mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

L’ACCUSA
Pubblicato il 31-10-2017


APRE CATALOGNA“Alla comunità internazionale, e in particolare all’Europa, chiedo di reagire. Bisogna comprendere che la causa dei catalani è la causa dei valori sui quali è fondata l’Europa: la democrazia, la libertà, la libera espressione, l’accoglienza, la non violenza”. Lo dice il presidente destituito della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont, in conferenza stampa a Bruxelles, nella sede del Press Club di Rue Froissart, a due passi dai palazzi del Consiglio e della Commissione Europea, peraltro semivuoti in questi giorni semifestivi (le scuole in Belgio sono chiuse per la pausa autunnale, dal 30 ottobre al 5 novembre, quindi molte famiglie sono andate in vacanza). “Permettere al governo spagnolo di non dialogare, di tollerare la violenza dell’estrema destra, di imporsi militarmente, di metterci in prigione per 30 anni significa farla finita con l’idea dell’Europa ed è un errore enorme, che pagheremo tutti”, conclude Puigdemont.

Puigdemont nella conferenza stampa ha parlato in catalano, francese, castigliano e inglese. “Con il governo, di cui sono il presidente legittimo – ha detto ancora – ci siamo trasferiti a Bruxelles per rendere evidente il problema catalano nel cuore istituzionale dell’Europa e denunciare anche la politicizzazione della giustizia spagnola, l’assenza di imparzialità, la volontà di perseguire non i delitti e i crimini, ma le idee” Il trasferimento a Bruxelles è stato deciso “anche – aggiunge Puigdemont – per rendere evidente al mondo il grave deficit democratico che c’è oggi nello Stato spagnolo, nonché l’impegno e la risolutezza del popolo catalano per il diritto all’autodeterminazione, per il dialogo e per una soluzione concordata”.

“Non sono qui per chiedere asilo politico. Questa non è una questione belga: sono qui a Bruxelles perché è la capitale d’Europa. Non è una questione che riguarda la politica belga, non c’è alcuna relazione. Sono qui per agire con libertà e in sicurezza”. “Siamo qui – ha detto ancora – alla ricerca di garanzie che per ora alla Catalogna non vengono date in Spagna avete notato quale è il titolo del documento del procuratore generale? ‘Màs dura serà la caìda’ (‘La caduta sarà più dura’): questo denota non un desiderio di giustizia, ma un desiderio di vendetta. E dunque, finché ci sarà il rischio di non avere un processo che garantisca tutti, e in particolare coloro che sono stati presi di mira da gruppi molto violenti, non ci saranno le condizioni oggettive” per tornare in Spagna. “Non scartiamo la possibilità – continua – ma vogliamo poter agire in modo libero e tranquillo. Insisto: non stiamo sfuggendo alle nostre responsabilità davanti alla giustizia”, ma siamo qui a Bruxelles “per avere garanzie giuridiche, nel quadro dell’Unione Europea. Siamo qui come cittadini europei, che possono girare liberi per tutta l’Europa. Dovremo lavorare come governo legittimo e abbiamo deciso che il modo migliore per comunicare al mondo quello che succede in Catalogna era quello di andare nella capitale d’Europa”, conclude Puigdemont.

“Quanto a lungo resterò qui – ha concluso – dipende dalle circostanze. Certo, se ci fosse la garanzia di un trattamento equo e se fosse garantito un processo giusto, con la separazione dei poteri, non ci sarebbero dubbi: tornerei immediatamente. Ma dobbiamo poter continuare a lavorare ed è per questo che venerdì sera abbiamo deciso per questa strategia”, il trasferimento a Bruxelles.

“Vittimista, pieno di incongruenze e di falsità” è il commento di Eva Granado, portavoce del Psc, il partito socialista catalano, che con queste parole ha definito l’intervento di Carles Puigdemont a Bruxelles. “E’ stato un insulto all’intelligenza dei catalani – ha aggiunto – l’esponente socialista – molti indipendentisti non capiscono come sia possibile che il primo che ha abbandonato la nave è responsabile per averci portato fino a questo punto”.

Per il momento dalla Ue non è arrivato nessun commento “Questo è e rimane una questione interna spagnola” ha detto la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva. Puigdemont ha tirato in causa esplicitamente le istituzioni Ue, chiedendo durante la sua conferenza stampa a Bruxelles che intervengano nella questione catalana che è “una questione europea”. Dello stesso tenore le parole del premier belga Charles Michel per il quale Carles Puigdemont “sarà trattato come un qualsiasi cittadino europeo”. “Il signor Puigdemont non è in Belgio né su invito, né su iniziativa del governo belga. La libera circolazione nello spazio Schengen gli permette di essere presente in Belgio senza altre formalità”, ha spiegato Michel, ricordando che l’ex presidente della Generalitat disporrà “degli stessi diritti e degli stessi doveri di ciascun cittadino europeo, né più né meno”. Michel ha sottolineato che il suo governo avrà “contatti diplomatici regolari con la Spagna nel quadro delle circostanze attuali”.

Intanto, il ministro degli esteri spagnolo Alfonso Dastis ha detto che “sarebbe sorprendente” se Puigdemont ottenesse l’asilo politico in Belgio. Fra paesi Ue “non sarebbe una situazione di normalità”, ha aggiunto. La decisione ha però ammesso non sarebbe presa dal governo ma dalla giustizia belga. Dastis ha detto anche di avere scambiato messaggi con il collega belga Didier Reynders.

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Commenti all'articolo
  1. Pioggia di critiche sulla strategia del procuratore generale dello Stato spagnolo Juan Manueel Maza contro Carles Puigdemont e gli altri leader catalani accusati di “ribellione” e minacciati con 30 anni di carcere, si legge sulla Gazzetta di Modena. Un’incriminazione “inaudita”, “giuridicamente infondata”, ha tuonato l’avvocato del “president” Jaume Alonso Cuevilla. La linea di Maza, vicino al ministro della giustizia Rafael Català, viene contestata soprattutto perché rappresenta una lettura “politica” dell’articolo 472 del codice penale post-franchista, modificato dal parlamento nel 1995, secondo il quale perché si possa parlare di “ribellione” deve esserci un “sollevamento pubblico e violento”. Che in Catalogna non c’è stato: il fronte indipendentista è sempre stato rigorosamente pacifico. Il costituzionalista Diego Lopez Garrido, ex deputato socialista ed ex segretario di Stato di José Luis Zapatero, uno dei padri della riforma del codice penale, ha bocciato la mossa del procuratore. Lopez Garrido, redattore nel 1995 dell’articolo 472, ha ricordato che perché ci sia “ribellione” deve assolutamente esserci “sollevamento violento: “La ‘ribellione – ha dichiarato – esiste solo ‘nell’immaginazione’ di Maza”.

  2. 60 giorni di tempo – si legge sulla Gazzetta di Modena – per decidere se consegnare a Madrid l’ex presidente catalano in caso di mandato d’arresto europeo. Se Carles Puigdemont e i suoi ministri non si presenteranno la procura potrà chiedere alla magistratura di ordinare il loro accompagnamento coatto emettendo il suddetto mandato d’arresto europeo, in teoria di esecuzione quasi matematica tra paesi EU. In Belgio però la legge prevede che possa essere eseguito senza un esame dei tribunali solo per un certo numero di reati del codice penale belga. “Ribellione” e “sedizione” non ne fanno parte. Ricevendo l’ordine d’arresto dalla Spagna, le autorità belghe dovrebbero fermare i dirigenti catalani e metterli a disposizione di un giudice, che dovrebbe decidere se rimetterli in libertà fino alla sentenza definitiva. Se rifiutano la consegna alla Spagna, una decisione in merito dovrà essere presa entro 15 giorni dalla Camera di consiglio di Bruxelles. In caso di ricorso, ci vorranno altri 15 giorni. Infine un’ultima sentenza, sempre entro 15 giorni, può essere richiesta alla Corte di cassazione. La legge belga consente poi di respingere una richiesta di estradizione per alcuni motivi, in particolare se si teme per la violazione dei diritti fondamentali della persona.

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