martedì, 14 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Ilva, Ancelor Mittal e il suo piano da 4mila esuberi
Pubblicato il 06-10-2017


ilva-operaiLa nuova gestione Ilva parte con il ‘piano’ sbagliato per i lavoratori, annunciando ben 4mila esuberi. In una missiva la cordata Am InvestCo annuncia che saranno 9.930 i dipendenti del Gruppo Ilva che intende impiegare per il rilancio del gruppo siderurgico. La lettera è stata inviata ai sindacati in vista dell’incontro di lunedì prossimo al Mise.
“Le suddette allocazioni – si legge nella lettera – sono soggetti a leggeri aggiustamenti tenendo fermo il numero complessivo di 10.000 lavoratori”. I 10mila lavoratori che resteranno nel gruppo Ilva, saranno assunti ‘ex novo’ da Am InvestCo. Nella lettera scritta ai sindacati si chiarisce che per i 10mila lavoratori non vi sarà “continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”, ciò vuol dire che i nuovi contratti rientreranno nell’alveo del Jobs act con la perdita delle garanzie dell’articolo 18.
“Per gli assunti – attaccano i sindacati – ci sarà un nuovo contratto di lavoro, rinunciando quindi all’anzianità di servizio e all’integrativo aziendale e determinando in tal modo un taglio salariale consistente e inaccettabile. Se questo è l’atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti – denuncia la Fiom Cgil – il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell’indotto. Per la Fiom, sulla base di quanto formalizzato da Arcelor Mittal, non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale. L’unica risposta possibile a tale provocazione è una forte azione conflittuale di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Lunedì prossimo ci presenteremo all’incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico unicamente per conoscere cosa vorrà fare il governo di fronte a questa inaccettabile posizione assunta da Arcelor Mittal”.
Nel dettaglio del piano di ripartizione delle risorse, 7.600 sarebbero impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Per un totale di 9.600 addetti. Quanto alle controllate sono previsti 160 dipendenti in forze AIsm, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia. Inoltre sono previsti 45 dirigenti in funzione. A questi numeri si aggiungono i dipendenti francesi delle società Socova, Tillet che rientrano nel perimetro del gruppo. Gli esuberi, come assicurato dal Governo, saranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto gestito dall’Amministrazione Straordinaria.
Nel frattempo però cresce la preoccupazione, soprattutto a Genova, dove è stata già annunciata la mobilitazione e manifestazioni di protesta. Nel capoluogo ligure sono circa 600 esuberi previsti nel solo cantiere di Cornigliano. Secondo gli amministratori locali, le intenzioni della nuova proprietà Ilva “risultano ancora più incomprensibili dove si consideri l’efficienza, da tutti riconosciuta, e la competitività economica dell’impianto di Cornigliano. Ricordiamo – spiegano Regione e Comune – che lo stabilimento genovese è parte di un accordo di programma siglato nel 2005 da Ilva, Comune, Regione, Governo e sigle sindacali, nel quale già venivano delineate le linee guida per il futuro dello stabilimento e dei suoi occupati”.

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