lunedì, 23 aprile 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

RISCHIO AUTOGOL
Pubblicato il 18-10-2017


ignazio-visco

Il 31 ottobre prossimo scade il mandato al Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Sono già iniziate le manovre per sostituirlo. La spinta arriva dal PD sceso in campo con una mozione. In vista del voto alla Camera sulle mozioni Banca d’Italia, il dispositivo della mozione del PD a prima firma ‘Fregolent’ recita: “Si impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa utile a rafforzare l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario ai fini della tutela del risparmio e della promozione di un maggiore clima di fiducia dei cittadini nei confronti del sistema creditizio individuando a tal fine, nell’ambito delle proprie prerogative, la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell’Istituto, tenuto conto anche del mutato contesto e delle nuove competenze attribuite alla Banca d’Italia negli anni più recenti”.

Nelle premesse della mozione si ricordano le nuove funzioni attribuite nel 2015 e nel 2016 a Bankitalia, e cioè Autorità nazionale competente nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico e di Autorità nazionale di risoluzione delle crisi nell’ambito del Meccanismo di risoluzione unico, funzioni estremamente complesse da esercitare in un ambiente caratterizzato da difficoltà crescenti e cambiamenti profondi e che richiedono un’azione efficiente, responsabile e imparziale.

Ancora nelle premesse della mozione si sottolinea come la scelta che si porrà alla scadenza del mandato di Ignazio Visco (se riconfermarlo o individuare appunto una nuova figura) è “particolarmente delicata in considerazione del fatto che l’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall’emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che a prescindere dalle ragioni che le hanno originate, sulle quali si pronunceranno gli organi competenti, ivi compresa la Commissione d’inchiesta appositamente istituita, avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie. Nella mozione, si ricorda infine che: “Le predette situazioni di crisi o di dissesto hanno costretto il governo e il Parlamento ad approvare interventi straordinari per tutelare, anche attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche, i risparmiatori e salvaguardare la stabilità finanziaria, in assenza dei quali si sarebbero determinati effetti drammatici sull’intero sistema bancario, sul risparmio dei cittadini, sul credito al sistema produttivo e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali”.

Successivamente, il Pd ha riformulato le premesse della mozione sulla nomina del governatore della Banca d’Italia, venendo incontro alla richiesta del Governo esplicitata in Aula dal sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta, nel dare i pareri sulle mozioni. Una versione più soft nei confronti della gestione di Ignazio Visco, ma non cambia il dispositivo finale, in cui si chiede: “Una figura più idonea a garantire nuova fiducia nell’istituto di via Nazionale.

Dalle premesse è stato eliminato il seguente capoverso sulle crisi bancarie degli ultimi anni “che a prescindere dalle ragioni che le hanno originate, sulle quali si pronunceranno gli organi competenti, ivi compresa la Commissione d’inchiesta all’uopo istituita, avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie”. Resta però annotato che: “L’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall’emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche”.

L’ex segretario Walter Veltroni giudica il documento presentato ieri dal Pd contro il governatore Visco “incomprensibile ed ingiustificabile”. “Da sempre la Banca d’Italia – ha detto Veltroni – è un patrimonio di indipendenza e di autonomia per l’intero paese. Per questo mi appare incomprensibile e ingiustificabile la mozione parlamentare del Pd”.

Sulla mozione del Pd che punta a non rinnovare l’incarico del governatore della Banca d’Italia a Ignazio Visco, l’Abi non si è espressa. I banchieri, riuniti nella sede dell’Abi per il comitato esecutivo, per ora hanno scelto il silenzio. “Non abbiamo niente da dire”, ha sottolineato il presidente di Banca Intesa San Paolo, Gian Maria Pietro Gros. Nessun commento anche da Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi, e Flavio Valeri, chief country officer di Deutsche Bank in Italia.

Mettendo in dubbio l’efficacia dell’azione di vigilanza svolta da Palazzo Koch, con la mozione approvata dalla Camera, il Pd ha scaricato platealmente il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, arrivato quasi al termine del suo mandato, e impegna il Governo ad individuare un nuovo nome per la guida di via Nazionale. Si è imposta, dunque, la linea voluta dal segretario del PD, Matteo Renzi, che sembrerebbe non sia condivisa dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, piuttosto favorevole ad una riconferma del governatore uscente.

In Aula erano già state presentate le mozioni di Cinque Stelle e Lega che prevedevano esplicitamente di impegnare l’Esecutivo a non proporre la conferma di Visco. La mozione del Pd arriva solo a ridosso delle votazioni, il senso politico è lo stesso. Ma già prima che venga depositata, il Governo, sembrerebbe, in stretto contatto col Quirinale, è intervenuto per far ammorbidire il testo: la prima versione parlava espressamente di “prospettiva di discontinuità” a palazzo Koch. L’intervento dell’esecutivo riesce a far eliminare l’inciso.

Ma, l’indicazione è rimasta: a Palazzo Koch serve un volto nuovo, per girare pagina dopo le crisi bancarie degli ultimi anni. Un’ulteriore mediazione viene attuata in Aula, stavolta sulle premesse, pur non arrivando alla ‘mala gestione’ di cui l’M5S accusa il governatore, le critiche sono comunque severe. Il sottosegretario Baretta, in Aula per il governo, ha chiesto la riformulazione per poter dare parere favorevole. Il Pd accoglie, e alla fine viene tolta la frase in cui si affermava che le crisi bancarie degli scorsi anni “avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione”. Resta però la valutazione sul fatto che “l’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall’emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche”.

Del resto, in uno dei passaggi del suo libro “Avanti”, pubblicato qualche mese fa, Renzi aveva già espresso il suo giudizio sulla gestione Visco: “Quando arriviamo a Palazzo Chigi il dossier banche è uno di quelli più spinosi. Ci affidiamo quasi totalmente alle valutazioni e alle considerazioni della Banca d’Italia, rispettosi della solida tradizione di quella prestigiosa istituzione. E questo è il nostro errore, che pagheremo assai caro dal punto di vista della reputazione più che della sostanza”.

Ora è arrivato l’affondo in Aula. Renzi non vuole commentare dal treno del Pd, ma a spiegarlo ci pensa Matteo Richetti, anche lui a bordo dello stesso convoglio: “Il Pd non entra nel merito della decisione che compete al governo e al presidente del Consiglio, ma il Pd non si può sottrarre da un giudizio e traccia la necessità di aprire una fase nuova”.

Una mossa, quella di Renzi, che apre un altro fronte con Mdp. Il giudizio di Pierluigi Bersani è durissimo: “È una cosa fuori dalla logica. Non puoi portare in piazza la Banca d’Italia così. Il partito di maggioranza, il Pd, ha tutti gli strumenti per decidere quello che ritiene: c’ha il governo, c’ha il presidente del Consiglio. Cominciamo a essere fuori…”. E critico è anche Marco Meloni, deputato del PD molto vicino ad Enrico Letta, che scegliendo di non votare la mozione, ha detto: “Un risiko gravissimo, Renzi non capisce che la deve smettere di giocare con le banche”.

Muovendo contro il governatore della Banca d’Italia, arrivato alla scadenza del mandato, la mozione del Pd, approvata dalla Camera, ha spiazzato il governo destando preoccupazione anche al Quirinale. Il richiamo di Sergio Mattarella, riferito da fonti parlamentari, è netto: “Le scelte riguardanti la Banca d’Italia devono essere ispirate a esclusivi criteri di salvaguardia dell’autonomia e indipendenza dell’Istituto nell’interesse della situazione economica del nostro Paese e della tutela del risparmio degli italiani. A questi principi devono attenersi le azioni di tutti gli organi della Repubblica, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo”.

Fino a pochi minuti prima l’inizio del dibattito, in Aula erano pervenute solo le mozioni delle opposizioni, tra cui quelle molto dure di M5S e Lega che chiedevano esplicitamente al Governo di non riproporre Visco per un secondo mandato. Non sarebbe stato un problema, per il Governo, visti i numeri di Montecitorio. Ma, a sorpresa, è arrivata anche la mozione Pd, che ha cambiato lo scenario. In serata, Renzi ha ribadito: “Se vogliamo dare un giudizio sul passato, in questi anni il Pd non è certo responsabile della crisi delle banche. E invece tante responsabilità che hanno avuto anche i vertici di Bankitalia, sono argomenti che per il passato devono essere esaminati”.

Insomma, lo scontro è deflagrato, ma dovrà rapidamente trovare una conclusione. Una decisione del Cdm sul vertice di Bankitalia era già attesa per l’ultima riunione, ma poi Paolo Gentiloni ha spiegato che non se ne è affatto parlato. Non è certo un mistero la volontà di Renzi a non confermare Visco, scelta che invece sembrava essere l’orientamento di Gentiloni. Ora però, dopo la mozione Pd che ha colto di sorpresa sia il governo che il Colle, è evidente che bisognerà superare rapidamente questa situazione. La preoccupazione del Quirinale è motivata sia per i riflessi sul quadro internazionale e sugli assetti del sistema delle Banche Centrali Europee, sia perché con quella mozione il Pd è intervenuto su prerogative del Governo e dello stesso Quirinale.

Ma come uscirne? Perché il dubbio che molti esprimono è che dopo Visco non c’è pronta una figura altrettanto autorevole. A meno di non togliere dalla guida dell’Economia Pier Carlo Padoan, dice qualcuno nel governo. Una soluzione interna a palazzo Koch potrebbe essere Fabio Panetta. Il Governo ancora non ha fatto la scelta. Un esponente dell’esecutivo fa notare: “Certo, ormai su Visco c’è un problema anche di opinione pubblica. Ma tecnicamente oggi il Parlamento ha respinto tutte le mozioni che espressamente ne impedivano la riconferma…”.

Su Bankitalia Matteo Renzi non torna indietro. Il segretario Pd, a Fano per la seconda giornata del tour del Pd in treno, ha letto i giornali che raccontano lo scontro istituzionale su Bankitalia e l’intervento del Quirinale. Con il Colle, però, secondo quanto si apprende, non ci sarebbero stati contatti.

Per Renzi, del resto, dopo la giornata convulsa di martedì con la mozione contro il governatore Visco approvata alla Camera, non c’è niente da aggiungere: “Quello che avevamo da dire lo abbiamo detto”, si è limitato a dire stamani, rispondendo ai giornalisti a Fano, da cui è ripartito il viaggio del treno ‘Destinazione Italia’.

Ai suoi, Renzi ha spiegato però che il Pd non aveva alternativa alla presentazione della mozione ieri in Parlamento, dicendo: “Noi non potevamo votare a favore della mozione M5S, ma se ci fossimo limitati a votare contro i giornali avrebbero scritto: il Pd blinda Visco. La scelta sul governatore è dell’esecutivo, e noi la accetteremo qualunque sia, ma non potevamo non dare un giudizio su questi anni”.

Dunque Renzi ha dato il via libera alla mozione, che poi è stata ‘ammorbidita’ su richiesta del governo. E’ stato lo stesso Gentiloni a chiamare Renzi per chiedere le modifiche. Il leader Pd era a Civita Castellana, al termine dell’incontro alla Azzurra Ceramiche con i rappresentanti del locale distretto industriale, quando è squillato il telefono: “Ciao Paolo, dimmi…”. Gentiloni, secondo quanto si apprende, ha chiesto di modificare alcune parti del documento all’esame di Montecitorio, per contenere la portata dello scontro. “Non c’è problema, lo facciamo”, la risposta del segretario che subito dopo ha chiamato il capogruppo Ettore Rosato per procedere con il nuovo testo rivisto.

Iniziativa che comunque ha provocato una deflagrazione, con l’accusa, tra l’altro, che la mossa del Pd sia mirata a distogliere l’attenzione dal caso Banca Etruria. Ricostruzione che, con i suoi, Renzi respinge fermamente: “Nessuno può credere che il problema sia Banca Etruria che è piccolissima”.

Matteo Renzi assicura che non c’è stata nessuna “intrusione di campo”, ma la mozione Pd su Bankitalia ha colto di sorpresa molti, anche tra i deputati democratici e non è un caso che, alla fine, in parecchi si siano sfilati al momento del voto. Formalmente c’erano tanti deputati in missione, ma la verità è che parecchi non condividevano proprio l’opportunità di aprire ufficialmente un fronte con Bankitalia e soprattutto con i soggetti che per legge hanno competenza in materia, ovvero Governo e Quirinale. Un malumore che, del resto, emerge anche dai numeri del voto: solo 213 sono stati i sì, che appunto scontano un centinaio di deputati in missione, ma anche molti dissensi.

Tra i democratici, per esempio, non hanno votato Gianni Cuperlo, il lettiano Marco Meloni, Dario Ginefra, i veltroniani Marco Causi e Walter Verini. Altri hanno detto sì, poi, si sfogano: “Non sapevamo niente di questa mozione, ce l’hanno annunciata questa mattina, ma è una cosa scombinata…”, dice un parlamentare della maggioranza che ha sostenuto Renzi al congresso. Invece, un esponente della minoranza ha detto: “Si può anche ragionare di nuovi meccanismi per scegliere la governance di Bankitalia, ma questa è un’iniziativa scomposta”.

Una parlamentare che ha condiviso la mozione ha spiegato: “Del resto era l’unica carta che poteva giocare Renzi per mettere agli atti che ci sono delle responsabilità sulla crisi degli anni passati. Anche perché si sa che Mattarella e Gentiloni hanno idee diverse su Visco… Certo, si apre una tensione con il Quirinale. Ma era anche giusto che la politica dicesse la sua”.

Quindi, in serata, lo stesso Renzi è intervenuto: “Nessuna intrusione di campo nei confronti di altri soggetti istituzionali. Sono molto rispettoso delle istituzioni, so che il compito appartiene al presidente del Consiglio. Paolo Gentiloni farà le valutazioni che dovrà fare, seguirà l’iter che prevede l’intervento del capo dello Stato. Oggi il Pd non ha messo in discussione le regole del gioco o il rispetto istituzionale”.

Dalle fonti della Banca d’Italia è stato spiegato: “La Banca d’Italia fa interamente il suo dovere nelle diverse funzioni che svolge, applicandovi competenza e coscienza. Nella vigilanza bancaria, in questi anni segnati dalla più grave crisi economica della storia moderna d’Italia, ha difeso il risparmio nazionale limitando i danni. Questi non potevano non esserci, data la gravissima condizione dell’economia. Nella sua azione l’Istituto ha agito in continuo contatto col Governo. Il Governatore della Banca d’Italia ha parlato col Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario; la Banca sottometterà ogni documento rilevante per i lavori della Commissione”.

Le fonti di Bankitalia hanno concluso: “Il Governatore è pronto a essere ascoltato dalla Commissione quando essa vorrà”.

Riccardo Nencini, segretario del Psi e viceministro alle Infrastrutture, a margine di un convegno svoltosi a Milano sulla rigenerazione urbana, in merito alla questione su Bankitalia, ha detto: “E’ autonomia piena del Governo, deciderà il Presidente Gentiloni come deve fare”.

La storia non è certo conclusa, ma nel frattempo bisognerà pensare alla nomina del nuovo Governatore.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento