domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il Borghese Gentiluomo, Molière di scena
al Sala Umberto
Pubblicato il 23-10-2017


borghese_Dini, Notari_PH.G.MARITATI

Il Borghese Gentiluomo, forse la più esilarante commedia di Molière, capolavoro assoluto rappresentato per la prima volta nel 1670 ed arrivato fino ai giorni nostri nella sua freschezza e nella sua comicità, va in scena in questi giorni al Sala Umberto di Roma.

Monsieur Jourdain, il borghese gentiluomo, è un personaggio insieme ridicolo e commovente, divertente e contraddittorio. Jourdain incarna contemporaneamente l’irresistibile tensione al miglioramento di se stesso ed il più becero degli arricchiti, negando continuamente nei fatti ciò che a parole chiama “fame di cultura”, lordandola di orgogliosa ignoranza e arrogante tracotanza.

Attorno a lui gravitano i maestri che dovrebbero formarlo per raggiungere questo status superiore: maestri di musica, di ballo, di filosofia, di scherma, figuri loschissimi che desiderano soltanto derubarlo e truffarlo, coppie di nobili annoiati e scrocconi e una moglie che lo detesta, e che vorrebbe restare nell’immobilità della propria mediocrità, nell’agio ozioso del raggiunto benessere.

A completare il quadretto due coppie di giovani senza speranze e senza ambizioni, tranne quella di sposarsi per sopravvivere alla noia, fra questi Lucile la figlia di Jourdain, per la quale il padre desidera una sorte più “nobile” che il matrimonio con Cleonte.

I quattro giovani, capitanati dall’astuto e perfido Coviello, servo e compare di Cleonte, decideranno di organizzare una messa in scena per gabbare il vecchio, dove si fingeranno dei turchi appunto e, con la scusa di riconoscere a Jourdain un’altissima carica turca – il titolo di Mamamouchi – gli riserveranno un’amara sorpresa.

Nello spettacolo in scena al Sala Umberto di Roma, prodotto dalla Fondazione Teatro Due Parma insieme al Teatro Stabile di Genova, troviamo un’accogliente scenografia che ci riporta nel salotto di casa Jourdain, le luci sono soffuse e le musiche di sottofondo accompagnano il susseguirsi dei dialoghi. L’attore e regista Filippo Dini dirige Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Ilaria Falini, Davide Lorino, Orietta Notari, Roberto Serpi, Marco Zanutto, Ivan Zerbinati. Le scene e i costumi – questi ultimi un mescolamento ben riuscito di tradizione e modernità – sono di Laura Benzi. Particolarmente bravi ed efficaci nella recitazione sia Filippo Dini che Sara Bertelà.

La commedia “Il Borghese Gentiluomo” nasce come sberleffo razzista, commissionato a Molière dal fratello di Re Luigi XIV, in risposta a una indelicatezza commessa da un ambasciatore turco.

In quest’opera, il borghese gentiluomo era la parodia della corte del Re; il ridicolo della società che lui stesso aveva creato. Ma con le vicende della coppia borghese comicamente imitata dalla coppia di sguatteri al loro servizio, Molière suggerisce anche come, di fronte ai sentimenti, sia i ricchi che i poveri si comportino in modo uguale. Ed il regista Dini, conferendo al carattere farsesco di Jourdain lo spessore di un personaggio a tutto tondo, conferma che certi vizi sono connaturati alla natura umana. Molti dei valori che l’autore voleva trasmettere con il Borghese Gentiluomo sono arrivati fino ai nostri tempi: ridere di Monsieur Jourdain equivale a ridere di noi spettatori, del nostro tempo, della nostra epoca folle e misera, consegnandoci un teatro apparentemente “basso”, ridicolo ed esilarante, ma al tempo stesso violento e crudele, “un teatro” come diceva Cesare Garboli “che deride e deforma la realtà senza mai detestarla”.

Altri messaggi che pure la commedia vuole indirizzarci – quali il ruolo crescente delle donne nella società e la contrapposizione ai matrimoni combinati – sono solo apparentemente superati nella società moderna e quindi tuttora attuali.

Lo spettacolo è interessante, un grande classico in chiave moderna, e sarà replicato al Sala Umberto di Roma fino al 29 ottobre, per poi proseguire la tournée a Carpi, Genova, Parma e Pavia.

Al. Sia.

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