giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Contraccezione, un’idea antica sul ‘proletariato’
Pubblicato il 16-10-2017


abortDi tutte le discussioni scientifiche quella che stenta a decollare ancora oggi in Italia è quella della contraccezione. Nel libro ‘Storia della Contraccezione in Italia tra falsi moralisti, scienziati e sessisti’ il giovane ricercatore Matteo Loconsole prova a mostrare come sia nata e si sia evoluta l’idea della Contraccezione, attraverso uno studio dettagliato sull’origine dei primi studi sulla contraccezione nel post Risorgimento italiano e lo fa partendo dal neomalthusianesimo italiano e da una rivista (per l’epoca) all’avanguardia ‘L’educazione sessuale’. Luigi Berta, Secondo Giorni, Alfredo Polledro, Ettorina Cecchi e altri sfidarono la morale pudica di quell’Italia in cui l’onanismo e l’omosessualità erano dei tabù.

Attraverso i dibattiti che coinvolsero non solo gli anarchici e i socialisti, ma anche antropologi, scienziati e ginecologi, Loconsole ci mostra come il preconcetto per cui un decollo dello studio in Italia non sia stato impedito tanto dalla Chiesa, ma dal maschilismo radicato nella società di allora come di quella odierna. Il grande merito fu però quello di stimolare la crescita di un vero e proprio ‘protofemminismo’, i cui adepti non erano solo le donne, ma anche uomini che riconoscevano che “se la donna ha l’utero per sopportare la gravidanza, ha anche un cervello per pensare, dei sensi per godere tutti gli altri piaceri della vita”, come scrisse Luigi Fabbri, anarchico e saggista italiano perseguitato dal Fascismo. Curioso è poi riscoprire attraverso questo libro che il fondatore del fascismo, Benito Mussolini, prima di promuovere slogan sulla ‘forza’ della prole, sia stato tra coloro che consideravano necessario il controllo delle nascite. Nel questionario sulla rivista “L’educazione sessuale” quello che sarà poi il Duce affermò che “la prudenza procreativa non solo non è una dottrina immorale e pornografica, ma è un atto di saggezza, di responsabilità e probità che dovrebbe essere comune a tutti gli uomini che non vogliono scroccare la fama di ‘animali ragionevoli'”.

L’analisi di Loconsole è importante anche e soprattutto per i movimenti di sinistra dell’epoca in un periodo in cui il proletariato rappresentava una ‘potenza’ proprio in quanto forza numerica e la cui ricchezza era data proprio da quella prole che il controllo delle nascite rischiava di arginare. Inoltre il timore per il Partito Socialista era di portare avanti delle idee ‘eretiche’ come la libertà sessuale con il rischio di screditare i Movimenti operai ancora molto legati alla moralità delle donna in un’epoca in cui non le era consentito nemmeno il voto per censo.
Ma attraverso le analisi di questo libro scopriamo come il grande merito del Neomalthusianesimo sia stato, forse involontariamente, quello di riconoscere un ruolo alla donna non solo come ‘corpo da fecondare’ o meno, ma come essere consapevole, attraverso una giusta educazione sessuale che la porti così ad essere (se vuole) una buona madre. Inoltre dagli sviluppi sullo studio tra la teoria che si rifà al pensiero dell’economista Thomas Malthus e il femminismo scopriamo quanto in realtà il problema di una spinta sulla contraccezione sia legata alla società e al corpo della donna. Il legame matrimoniale, la libertà sessuale, l’indipendenza economica sono tutti temi e aspetti che vengono generati dalla possibilità della contraccezione e quindi dell’emancipazione femminile.libro loconsole

Matteo Loconsole, Storia della contraccezione in Italia tra falsi moralisti, scienziati e sessisti. Edizione Pendragon, 2017 – 15.00 Euro

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