanchez

La Catalogna dà un’altra scossa al Governo. Prima gli avvertimenti del Partito Popolare a cui non bastano le nuove elezioni, ma vogliono anche la ‘rettifica’ da Puigdemont, Soraya Saenz de Santamaria si è detta disposta fino a ieri ad ‘adattare’ le misure di intervento al Senato se Puigdemont avesse affermato che non era stata dichiarata l’indipendenza. Ora però le accuse passano sui socialisti accusati di aver deciso di ritirare il loro sostegno all’attuazione dell’articolo 155 della Costituzione se il governo catalano indice nuove elezioni. Albert Rivera ha criticato il partito guidato da Pedro Sánchez, definendo il PSOE “equidistante” e non “chiaramente dalla parte di coloro che difendono la legge” nel conflitto catalano. L’immagine di unità del Governo si sta sbriciolando con i primi disaccordi sull’applicazione dell’articolo 155, e proprio su questo famigerato articolo Rajoy rischia di perdere il sostegno del PSOE.
A peggiorare il tutto una trentina di sindaci che si sono espressi contro la linea iniziale di Sanchez nella federazione catalana socialista.
L’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola contro la Catalogna con il sostegno a Madrid del Psoe ha provocato una frattura nel partito socialista catalano (Psc). Diversi esponenti del partito fra cui l’ex-segretario Raimon Obiols e l’ex-candidata alla segreteria Nuria Parlon hanno chiesto al leader del Psc Miquel Iceta di opporsi al commissariamento duro deciso da Madrid.

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Commenti all'articolo
  1. Non ci sono più alternative, si legge sulla Gazzetta di Modena: entro venerdì il premier catalano Carles Puigdemont, minacciato di destituzione e persino di arresto dal governo centrale di Madrid, deve decidere tra la proclamazione della Repubblica o fare un passo indietro e un ritorno alle urne per evitare un pesantissimo commissariamento. Il conto alla rovescia è partito. Venerdì, salvo colpi di scena, il Senato spagnolo controllato dal premier Mariano Rajoy darà il via libera all’attivazione dell’ormai celebre articolo 155 della Costituzione. “La Spagna vuole una Catalogna dimessa e umiliata, che se alza troppo la voce deve essere castigata” ha ammonito Puigdemont. Sul “Parlament” si esercitano forti pressioni perché non dichiari l’indipendenza giovedì e annunci invece elezioni in dicembre per fermare in tempo la scure del 155. Se non lo farà, le elezioni saranno convocate da Madrid, che prenderà il controllo di amministrazione, finanze, polizia, della radio-tv catalana, con Puigdemont che potrebbe persino finire in manette per “ribellione”. L’ipotesi delle elezioni è sul tavolo del “govern”, ha confermato oggi la Cup, ala sinistra del fronte indipendentista. Che la considera tuttavia “l’opzione peggiore” e preme con parte di Erc del vice presidente Junqueras per l’indipendenza subito. Il portavoce del “govern” Jordi Turull ha confermato implicitamente che se ne parla. Il PdeCat di Puigdemont, Podemos e i socialisti catalani del Psc, pure spaccato, insistono per le elezioni. Puigdemont è impegnato da due giorni in consultazioni non stop: ha incontrato anche il leader socialista Miquel Iceta, probabile “ponte” con il capo dei socialisti spagnoli Pedro Sanchez, finora sulle stesse posizioni di Rajoy. Puigdemont si è detto pronto a parlare davanti al Senato per cercare “fino all’ultimo minuto” il dialogo.

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