martedì, 24 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Catalogna, se l’Europa resta a guardare
Pubblicato il 02-10-2017


Alla fine il referendum sull’indipendenza catalana si è tenuto e come previsto ha vinto il sì. Secondo fonti del governo catalano, 2,26 milioni di persone – su oltre 5,3 milioni di elettori – hanno partecipato alla consultazione referendaria. 2,02 milioni hanno risposto ‘sì’ alla domanda: “Vuoi che la catalogna diventi uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?”. 176.000, invece, il totale di chi ha votato ‘no’. Numeri che non raggiungono la maggioranza assoluta e su cui forse ha influito la chiusura di 319 seggi da parte della polizia nazionale. Ma la partita non è ancora chiusa, adesso la palla torna ai rispettivi governi. Da una parte il presidente catalano Carles Puigdemont ha convocato una riunione del governo per preparare le prossime mosse sulla strada dell’indipendenza, dall’altra il premier spagnolo Mariano Rajoy vede oggi i leader di Psoe e Ciudadanos Pedro Sanchez e Albert Rivera, i due grandi partiti spagnoli che appoggiano dall’opposizione la sua strategia in Catalogna. I tre devono concordare nuove misure. Albert Rivera ha chiesto a Rajoy di attivare l’articolo 155 della costituzione per sospendere l’autonomia catalana prima di una possibile dichiarazione di indipendenza.


catalogna 2“Per la Costituzione spagnola il voto in Catalogna non è legale. Per la Commissione europea si tratta di una questione interna alla Spagna, che deve essere affrontata nel quadro dell’ordine costituzionale spagnolo”. Dopo che le televisioni e il web hanno fatto fare il giro del mondo alle immagini della corrida umana organizzata da Mariano Rajoy e portata a compimento dalla Guardia Civil ai suoi ordini e dopo ventiquattro ore di silenzio, il presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker ha ritrovato un filo di voce e attraverso il suo portavoce, Margaritas Schinas, ha assunto una posizione talmente pilatesca da far impallidire quella tenuta da Ponzio Pilato nel processo che ha segnato duemila anni di storia. Anzi, Pilato al suo confronto fu addirittura temerario: tanto che tentò di salvare Gesù proponendo la sua liberazione in alternativa a quella di Barabba. La rituale condanna della violenza prodotta dalle forze di polizia al comando del suo compagno di partito, Rajoy, è meno del minimo sindacale di quel che da lui ci si potesse legittimamente attendere.

Ma tirarsi fuori da questa vicenda significa sostenere che questa Europa praticamente non esiste più e che il teorico capo del governo che la guida non muove foglia se i potenti (a cominciare dai tedeschi) non vogliono. Sostenere dopo quello che è avvenuto nelle strade di Barcellona e delle città catalane, che tra le parti deve tornare il dialogo senza un intervento “terzo”, di garanzia (non a caso richiesto da Barcellona), equivale a chiudere gli occhi di fronte alla realtà. E la realtà è la delegittimazione di un premier che non è riuscito a trovare una soluzione politica, che ha usato la violenza al posto delle idee, le ragioni della forza invece della forza della ragione. Probabilmente potendo contare a livello europeo sui potenti alleati di partito a cominciare dalla Merkel che nella guida della Spagna a livello economico gli ha lasciato spazi di cui gli altri (a cominciare dai greci) non hanno goduto.

È evidente a tutti che questa è una bomba nucleare nel cuore dell’Europa non semplicemente nel cuore della Spagna, che non è una questione interna nel momento in cui due milioni e duecentomila persone sfidando manganellate e proiettili di gomma, vanno in un seggio per far sentire la propria voce. Poi possiamo discutere sulla legittimità del referendum, sul fatto che si possa dichiarare l’indipendenza sulla base di una affluenza ampiamente inferiore al cinquanta per cento, che c’è stato da parte dei leader catalani una buona dose di avventurismo. Ma farsi di lato o da parte è per l’Unione una dichiarazione di fallimento perché se la Brexit è stata una vicenda in qualche misura subita, questa è una tragedia al contrario largamente voluta. È la dichiarazione di inutilità di una commissione e di un presidente che da un lato sogna di riformare l’Unione e dall’altro si ritira nelle sue stanze quando le situazioni diventano complicate facendo emergere il suo eccezionale deficit di leadership e autonomia. Giulio Andreotti soleva dire che in Italia c’erano due categorie di pazzi: quelli che si credevano Napoleone e quelli che pensavano di riformare le Ferrovie dello Stato. C’è un’altra categoria: quelli che pensano di cambiare l’Europa perdendone per strada i pezzi migliori.

Fondazione Nenni
Blog Fondazione Nenni

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento