giovedì, 20 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il pentimento di Tonino e l’errore di Bobo
Pubblicato il 06-10-2017


Vorrei essere capito e parto da una premessa. Gli errori o i meriti dei padri non ricadono sui figli. Figurarsi i convincimenti. Bobo non è Bettino e può pensarla come vuole. Anzi, sarebbe ora che anche lui si affrancasse dal cognome che porta. Lo ha penalizzato o avvantaggiato in questi vent’anni? E aggiungo che é bene che ognuno compia le scelte che ritiene giuste, e anche opportune. Non sono uno che si scandalizza se un uomo politico cerca una poltrona. La politica senza poltrone è roba da testimoni di Geova. Un partito senza parlamentari è senza voce. E infine personalmente penso che se uno della nostra vecchia famiglia riesce a rinascere non é un male per tutta la famiglia, se con essa, però, il rinato mantiene un tracciato di continuità.

Punto, però. Ho sempre sviluppato, in questo ventennio nero, un rapporto di amicizia con Bobo. Mi hanno unito a lui non solo le nostre tragedie, ma anche le passioni per la musica e per il calcio, una certa innata ironia nel commentare le cose del mondo e spesso le scelte politiche, l’adesione allo Sdi nel 1998, del quale Bobo fu candidato alle Europee, la nascita della Lega socialista e l’adesione al Nuovo Psi dopo la morte di Bettino, l’iscrizione al Partito radicale e l’amicizia con Marco Pannella, l’adesione entusiasta alla Costituente socialista nel 2007. Mi hanno distinto da lui, e spesso l’ho raccomandato in senso opposto, una certa idea dell’appartenenza a una comunità, che in lui è stata accidentata, spesso caratterizzata da un percorso fatto di separazioni e rientri, che risultano un po’ troppo frequenti. Niente di drammatico in un sistema politico in cui il cambio di casacca é all’ordine del giorno. Ma fossi stato in Bobo avrei calibrato meglio i miei atteggiamenti.

Dunque alla polemica pubblica sull’adesione congiunta di Di Pietro e Bobo Craxi al progetto dalemiano dell’Mdp, coi cosiddetti Socialisti in movimento che hanno contratto un patto dopo un incontro con Stumpo, Speranza e Rossi, Bobo ha risposto che su Tangentopoli lui non ha cambiato idea e che Di Pietro invece si presenta come “un pentito”. Bobo poteva trovare un argomento più convincente. Nell’intervista più volte citata Di Pietro pronuncia infatti queste parole: “Nella mia attività di magistrato ritengo di aver fatto il mio dovere e non ho da sentirmi colpevole. Anche l’inchiesta Mani Pulite non la rinnego, rifarei oggi tutto quanto feci allora”. A ben leggere il simbolo di Mani pulite più che mettere sotto processo la sua attività di magistrato (al Pool Mani pulite rimprovera implicitamente molte cose e su queste si basa la decisione del Psi di presentare una proposta di legge per la Commissione d’inchiesta), boccia clamorosamente la sua successiva attività politica.

Basta questo a Bobo per seppellire 25 anni di duri e a volte anche dolorosissimi contrasti? Basta per una coabitazione nella stessa area politica? Ritiene davvero che questo connubio tra Di Pietro e gli ex comunisti possa essere una minestra digeribile? Vorrei sentirglielo dire perché non credo possa essere convinto neppure lui. Intanto noi cercheremo, se passerà il Mullerattam, di costruire una lista che, assieme ad altri, possa superare lo sbarramento del 3 per cento (con un emendamento lo sbarramento potrebbe essere richiesto solo in tre regioni). Vedremo i progetti della Bonino e di Pisapia. Cercheremo di contribuire alla formazione di un polo all’interno dello schieramento di centro-sinistra, con un programma riformista e liberale. Di questo dovremo parlare e su questo confrontarci nei prossimo giorni. Con tre pregiudiziali. Non potremo fare accordi col centro-destra, coi grillini, ma neanche con… Di Pietro. Almeno noi.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, quindi a Craxi jr. basta un presunto “pentimento” di Di Pietro per sedersi allo stesso tavolo con lui? Se Bettino Craxi fosse mio padre io a Di Pietro non rivolgerei neanche la parola, figuriamoci farci politica insieme.
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Le tre pregiudiziali “monoliticamente” scandite dal Direttore a conclusione delle sue righe, farebbero pensare che l’unica alleanza prefigurabile sia quella col PD, ma se le cose stessero così possono aver allora ragione anche quanti ritengono che sia giunto il momento di ricucire lo strappo di Livorno, e dunque veder tornare insieme, ossia nello stesso partito, socialisti e comunisti (o ex- comunisti come in molti amano definirsi da quella parte).

    Lo dico non tanto perché sia questa la mia opinione, anzi, ma seguendo semplicemente il filo della logica, e della coerenza, un filo che porterebbe altresì a comprendere chi ritiene, come mi pare di aver letto pure su queste pagine, che i candidati del PSI dovrebbero entrare organicamente nelle liste del PD in modo da perseguire ed ottenere una rappresentanza parlamentare, considerando che il Direttore scrive “un partito senza parlamentari è senza voce”

    Sempre in tema di pregiudiziali, atteso che sono rivolte anche al centro-destra, mi sembra che nelle fila del PSI non manchi chi a suo tempo aveva aderito al Nuovo PSI il quale, salvo errori di memoria, era vicino alle posizioni della “Casa delle Libertà”, per non dire in coalizione, e pur dovendosi mettere in conto che ciascuno di noi possa cambiare idea, resta da capire come si possa cambiarla al punto da respingere perentoriamente ogni accordo con detto versante politico (al quale in precedenza si era appartenuto)..

    Di fronte a tale apparente “intransigenza”, viene pure da chiedersi come si atteggerà un domani il PSI qualora, dopo il voto, i risultati elettorali dovessero suggerire, o rendere se
    semmai necessaria, una qualche forma di accordo tra destra e sinistra, al fine di dare una Governo al Paese, se cioè il PSI, in una tale ipotesi, si dissocerà, prendendo così le distanze dal proprio alleato, o troverà una qualche motivazione per ammorbidire la sua rigidità.

    Proprio oggi un quotidiano nazionale pubblica gli esiti di un sondaggio da cui risulterebbe un significativo indice di gradimento, da parte degli elettori di centro-destra, nei confronti del Ministro degli Interni in carica, il che starebbe ad indicare che tale elettorato, o comunque una sua non indifferente quota, guarda soprattutto ai programmi, e ai risultati, senza frapporre particolari pregiudiziali ideologiche, come non sembra invece fare un partito che dovrebbe essere laico e pragmatico (e per tale sua natura essere interessato principalmente ai programmi, anziché mettere pregiudizialmente dei paletti).

    P.B. 08.10.2017

  3. La mia storia personale non è quella di un ortodosso. Anzi. C’è stata una fase in cui ho preferito l’alleanza con un centro-destra liberale a quella con una sinistra giacobina. Oggi almeno di una cosa sono certo. I socialisti non possono avere nulla a che fare con le posizioni di Salvini e della nuova destra italiana. Un conto era Forza Italia con dei satelliti. Altro conto è La Lega con dei satelliti, o quasi.

  4. ma che sta succedendo ?se anche alcuni di noi, come me,non vogliono alcun accordo con il PD e Renzi è altrettanto terribile pensare a trovarsi tra i piedi DI Pietro.Unificazzione di tutti i socialisti e alleanze con forze di sinistra, con i radicali, con movimenti civici che in quanto tali sono tendenzialmente di sinistra.

Lascia un commento