martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Gli Usa escono dall’Unesco per pregiudizi “anti Israele”
Pubblicato il 12-10-2017


unescoGli Stati Uniti hanno notificato all’Unesco la loro uscita dall’organizzazione, la decisione sarà effettiva dalla fine del 2018 e gli Usa resteranno osservatori. In una dichiarazione diffusa dalla portavoce Heather Nauert, il dipartimento di Stato ha affermato che “la decisione non è stata presa alla leggera e riflette le preoccupazioni americane per i crescenti arretrati dell’Unesco, la necessità di riforme fondamentali per questa organizzazione e il continuo pregiudizio anti israeliano all’Unesco”. Ovvero a causa delle recenti risoluzioni che hanno condannato Israele e gli insediamenti, incluse quella su Hebron, in Cisgiordania, dichiarata parte del patrimonio storico palestinese, e l’altra sulla Città Vecchia di Gerusalemme.
Ma la decisione sarebbe legata anche alla somma – circa 500 milioni di dollari – che gli Usa devono all’Unesco da quando hanno sospeso l’erogazione dei fondi annuali nel 2011 per il riconoscimento della Palestina come stato membro dell’organizzazione, pur mantenendo un ufficio nel quartier generale di Parigi. In ogni caso non è la prima volta che gli Usa lasciano l’organizzazione, gli Stati Uniti avevano già lasciato una volta l’Unesco negli anni Ottanta, quando era presidente Ronald Reagan per rientrarvi vent’anni dopo sotto George Bush figlio.
“Mi rammarico profondamente per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Unesco, di cui ho ricevuto notifica ufficiale con una lettera del segretario di stato americano, Rex Tillerson”, si legge in un comunicato della direttrice generale dell’Organizzazione con sede a Parigi, Irina Bokova.
Il ritiro Usa dall’Unesco “a causa delle relazioni con Israele è una decisione “da apprezzare”. Lo ha detto via twitter, in una prima reazione da parte israeliana, l’ex ministro degli esteri e negoziatore capo, Tizpi Livni. “È un messaggio al mondo – ha proseguito – che c’è un prezzo alla politicizzazione, alla storia unilaterale e distorta”.
Nel frattempo a Parigi si sta votando in questi giorni per eleggere il nuovo direttore generale. Per ora sono rimasti in lizza due soli candidati che sono pari a livello di preferenze: l’ex ministro della cultura francese Audrey Azoulay e il suo omologo del Qatar Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari su cui Israele ha già espresso le proprie preoccupazioni.

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