mercoledì, 14 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il deja vu di Nichi
Pubblicato il 30-10-2017


In democrazia ciascuno è libero di pensare e dire ciò che più gli aggrada, anche senza curarsi del peso, della qualità e della ricaduta delle proprie affermazioni.

Ma le radici del becero populismo non affondano forse nell’incultura esibita come virtù, nella ripetizione di mantra da bar dello sport, nell’ingiuria offensiva e provocatoria?

Spesso, tuttavia, come nel caso dei dioscuri del grillismo Dibba-Dima in codesto poco commendevole esercizio, si rotola nel ridicolo con asserzioni che la dicono lunga sullo spessore culturale e politico dei due.

Nella società della comunicazione è pure inevitabile il riemergere nell’agone politico, di chi, pur avendo ben altro background culturale, pur consapevole di trovarsi ormai in un cono d’ombra, e tuttavia incapace di farsene una ragione, in prossimità di una campagna elettorale, cerchi di riguadagnare il proscenio con ragionamenti e proclami che, con pietoso eufemismo, si potrebbero definire vicini al surreale.

Di Nichi Vendola, ad esempio, di cui, dopo la paternità post-capitalista californiana, si erano perse le tracce.

Memore forse del fallimento delle sue oniriche e barocche affabulazioni, il Nostro è tornato ma ha solo apparentemente mutato registro, ricorrendo, a chiusura di un’intervista in cui ripropone il suo torrenziale e verboso campionario di argomenti novecenteschi, valga per tutti la berlingueriana asserzione “mutazione genetica della sinistra” legata ad un supposto “schianto dell’ipotesi riformista”, ha trovato il modo di stupirci affermando che “Pietro Grasso è il nostro programma politico vivente”.

Insomma più che un endorsement, una professione di fede, mediante una perifrasi evangelica in perfetto lessico cattocomunista.

Da dove Vendola tragga le granitiche certezze sulle virtù salvifiche dell’ennesimo Magistrato arruolato nella sinistra dagli exPci e immediatamente elevato al seconda carica dello Stato, non è dato comprenderlo.

Ciò che si comprende è che siamo in presenza del solito dejavu: l’approssimativo e improprio riferimento ad altri contesti nazionali (rimosso Tsipras ecco spuntare Sanders, Melenchon e Corbyn) e l’indicazione di un presunto leader dotato, non si sa come, considerando anche la sua scialba presidenza del Senato, di virtù taumaturgiche a cui affidare l’impresa di rianimare ciò che resta, per dirla con Bruno Buozzi, della “sinistra delle chiacchere” .

Emanuele Pecheux

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