martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

I compagni di viaggio della sinistra riformista
Pubblicato il 12-10-2017


Secondo un sondaggio del 1977 “la metà dei militanti del Pci riteneva i diritti individuali meglio garantiti in Urss che in Italia”! Lo riporta il CORRIERE DELLA SERA del 12 ottobre 2017 a p. 51 presentando una ricerca sull’Ottobre Rosso. Questo per dire quanti danni alla capacità di discernimento aveva fatto la propaganda pro-sovietica nelle teste dei comunisti italiani e non solo: una parte considerevole della intellettualità autodefinitasi “progressista” non era infatti lontana da tali travisamenti. Premetto questa notazione ad un commento all’articolo di Roan Johnson su come “ragionano oggi gli elettori di sinistra”, pubblicato dalla rivista SETTE del 5 ottobre 2017: per chi pensa di essere ‘autenticamente’ di sinistra – afferma Johnson – nessuno è di sinistra, a parte lui stesso e una decina di amici. In realtà questa auto-considerazione di ‘autenticità’ ha radici più profonde che rimandano alla vocazione settaria e alla pretesa ‘superiorità morale’ delle organizzazioni comuniste.

All’opposto, chi ha una visione di sinistra laica, sarà ben felice che ci possano esserne tanti altri collocati ben più a sinistra: ad esempio c’erano appunto i massimalisti e i comunisti, considerati da Filippo Turati “la corrente reazionaria del socialismo”, partiti e persone che giustificavano la violenza e la tirannia di classe. Ne è un esempio incredibile Berlinguer, la cui foto campeggia nel citato articolo di Johnson: questi arrivò solo nel 1981 a constatare la “fine della spinta propulsiva” della rivoluzione d’Ottobre! Finalmente avrà detto qualcuno;  ma lui e la sua tradizione politica con ciò esprimevano un giudizio positivo sulla precedente “spinta propulsiva”, che invece si era retta su una guerra civile-terroristica che tra il 1917 e il 1922 aveva portato a circa 9 milioni di morti e poi – sempre quando la spinta era ancora “propulsiva”- a 50 milioni di morti nel periodo staliniano 1924/1953: «media dei morti tra le varie fonti, esclusi quelli dovuti alla Seconda guerra mondiale» secondo il rendiconto riportato nella ricerca curata da Antonella Salomoni, La Rivoluzione Russa (Rcs, Milano, 2015).

Altro esempio incredibile è quello di Gramsci: ben presentato dal menzionato Johnson come un mite pensatore, il ragionatore pessimista che invoca “l’ottimismo della volontà”, è invece considerato dalla storiografia non edulcorata, il più grande bolscevico occidentale, un leninista che in odio a chi preferiva seguire una via democratica giunse a definire Giacomo Matteotti, a pochi giorni dal suo funerale, il “pellegrino del nulla”, un sostenitore di idee “senza risultato e senza vie d’uscita” proprio perché non violente. Ora, Matteotti fu proprio l’opposto di un agitatore inconcludente, fu il leader “propositivo” capace di indicare le vie per organizzare le classi popolari e per attrezzarle culturalmente sulle questioni economiche e amministrative oltre che politiche. Piero Gobetti, il giovane “rivoluzionario liberale” che cadrà anch’egli vittima dei fascisti, individuerà in Matteotti “l’avversario vero” del fascismo, l’unico in grado di unire le forze per opporsi al nuovo regime: per questo fu ucciso!  Ecco, noi siamo persone di sinistra felici di avere come indimenticati maestri Turati e Matteotti, i tanto “rinnegati” riformisti della propaganda comunista che fa ancora un po’ di scuola a sinistra, visto come vengono trattati coi guanti bianchi gli esponenti di quella trista propaganda. Non è un caso che il Pd consideri (speriamo per poco ancora) i citati Berlinguer e Gramsci come illustri ispiratori: altri – più miti e democratici – dovranno essere i maestri e i compagni di viaggio della sinistra riformista.

Nicola Zoller

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