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Opinioni e commenti
 

A Taranto non si respira, ma città esclusa da trattativa
Pubblicato il 25-10-2017


ilva cimiteroSi riapre il caso Ilva tra il problema occupazionale della nuova gestione Am InvestCo e la salute dei cittadini di Taranto. Nel frattempo arriva il rammarico del Primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci per la trattativa sul colosso siderurgico dalla quale sarebbero esclusi dal tavolo al Mise gli enti locali, malgrado le loro richieste. Per Rinaldo Melucci, eletto lo scorso giugno con una coalizione di centrosinistra “la realtà dei fatti è che senza il Comune di Taranto e la Regione Puglia semplicemente non si potrà dare compiuta attuazione ad ogni qualsivoglia programma per la riqualificazione degli esuberi, per l’avvio delle bonifiche, per la salvaguardia dell’indotto, per il monitoraggio del piano ambientale. Questo atteggiamento del Governo continua a ferire una comunità che ha dato troppo e ormai non accetta scelte calate dall’alto o ricatti volti a separare tutte le articolazioni della vicenda, occupazionali ed ambientali”.
Dopo lo stop dello scorso 9 ottobre il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha convocato Am InvestCo e sindacati di categoria per lunedì 31 ottobre, alle ore 11, al ministero dello Sviluppo economico. Il ministro aveva sospeso il confronto giudicando “irricevibile” la proposta dell’azienda su salario e inquadramento dei lavoratori della nuova Ilva. Il negoziato, dunque, riprende e un’intesa è vincolante per completare l’acquisizione dell’azienda da parte di Am Investco, ma resta il nodo dei 4mila esuberi. Nel frattempo è stato annunciato che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, incontrerà il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, a margine dell’incontro del 31 ottobre al Mise relativo alla ripresa del negoziato su Ilva tra Am Investco Italy (Arcelor Mittal e Marcegaglia) e i sindacati metalmeccanici, presenti alla trattativa il Governo e i commissari straordinari di Ilva.
E mentre i sindacati si preparano per il tavolo di martedì, a Taranto i bambini non possono frequentare la scuola perché le polveri dell’Ilva sollevate dal vento al rione Tamburi sono micidiali. Finora l’Asl, in concomitanza con queste giornate ventose, s’era limitata a consigliare di tenere le finestre chiuse, di non praticare attività sportiva all’aperto nelle ore centrali della giornata e di ridurre il ricorso ai mezzi di trasporto privati. Ma ora per tutelare la salute dei più piccoli dal Municipio – d’accordo con la Regione Puglia – è stato deciso di chiudere anche le scuole nel quartiere Tamburi nei cosiddetti “Wind-day”: quelli cioè che col vento forte sono una vera e propria trappola mortale, per chi è costretto a respirarne le folate cariche di polveri d’ogni tipo.
Il sindaco di Taranto inoltre ieri ha impugnato al Tar del Lazio il Dpcm con cui il Governo, il 29 settembre, ha approvato il nuovo piano ambientale dell’Ilva. Melucci annuncia che il Comune di Taranto “ha dato mandato ai propri uffici legali di impugnare nella sede competente il Dpcm dello scorso 29 settembre”. Con quel decreto, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aveva fissato i paletti del nuovo piano ambientale dell’Ilva, in procinto di passare alla cordata Am Investco composta da Arcelor Mittal e Gruppo Marcegaglia con il supporto di Banca Intesa.
Ieri sera sia il ministro Calenda sia il titolare dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, hanno contestato l’impugnazione decisa dal sindaco di Taranto osservando che proprio il Dpcm in questione – approvato dal Governo lo scorso 29 settembre – contiene le misure di risanamento ambientale dell’Ilva tra le quali la copertura dei parchi minerali, l’area del siderurgico da cui si genera il sollevamento delle polveri che colpiscono il vicino rione Tamburi.
“La Regione intende impugnare il Dpcm per l’Aia – afferma il Governatore della Puglia, Michele Emiliano – Faremo fronte comune con l’amministrazione comunale di Taranto. Ancora una volta il Governo ha ignorato le criticità rappresentate dagli enti locali, dall’Arpa e dalla Regione Puglia, calpestando le aspettative e gli interessi delle popolazioni locali”. Ma nei giorni scorsi Calenda aveva già risposto ad Emiliano dichiarando che la presenza degli enti locali al negoziato, che attiene aspetti occupazionali e industriali, non è prevista dalla procedura.

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