mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Fabio Fabbri
Le buone ragioni di Aldo Forbice… e dei socialisti
Pubblicato il 16-10-2017


Intervengo volentieri nel dibattito promosso da Aldo Forbice, che riguarda in buona sostanza la “nostra esistenza politica” oggi e nel prossimo futuro. Potrei limitarmi ad esclamare: concordo interamente sulla diagnosi e anche sulla proposta. Forbice ricorda agli immemori che lo scenario politico italiano ed europeo è profondamente cambiato. E tuttavia noi ci comportiamo come se “il nuovo corso” del socialismo italiano promosso da Bettino Craxi fosse ancora in pieno svolgimento, mentre i partiti socialisti e socialdemocratici europei sono al potere e stanno continuando a costruire quella che Craxi chiamava “la più alta civiltà realizzata dall’uomo sulla terra”. Purtroppo non è così e, per quanto ci riguarda, stiamo ancora tentando di sopravvivere tra le macerie della grande slavina del 1992.

Il nostro rischio, o addirittura la nostra condizione, appare assai vicina a quella delle “Associazioni combattenti e reduci”, che si pascono dell’illustre passato, ma sono ontologicamente incapaci di concorrere alla costruzione del futuro. Mi viene alla mente quel guerriero raccontato, se non ricordo male, da Matteo Maria Boiardo :”E come avviene, qund’uno è riscaldato\Che le ferite per allor non sente,\Così colui, del colpo non accorto,\Andava combattendo ed era morto.”.

Intanto, constato con piacere che Aldo Forbice ha beneficiato della visitazione di Bozzolo, terra civilissima del riformismo socialista nobilmente impersonato da Piero Caleffi. Qui si mangia bene e si discute di politica senza faziosità. Nella Pretura di Bozzolo ho fatto, chissà quanti anni fa, una delle mie prime difese penali, con il piacere di indossare la toga.

Qui, caro Aldo, hai constatato con raccapriccio che l’assemblea dei tuoi uditori era composta da vegliardi. Essi meritano la nostra riconoscenza ed il nostro affetto. Ma è nostro dovere è conquistare con le nostre idee che vengono da lontano (“Il futuro ha un cuore antico”) anche una fetta delle nuove generazioni.

Il Tuo timore, e forse la Tua quasi certezza, è che con il cucchiaio di raccolta chiamato PSI non si diventa protagonisti, anche per una minima parte, del dibattito e della vita politica.

Per parte mia sto da tempo pensando che gli eredi della tradizione socialista debbono operare principalmente con nuovi mezzi di elaborazione e di comunicazione politica, più efficaci e più adatti alla nostra condizione, pur senza ripudiare la “forma partito”. Non è una prospettiva umiliante. Anche i profeti disarmati (così li chiamava Niccolò Machiavelli) possono concorrere a “fare la storia”.

E’ vero, caro Forbice, quel che hai constatato a Bozzolo: il Psi “ha esaurito la sua spinta propulsiva” e sembra appartenere “più al passato che al futuro”. E tuttavia le nostre organizzazioni e i nostri circoli politico-culturali sono ancora attivi in molte parti d’Italia: talora con qualche capacità di attrazione elettorale, sempre, al centro ed anche in periferia, in grado di funzionare come serbatoi di idee e di ideali.

Dunque, specialmente sotto il secondo profilo, siamo ancora in grado di progettare e di “pensare Paese”, come heri dicebamus. Lo testimoniano i dibattiti storico-politici promossi dalla Fondazione Socialismo , le pagine sapide di Mondoperaio, che associano alla riflessione sul passato i progetti per il futuro. E sono anche vive e incisive le quotidiane battaglie dell’Avanti!, di cui sogniamo il ritorno nelle edicole, almeno una volta la settimana.

Dunque possiamo difenderci dal pericolo di essere prigionieri del passato, se sapremo affermare la nostra vitalità politica organizzando presto e bene la preannunciata Conferenza Programmatica che chiamiamo “Rimini II”.

Le idee nuove si fanno strada anche negli anni bui. Così accade quando i radicali di Mario Pannunzio e i repubblicani Ugo La Malfa – una minoranza coraggiosa – costruirono nei loro Convegni la piattaforma politica dei primi governi riformatori del centro-sinistra con la partecipazione del PSI: il Psi di Pietro Nenni, di Riccardo Lombardi e di Antonio Giolitti.

Forse sono inguaribilmente ottimista, ma avverto che sta crescendo in una parte sia pur minoritaria del Paese il desiderio di mandare in Parlamento un pugnace conglomerato riformista, liberaldemocratico e coraggiosamente “ventoteniano”, animato dal desiderio di far uscire l’Italia dal pantano in cui l’hanno immersa, insieme ai populisti, le faide di potere dei postcomunisti vecchi e nuovi: dimentichi di aver avuto torto dalla storia. E’ davanti ai nostri occhi la prova che costoro sono ormai i generali delle sconfitte: basta pensare alla vittoria di centinaia di liste civiche che conquistano centinaia di Comuni un tempo “rossi”, punendo la mediocrità e la litigiosità intestina dei “grandi” partiti. L’ultimo caso eclatante è quello di Parma. Ebbene, anche questo civismo virtuoso merita di essere rappresentato nel Parlamento della Repubblica., forse con una lista nazionale, ad un tempo civica ed europeista.

In questo contesto, che chiama alla mobilitazione energie nuove, mi sembra una vivida luce che brilla nell’oscurità il messaggio di Riccardo Nencini, che ho letto su questo giornale: “Al lavoro per una formazione riformista che abbia lavoro ed Europa nel cuore. Che si presenti alle prossime elezioni accogliendo il meglio delle culture democratiche, socialiste, civiche, laiche. Che concorra alla vittoria del centro-sinistra. Che combatta il seme del secessionismo. Che ci renda più giusti e più liberi”. Mi permetto di chiosare: << liberi anche dagli insopportabili “fratelli coltelli”. >>.

OK, Riccardo: en marche, a testa alta. E’ sempre meglio accendere una candela che imprecare contro l’oscurità, magari ripensando a quanto ha detto del socialismo italiano Giorgio Ruffolo: “Cent’anni di storia, che sono anche cent’anni di gloria”. E riflettiamo sulla possibile sinergia con quel che resta della migliore tradizione democristiana: anche Pierferdinando Casini e Angelino Alfano sono allergici al vassallaggio.

Buon lavoro, compagni. Sono pronto, nel mio piccolo, a dare una mano.

Fabio Fabbri

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