sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

ELS SEGADORS
Pubblicato il 27-10-2017


parlament catalanoCome nell’inno catalano ‘Els Segadors’ i deputati del Parlament danno un ‘colpo di falce’ per difendere la loro terra. Barcellona infatti comunica il divorzio ‘non consensuale’ da Madrid: dopo lunghi tentennamenti oggi la Catalogna dichiara l’indipendenza. Il Parlamento della Catalogna ha approvato la risoluzione sull’indipendenza dalla Spagna, con 70 voti a favore, 10 contrari e due schede bianche. I deputati del Partito popolare, del Partito socialista catalano e di Ciutatans, la sezione catalana di Ciudadanos, hanno abbandonato l’aula del Parlament prima che venisse votata la mozione dei partiti indipendentisti. Subito dopo il sì, il Parlament catalano è esploso in un boato: i deputati in piedi hanno cantato l’inno nazionale dopo che la presidente Carme Forcadell ha annunciato l’adozione della dichiarazione d’indipendenza, seguito da grida di «Visca Repubblica» (Viva la Repubblica).
Decisa dunque l’entrata in vigore della “legge di transizione giuridica e di fondazione” della Repubblica: il Parlament ha aperto il “processo costituente” della Repubblica dopo che questa mattina i due partiti autonomi catalani, Junts pel Sì e CUP, avevano depositato una proposta di risoluzione che contiene, nella parte espositiva l’impegno ad “assumere il mandato del popolo espresso nel referendum” e “dichiarare la Catalogna come Stato indipendente in forma di Repubblica”.
Il documento del blocco indipendentista raccoglie sostanzialmente la dichiarazione di indipendenza che JxSì e la Cup avevano firmato il 10 ottobre, una dichiarazione mai entrata in vigore perché Puigdemont l’aveva sospesa. Nella proposta, i punti chiave parlano senza mezzi termini di promulgare “i decreti necessari per spedire alla cittadinanza catalana la documentazione di accredito della nazionalità catalana”; stabilire “il processo per l’acquisizione della nazionalità catalana”; stabilire “un trattato di doppia nazionalità con il governo della Spagna”, dettare le disposizioni necessarie per l’adattamento, la modifica e l’applicazione del diritto locale, autonomico e statale; promuovere davanti a tutti gli Stati e le istituzioni il riconoscimento della Repubblica catalana; definire i nuovi trattati internazionali.
Da Madrid non trapela preoccupazione, il commento a caldo del premier spagnolo, Mariano Rajoy infatti è stato: “Chiedo tranquillità a tutti gli spagnoli. Lo Stato di diritto ripristinerà la legalità in Catalogna”.
Nessuna sorpresa dal Governo spagnolo, già stamattina Rajoy aveva annunciato la destituzione del presidente catalano Carles Puigdemont, il vicepresidente Oriol Junqueras e tutti i membri del Governo con i poteri straordinari che gli saranno concessi oggi dalla camera alta. Nel frattempo subito dopo l’annuncio dell’indipendenza il Senato spagnolo ha approvato l’articolo 155 come annunciato da Rajoy. Il governo spagnolo, con questa votazione, viene autorizzato a togliere l’autonomia alla Catalogna, commissariando di fatto la regione. Si riunirà in sessione ordinaria alle 17, e straordinaria alle 18, per adottare le misure previste dall’attivazione del 155. Intervenendo in Senato Rajoy ha spiegato che il suo obiettivo è quello di convocare elezioni entro sei mesi e ha poi enumerato tutto ciò che la ‘sfida indipendentista’ ha messo a rischio e illustrato l’obiettivo del governo con l’attuazione del 155. “Potevamo aver messo in moto questa iniziativa quando molti ce lo chiedevano”, ha proseguito Rajoy. “Quando è stata approvata la legge del referendum, quando è stato firmato il decreto di convocazione, ma allora non lo abbiamo fatto perché pensavamo di essere ancora in tempo. Ma non era così”.
Il premier ha detto che è stato necessario questo provvedimento “non contro la Catalogna, ma perché non si abusi della Catalogna”. Infatti non sono state poche le proteste da parte della minoranza unionista prima del voto di questo pomeriggio: il portavoce in Parlament di Ciudadanos Carlos Carrizosa ha chiesto la parola per protestare contro gli slogan pro-indipendenza, urlati dagli oltre 200 sindaci indipendentisti che si trovano nell’auditorium. Carrizosa ha chiesto anche che i gruppi indipendentisti “si attengano alle norme di convivenza minima” e non trasformino il Parlament nella “sede” dei partiti indipendentisti. Il portavoce del Ppc, Alejandro Fernandez, ha denunciato il “settarismo” della maggioranza indipendentista e allo stesso modo protestato per le urla dei sindaci.
Pedro Sanchez ha ribadito oggi che la “Spagna non tollererà la secessione della Catalogna”. Il Psoe ha provato fino all’ultimo a impedire sia che la Catalogna dichiarasse l’indipendenza portando come controparte nuove elezioni, sia che il Governo approvasse il famigerato articolo 155.
Anche oggi poco prima del voto il partito socialista ha chiesto garanzie al PP per la salvaguardia dei media locali catalani in caso di applicazione dell’art. 155. La richiesta però è stata rifiutata, sempre oggi il Psoe infine si è ‘schierato’ e ha ritirato nel Senato spagnolo un emendamento con il quale proponeva di fermare l’applicazione dell’art. 155 se il presidente catalano Carles Puigdmeont avesse convocato elezioni anticipate. L’emendamento era già stato respinto in commissione dal Pp del premier Mariano Rajoy, che ha la maggioranza assoluta nel senato.
Nel frattempo arrivano le dichiarazioni ‘contrarie’ da Usa e Unione europea: “Per l’Unione europea non cambia nulla. La Spagna resta il nostro unico interlocutore”. Scrive su Twitter il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, in merito alla dichiarazione di indipendenza della Catalogna. Tusk ha anche detto di sperare “che il governo spagnolo favorisca la forza dell’argomentazione all’argomento della forza”. Mentre in una nota del Dipartimento di stato americano si esprime l’appoggio di Washington “alle misure costituzionali del governo spagnolo per mantenere la Spagna forte e unita”.

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Commenti all'articolo
  1. Intanto non si attenua – si legge sulla Gazzetta di Modena – il vento indipendentista nella nostra Sardegna, al contrario rafforzato da quanto sta accadendo nella vicina Catalogna. A sei mesi esatti dalla morte del suo fondatore e leader Salvatore “Doddore” Meloni -, deceduto in stato di detenzione dopo un lungo sciopero della fame- il movimento indipendentista Meris ha annunciato l’avvio delle procedure per la raccolta delle firme a sostegno di un referendum consultivo regionale sull’indipendenza dell’isola. Un’iniziativa, questa, che segue la visita di alcuni esponenti indipendentisti sardi proprio a Barcellona in occasione del voto referendario, mentre proprio l’altro ieri, dall’altra isola maggiore, il leader del movimento “Siciliani liberi” Massimo Costa ha proposto di dare “riconoscimento immediato alla Repubblica Catalana”.

  2. L’anomalia di Barcellona. Su Repubblica Wlodek Goldkorn analizza le aspirazioni indipendentiste catalane, e in particolare le contraddizioni di una metropoli come Barcellona dove rischia di applicarsi quella che il giornalista chiama “anomalia orientale”, ovvero quel fenomeno associato ai Paesi dell’Est dove una persona “poteva cambiare cittadinanza e appartenenza nazionale più volte, in un lasso di tempo relativamente breve, senza mai spostarsi” a causa del continuo disgregarsi e ricostituirsi degli Stati. Rispetto a Barcellona, Goldkorn spiega: “Da un lato abbiamo persone con più cittadinanze e più appartenenze. Dall’altro, per reazione, la richiesta dell’uniformità si fa più stringente e rischia di disfare gli Stati, come ha distrutto gli imperi. Così scopriamo che l’anomalia orientale ha contagiato l’Ovest e forse Barcellona non è Spagna ma forse lo è, visto che è anche Europa. Se volessimo vederlo dal lato positivo, potremmo dire che abbiamo la chance di scoprire che tutti noi abbiamo tante e contraddittorie identità. E che è meglio tenercele tutte quante.

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