sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Gentiloni: prossimi 10 mesi decisivi per l’Europa
Pubblicato il 18-10-2017


Camera - Informativa urgente del Governo sulla liberazione delle due ragazze

Futuro dell’Unione europea, temi migratori e Brexit i temi principali che verranno affrontati nel Consiglio europeo del 19 e 20 ottobre a Bruxelles. Il premier Paolo Gentiloni ne ha discusso ieri nel corso di due telefonate distinte con il presidente francese Emmanuel Macron e con il primo ministro britannico Theresa May. Gentiloni oggi è intervenuto alla Camera in vista dell’appuntamento europeo di domani e ha parlato di mesi decisivi per imprimere una svolta all’Unione nel segno dell’integrazione.

La Camera ha poi approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio con 239 sì e 144 no. La Camera ha anche approvato le risoluzioni di Mdp e Alternativa Libera, su cui il Governo aveva espresso parere favorevole. Respinte le risoluzioni di M5S, Fi, Lega, Fdi e Si.

“Noi – ha detto Gentiloni nel suo intervento – siamo dalla parte di chi dice ‘più Europa’ e non di chi dice ‘contrapponiamo il nostro Paese all’Europa’”, scandisce a mo’ di slogan il presidente, sottolineando che “nel 2019 si avvia la fase del rinnovo del Parlamento e di tutte le istituzioni europee” quindi “il momento di discutere di nuove politiche – non dico i trattati – dell’Unione europea è ora”. I prossimi “10-15 mesi” si riveleranno “decisivi” o, al contrario, possono lasciare la situazione così com’è. “Ma – avverte il presidente – non possiamo permetterci di passare dalla tempesta perfetta del 2015 alle occasioni perdute del 2017-18, non possiamo farci dettare la velocità dagli ultimi vagoni del treno europeo cioè da chi dice di non volere alcuna spinta europeista pur volendo tutti i vantaggi dell’appartenere all’Unione”. Gentiloni striglia poi chi, come la Lega o Fratelli d’Italia ma non soltanto, simpatizza per chi chiude le frontiere ai migranti, come l’Austria. “Dico a chi si rallegra delle posizioni sovraniste ai confini del nostro Paese, che si rallegra per qualcosa che va contro l’Italia. E’ qualcosa – ammonisce – che dovremmo contrastare sul piano politico e diplomatico, e credo che il Parlamento dovrebbe e potrebbe impegnarsi in questo senso”. Gentiloni evoca poi “il lungo inverno del nostro scontento europeo” che sembrava essersi concluso con la “primavera romana in Campidoglio” in occasione della cerimonia dei Trattati europei, e invita a tradurre quel consenso in politiche concrete.

In questo senso, nel Consiglio di domani e dopodomani saranno fatti “passi decisivi” sul fronte della difesa comune e della Web tax per i giganti della rete. Invece, su lavoro e crescita “restano ancora tutti da fare”. Il premier non risparmia critiche poi alla Brexit: una scelta “democratica e che rispettiamo”, ma che “non ha portato a quelle conseguenze magnifiche e spettacolari promesse”. “Anzi – sottolinea Gentiloni -, il contesto in cui Regno Unito si muove è di innegabile maggiore difficoltà”. Il presidente del Consiglio poi riaccende i fari sulla questione migranti, su cui l’Italia è “orgogliosa di aver dato il buon esempio”. Ma, se la commissione europea si è spesa, non si può dire altrettanto di tutti gli Stati membri. “Serve un impegno maggiore dei Paesi europei. Abbiamo bisogno di più risorse e di più presenza delle organizzazioni umanitarie nei campi in Libia”, sottolinea il premier. Infine un accenno alla candidatura di Milano per ospitare l’Agenzia europea del farmaco, finora con sede a Londra. “Pur risultando tra le due o tre candidature migliori possibili – ammette Gentiloni -, non sarà una competizione facile”.

Alla vigilia del vertice europeo il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, in una lettera ai leader dei Ventotto, ha sottolineato che l’unità europea va difesa in quanto è la “nostra maggiore” dell’Unione europea. “Dovremmo preservare l’unità che siamo stati in grado di sviluppare nell’ultimo anno”, scrive Tusk, in riferimento all’agenda dei leader dopo la conclusione del percorso delineato nella roadmap di Bratislava (settembre 2016). “Abbiamo bisogno di unità per risolvere la crisi migratoria, per affrontare gli aspetti meno giusti della globalizzazione”, oltre che per i rapporti con “i paesi terzi, per limitare il danno causato dalla Brexit e per preservare un ordine internazionale basato sul diritto in questo momento difficile”.

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