martedì, 24 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Catalogna: indipendenza o autonomia?
Pubblicato il 02-10-2017


Il referendum convocato e svolto per sancire l’indipendenza della Catalonya dal governo centrale di Madrid ha provocato sul piano internazionale due reazioni abbastanza comuni. La prima é quella di opporsi a una decisione unilaterale, peraltro svolta con una consultazione senza adeguati controlli, semplicemente attraverso un sì o un no, la cui conseguenza inevitabile sarebbe quella, incostituzionale secondo il dettato della democrazia iberica del dopo franchismo, della rottura dell’unità nazionale. La seconda é relativa alle preoccupazioni per la repressione ordinata dal governo Rajoy e messa in pratica dalle forze dell’ordine nazionali, in contrasto con quelle catalane, ai fini di impedire lo svolgimento della consultazione.

Oltretutto dall’esito alquanto fallimentare, visto che solo una minima parte di seggi (meno del 15 per cento) é stata occupata dalle forze dell’ordine, mentre le immagini di scontri, manganellate e ferimenti, solo per impedire lo svolgimento di una votazione, non sono apparse la proiezione migliore per esaltare le ragioni di Madrid. Resta la domanda sul che fare e sul perché non sia stato fatto prima. Dev’esserci in un fronte e nell’altro un’area riformatrice, di mediazione e di proposta. Il muro contro muro porta allo scontro dalle conseguenze inevitabili. E dai contorni intimidatori e potenzialmente violenti. Quel che non si capisce é perché sia stata affrontata. e in parte risolta con l’attribuzione di particolari poteri territoriali, una dura e sanguinosa vertenza coi Paesi baschi e invece si sia arrivati a questo punto con Barcellona.

Non si comprende perché l’Italia sia stata in condizione di dare soluzione a una questione almeno altrettanto delicata e complessa com’era quella altoatesina, con un corollario di attentati e di morti, e che era anch’essa giustificata da quelle popolazioni con l’appartenenza a una tradizione, cultura e lingua, diverse da quella italiana, mentre la Catalonya sia oggi in queste condizioni e sull’orlo di una drammatica dichiarazione di secessione. Le soluzioni, se gli estremisti per l’indipendenza e quelli per il centralismo si metteranno da parte, si possono sempre trovare. Se invece tutto si arroventerà, da un lato attraverso il rigido rispetto di un referendum fatto in casa, e dall’altro attraverso la negazione dei suoi risultati, si passerà ad una fase di scontro dagli esiti imprevedibili.

Come sempre le questioni economiche stanno al primo posto. La Catalonya é la regione più ricca della Spagna anche se i dati non sono così eloquenti. Solo uno 0,2 in più di Pil rispetto al tasso di sviluppo complessivo non ne fanno il Nord dell’Italia. Tuttavia una maggiore autonomia fiscale, come chiedono da noi Lombardia e Veneto, con un referendum che definiscono costituzionale, ma che é in realtà un semplice sondaggio perché in Italia non esiste neppure il referendum consultivo, potrebbe essere concessa ai catalani. La Spagna che somma sostanzialmente quattro popoli potrebbe trasformarsi in una sorta di stato federale. Un unico stato con ampie autonomie ai suoi territori. Lo stesso sovrano potrebbe farsi carico di una proposta e di una mediazione. L’Europa, se esistesse politicamente (la Commissione, il Consiglio, l’asse franco-tedesco?), potrebbe convocare un tavolo. Quel che importa oggi è che ci si muova subito. Prima che sia troppo tardi. Prima che l’incendio di Barcellona divampi e infiammi anche altri stati.

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Commenti all'articolo
  1. Io oserei anche di più. Non vedo il “sovrano” nei panni di un mediatore autorevole. La monarchia ha accumulato con il padre del re attuale e con i familiari ( es. la sorella dell’attuale re) numerosi esempi di disonestà e di prevalenza di interessi privati. Insomma, una famiglia dedita alla rapina, più che alla pacificazione nazionale. Infatti i catalani inneggiano a una forma repubblicana. Tra l’altro, la forma monarchica non mi pare abbia in generale requisiti di modernità. Anche in chiave europea, non sarebbe male, in vista di una futura effettiva unione politica, che tutti i paesi aderenti si allineassero alla forma repubblicana. Che qualcuno in giro per l’Europa si adatti ancora a farsi chiamare Suddito…. non mi piace per niente! Non fa parte dell’idea di futuro e di modernità con cui costruire un nuovo Grande Paese ( per imitare un po’ gli USA).
    Tornando alla Spagna, la monarchia mi pare se ne stia zitta zitta e buonina buonina. Un basso profilo che lascia intravvedere la paura, più che le doti per prendere in mano con autorevolezza e prestigio una questione così delicata di Unità nazionale. Fossi Pudjemont punterei a una politica dei piccoli passi. Appoggio in pieno l’idea di uno stato federale. Come Presidente catalano negozierei un processo di revisione costituzionale che coinvolga tutto il paese, creando una cornice di unità in una Grande Spagna, composta da governi regionali con forte autonomia e forme repubblicane. Porrei in modo chiaro alla monarchia la scelta: o aiuti un processo federativo di questo tipo ( con l’idea di un tuo futuro autodafé) o te ne vai subito. Lo so che questa analisi è utopistica e anche superficiale. Ma intanto cominciamo a ragionare oltre lo scontro Rajoy/Pudjemont .

  2. La contesa tra catalani e spagnoli si perde nei secoli passati…e perdura. Durante il franchismo il catalano era bandito dalle bocche e dal recupero della loro lingua i catalani sono partiti per il loro nuovo percorso di indipendenza.
    Dopo l’uscita del re – sostanzialmente allineato con Rajoy – le posizioni appaiono in stallo.
    La “Generalitat” ha corso al galoppo con il referendum e il governo spagnolo ha allargato la ferita con l’uso della polizia.
    Se l’obiettivo era e resta l’indipendenza ai catalani non resta che dichiarare la Repubblica. Se non hanno abbastanza determinazione possono scendere a chiedere maggiore autonomia, ma in questo caso il gioco passa nelle mani del potere centrale.

  3. A mio parere, tutta questa vicenda mette in evidenza alcuni punti:
    ) il mondo sta cambiando, è cambiato, ma i più non lo sanno o fanno finta di non saperlo.
    2) il quesito: lo stato è per i cittadini o i cittadini sono per lo Stato? ha qualche millennio, visto che perfino il Tao Te Ching ne parla
    3) Wody Allen in uno dei suoi film diceva ” : forse Dio sta male, e anch’io non mi sento tanto bene” , questa simpatica battuta si addice a molti. Per esempio: che vuol dire oggi socialismo? Il regime Venezuelano? La sconfitta Francese? Avere autorevoli rappresentanti all’ ONU ma il mondo peggiora…?
    Si, creare uno Stato Federale potrebbe essere una buona idea, ma non ho trovato analisi serie sulla volontà della maggioranza (almeno, così pare) del popolo della Catalogna di creare uno Stato indipendente. Le ragioni che vengono raccontate dai media non vanno, come spesso accade, a fondo.
    Slogan, slogan e slogan, spiegazioni affrettate e superficiali.. E’ come la dizione di populisimo. Sembra, che, pronunciata quella parola, sia tutto chiaro ed esorcizzato.. Forse sarebbe troppo sforzo cercare altre espressioni, spiegare di più, capire di più?

  4. Caro Direttore
    alla tua analisi permettimi di sottolineare quanto segue:
    1. errore catalano, a meno che non sia stato presentato il referendum per ottenere maggiori benefici fiscali dal potere centrale come sta accadendo da noi in Italia, nel volere procedere con un referendum chiaramente anticostituzionale
    2. invio di polizia nazionale, per impedire lo svolgimento democratico di un referendum, che si è esercitata in manganellate in stile franchista a vecchi e bambini e violenze sessuale alle donne catalane riuscendo ad ottenere lo sdegno di tutto il mondo
    3. mancanza totale di dialogo tra il potere centrale e periferico
    4. intervento del re spagnolo, successivo al referendum con esito plebiscitario a favore dell’ indipendenza catalana, che invece di ergersi a super partes ha condannato il referendum catalano facendo, ritengo, generare più sdegno verso un potere centrale violento e poco propenso al dialogo
    4. assenza della presenza dell’ Europa nonostante Puidgdemont, presidente catalano, ne abbia sollecitato l’ intervento per una soluzione a tavolino e non sulle piazze; anzi l’ Europa, Pascoli la denominerebbe matrigna, ha ammesso che vi sono errori dalle due controparti e poi a concluso dicendo che è un affare interno della Spagna.
    5.. l’ Europa con il su comportamento affronta le vicende generate all’ interno dei paesi aderenti all’ UE come un corpo estraneo in analogia a quanto si è verificato in Grecia, in Inghilterra e in Italia con i migranti; a fronte di tale indifferenza vi è la rinascita inevitabile dei sentimenti nazionalistici specie in quei paesi dove tale sentimento è più sentito.
    A ben vedere quanto accade viene favorito per primo dall’assenza dell’ UE e poi dall’ esplosione dei nazionalismi e della presa di coscienza del sovranismo.
    Se l’ UE non cessa di essere una entità unita soltanto dalla moneta e non vara nel prossimo futuro riforme che promuovono una confederazione di stati , ritengo che questa UE non avrà vita lunga e i fatti di Spagna potrebbero essere l’ inizio dello sfaldamento dell’ Europa. I popoli non si riconoscono più in una europa unita soltanto dall’ euro.

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