martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Gerusalemme, 30.000 donne in marcia per la pace
Pubblicato il 12-10-2017


WomenWagePeace

S’è conclusa il 10 ottobre, a Gerusalemme, la marcia della pace: evento organizzato dal nuovo Movimento Women Wage Peace (letteralm. “Le Donne Dichiarano la pace”), che ha coinvolto 30.000 donne palestinesi e israeliane, provenienti da tutti gli angoli del Paese per percorrere insieme la via della speranza e della pace. Questo storico evento, che apre prospettive veramente nuove, è partito il 24 settembre 2017, con una cerimonia d’ inaugurazione che ha conciso con l’inizio del nuovo anno ebraico, da Sderot la mattina e la sera presso il Kibbutz Tzeelim.

Quattro le rotte percorse, Sud, Nord, Ovest, ed Est, che hanno toccato numerose città e località tra le quali: Kissoufim, Zeelim, Yerouham, Rahat, Beer Sheva, Arad, Gush Etzion (vicino Eli), Dimona (il 26 settembre); Nazaret (il 3 ottobre); Jaffa (il 6). L’8 ottobre le donne ebree e palestinesi si sono incontrate nel villaggio di pace di Agar e Sarah, costruito nella pianura accanto al Mar Morto, dove hanno organizzato gruppi di discussione, mostre artistiche e eventi musicali con la partecipazione di artisti di ogni provenienza.
Giunte a Gerusalemme nelle date del 9 e 10 ottobre, le “costruttrici di pace” hanno innalzato una grande “Capanna della Pace” (Sukkàt Shalom), dentro cui hanno condotto incontri e gruppi di studio; il 10 ottobre, hanno inaugurato un Parlamento femminile (Knesset). Tutta la marcia è stata accompagnata da un Manifesto congiunto per la pace rivolto a israeliani e palestinesi, co-firmato dalle donne: che sarà presentato alla Knesset all’apertura della Sessione Invernale.

“Nei nostri incontri – dichiara la scrittrice di religione ebraica Shazarahel, Vice Presidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cili-Italia e Coordinatrice del Dipartimento Donne del movimento “Uniti per Unire” – a volte ci abbracciamo e piangiamo di commozione le une sulle spalle delle altre, e senza bisogno di dirci nulla. Diverse donne hanno infatti perso un figlio, un marito, comunque qualcuno dei propri cari. Ogni famiglia israeliana e palestinese ha almeno un morto fra i propri cari, perso a causa del conflitto.I media ci hanno abituato alle liste numeriche di morti. Quando ascolti le testimonianze dal vivo di chi invece ha perso uno dei propri cari, ti rendi conto che ogni morto non è un “numero anonimo” , dietro ogni morto c’è tutto un mondo di sofferenza, di affetti recisi, di famiglie spezzate”.

“Trentamila grazie a tutte le donne musulmane, ebree, cristiane e laiche che hanno marciato per la pace, e che stanno scrivendo una nuova pagina della storia del dialogo in Medio Oriente”, dichiara Foad Aodi, Focal Point per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà-UNAoC (Organismo Onu), e fondatore della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa CILI-Italia e di Uniti per Unire. “Queste donne – prosegue – hanno coinvolto trasversalmente diverse realtà in Terra Santa, con grande volontà e impegno per concretizzare una proposta di pace vera e duratura: facendo cadere il muro della paura, della diffidenza, del silenzio e delle false illusioni”.

Fabrizio Federici

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