domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

PROPOSTA INDECENTE
Pubblicato il 09-10-2017


ilva_operai_montecitorio_proteste_13Nessun impegno, nessun tavolo di trattative. Carlo Calenda mostra il pugno duro del Governo contro Am Invest Co, la cordata formata da ArcelorMittal e da Marcegaglia, e il suo piano che indica in quattromila il numero complessivo degli esuberi senza contare l’azzeramento delle attuali condizioni contrattuali e di inquadramento per quelli che restano. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha fatto così sapere che non ci sarà nessun tavolo al Mise: “Bisogna ripartire dall’accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell’accordo la trattativa non va avanti”. “Abbiamo iniziato l’incontro con l’azienda comunicando che l’apertura del tavolo in questi termini è irricevibile, in particolare per gli impegni sugli stipendi e l’inquadramento, su cui c’era l’impegno dell’azienda”, prosegue il ministro, che poi insiste: “Non possiamo, come Governo, accettare alcun passo indietro su retribuzioni e scatti di anzianità acquisiti che facevano parte degli impegni”.
Una decisione che l’azienda non ha gradito. La delegazione dei vertici di ArcelorMittal “è rimasta sconcertata” dalla decisione del governo, ha fatto sapere una fonte vicina alla cordata Am InvestCo, sottolineando che la decisione è stata “del tutto inattesa”. La delegazione guidata dal Ceo della divisione europea Geert Van Poelvoorde e dal presidente e amministratore delegato di Am Invest Co Matthieu Jehl “si è presentata al Mise, in tutta buona fede, sperando di avviare una trattativa che possa però essere sostenibile da tutti i punti di vista, compreso quello economico”.
Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo Economico, infatti sin dalla mattinata, aveva fatto presente che “la posizione del governo è che si parte dalla proposta che era stata fatta nel bando di gara. Si parlava di un costo di 50.000 euro medio a lavoratore e quindi rispetto alla proposta che è stata avanzata nella comunicazione alle organizzazioni sindacali, si parla di una cifra più alta”. Facendo così emergere il malcontento dell’Esecutivo, ma anche da altre parti la solidarietà verso gli operai dell’Acciaieria non è mancata: “Il governo sta al fianco delle preoccupazioni dei lavoratori”, aveva fatto sapere il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, a margine dell’inaugurazione della caserma dei carabinieri di Torriglia (Genova) a proposito della vertenza Ilva. Plaude alla decisione, Maurizio Landini che però ricorda: “Il problema non è solo garantire salari e diritti dei lavoratori dell’Ilva – ha spiegato – ma tutta l’occupazione dell’indotto. Bisogna entrare nel merito del piano industriale degli investimenti, perché pensare che esistano esuberi vuol dire ridurre la capacità produttiva dell’Ilva”. “Si sta discutendo del futuro industriale dell’Italia – ha concluso Landini – è evidente che la partita vada giocata con chiarezza: anche la presidenza del Consiglio deve fare la sua parte”.
Nel frattempo i lavoratori dopo l’annuncio del piano della cordata Am Invest Co hanno annunciato manifestazioni in tutto il Paese. La giornata è infatti iniziata in tutti gli stabilimenti Ilva con la mobilitazione dei lavoratori proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb contro i tagli della forza lavoro annunciati da AM Invest Co Italy insieme alle nuove condizioni di inquadramento contrattuale dei dipendenti. Dai primi dati l’adesione a Taranto, Genova, Novi Ligure, è totale. Per lo sciopero, l’Ilva ha bloccato l’acciaieria 2, una delle due del polo siderurgico pugliese: le squadre che avrebbero dovuto assicurare il funzionamento dell’impianto e la sua sicurezza non si sono presentate al turno e lo stop è quindi stata una conseguenza obbligata. Mentre a Genova a fianco dei lavoratori Ilva anche i portuali, mentre arriva anche la solidarietà del tavolo della piccola impresa che riunisce artigiani e commercianti.
A fianco degli operai, le Regioni Puglia e Liguria, i Comuni di Taranto e Genova, gli arcivescovi delle due città. Marco Bentivogli della Fim Cisl commenta che gli operai “hanno ben compreso che le basi su cui si articola il piano industriale vanno radicalmente modificate: è possibile modificare il piano affinché si rilanci la produzione dell’acciaio, si salvaguardi l’ambiente e si escludano licenziamenti”. A indignare il sindacato non è solo il numero degli esuberi, ma soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am Invest Co. Innanzitutto perderanno le garanzia dell’art.18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act, inoltre non ci sarà alcuna “continuità rispetto al rapporto di lavoro” precedente “neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”. Secondo i primi calcoli dei lavoratori, si rischia di perdere 6-7mila euro in busta paga anche se Am InvestCo dice a valutare “alcuni ulteriori elementi di natura retributiva riferibili ad elementi costituenti l’attuale retribuzione”.
Nel dettaglio, la nuova forza lavoro del siderurgico prevede 7.600 dipendenti a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Per un totale di 9.600 addetti che diventano 9.885 con i dipendenti delle controllate e 9.930 con i 45 dirigenti.

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