martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, novità in materia Isee. Boeri, no a ricalcolo pensione mamme. Lavoro, la flessibilità non aiuta i giovani
Pubblicato il 11-10-2017


Inps
NOVITÀ IN MATERIA ISEE

L’Isee è l’indicatore che serve per valutare e confrontare la situazione economica dei nuclei familiari che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata. L’accesso a queste prestazioni, infatti, come ai servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate (telefono fisso, luce, gas, ecc.) è legato al possesso di determinati requisiti soggettivi e alla situazione economica della famiglia.

Dall’1 gennaio 2015 l’Isee è stato profondamente rinnovato sia dal punto di vista delle regole di calcolo sia nelle procedure. Il nuovo Isee, per essere ancora più equo nel distribuire il costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie tra i cittadini italiani, introduce migliori criteri di valutazione del reddito e del patrimonio, insieme a controlli più attenti.

Per ottenere la propria certificazione Isee è necessario compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu), un documento che contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare.

La normativa in materia di Isee prevede che la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) possa essere presentata all’ente erogatore, ai Comuni o direttamente all’Inps in via telematica.

In prevalenza le Dichiarazioni sostitutive uniche sono compilate tramite i Caf, con i quali sono stati sottoscritti dall’Inps appositi accordi. L’ultima Convenzione, tenuto conto della disponibilità di bilancio, garantisce la copertura del servizio fino ad un limite, che si prevede possa essere raggiunto nella seconda metà di ottobre.

Successivamente le Dsu dovranno essere acquisite, su richiesta dell’utente, o presso le Strutture territoriali dell’Istituto, dagli operatori individuati a seguito della campagna formativa che l’Ente ha messo in atto, o acquisite direttamente dall’utente con il proprio Pin presso le postazioni self service disponibili nelle Agenzie periferiche.

Il messaggio dell’Ente di previdenza n. 3825/2017 al riguardo fornisce agli uffici decentrati dell’Inps opportune istruzioni tecniche e indicazioni amministrative per la gestione delle attività in materia. In particolare raccomanda agli addetti all’uopo preposti un approccio consulenziale personalizzato, integrato e proattivo, in conformità al nuovo modello di servizio.

Pensioni
APE SOCIAL E QUOTA 41, LE RISPOSTE NEGATIVE DELL’INPS

Si avvicina il 15 ottobre, data entro cui l’Inps dovrà dare le risposte alle domande per l’accesso all’Ape social presentate anche dai lavoratori precoci con i requisiti richiesti. Domande che erano state più numerose di quelle per cui erano state stanziate le risorse dal Governo con la scorsa Legge di bilancio. Alcune risposte sono arrivate e stanno continuando ad arrivare in questi giorni, ma come si può leggere dai post pubblicati sulla pagina Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti c’è chi si è visto respingere la richiesta di accesso all’Anticipo pensionistico agevolato e non riesce a capire perché. Qualcuno spiega di aver presentato in un secondo momento parte della documentazione richiesta, come peraltro era stato riconosciuto possibile fare. Tuttavia non mancano casi in cui nemmeno il patronato di riferimento sa fornire una risposta sulla causa reale del non accoglimento della domanda. Una motivazione come “no diritto” non sembra infatti poter essere accettabile per chi è certo di avere tutti i requisiti richiesti.

Boeri
NO AL TAGLIO DEI REQUISITI PER LA PENSIONE DELLE MAMME

No al taglio dei requisiti per il pensionamento anticipato delle mamme lavoratrici. A bocciare la richiesta che Cgil, Cisl e Uil hanno portato al confronto con il governo e che rinnoveranno ancora prossimamente, nel nuovo round previsto con il ministro del lavoro Poletti, è stato anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri. ”Bisogna evitare scorciatoie perché il problema delle donne è quello di una forte discontinuità del lavoro. Quindi semmai dovrebbero, potendo, lavorare più a lungo, mentre così andrebbero in pensione con assegni più bassi”, ha spiegato Boeri sollevando l’irritazione di Cgil, Cisl e Uil che invece puntano a riconoscere il ruolo della maternità nel lavoro della donna ipotizzando uno sconto dei requisiti anagrafici con cui tutte le lavoratrici madri potrebbero lasciare l’occupazione con un anticipo massimo di 3 anni. Ma per Boeri invece un ipotetico sconto esteso a tutte le donne le esporrebbe anche al rischio di un pensionamento ‘involontario’. ”La scelta di andare in pensione non è sempre volontaria, ma viene presa anche dal datore di lavoro che potrebbe sfruttare così la possibilità di fare uscire anticipatamente le donne con figli licenziandola per ridurre la forza lavoro e obbligandole a prendere pensioni inferiori per il resto della vita”, ha precisato ancora ribadendo la sua idea di sempre: “Bisogna intervenire per agevolare l’accesso sul mercato del lavoro delle donne non il loro pensionamento” .Sì dunque a politiche che ne incentivino l’ingresso, no a interventi ad hoc e parziali”. Senza contare, ha detto ancora, della discriminazione che si produrrebbe nel mercato del lavoro. “Si potrebbe profilare una discriminazione tra le donne che lavorano e hanno figli e quelle invece che hanno privilegiato la carriera lavorativa. Se dunque l’obiettivo è quello di aiutare le donne nel lavoro questa proposta andrebbe nel senso esattamente contrario” ha aggiunto segnalando peraltro un possibile “effetto spiazzamento” che si potrebbe produrre rispetto a quelle lavoratrici-madri che hanno scelto di pensionarsi accedendo ad opzione donna che prevede il ricalcolo dell’assegno di chi è in un sistema misto secondo un sistema totalmente contributivo.

La strada da seguire, dunque, per Boeri, sta tutta negli incentivi all’occupazione femminile compresi il rafforzamento del congedo di paternità, ”obbligatorio ma preso solo da un terzo dei padri lavoratori”, e i vecchi voucher baby sitter o asili nido ancora largamente sottoutilizzati, ”ad utilizzarli solo in 7 mila persone”. Insorgono i sindacati impegnati in una partita con il governo lunga e delicata. La proposta di sconti nei requisiti delle lavoratrici madri offerti dal Welfare limitatamente alle donne in Ape social, infatti è considerata da tutti ”minimale” e insufficiente e Cgil, Cisl e Uil si apprestano a rilanciare le loro proposte. “Dichiarazioni decisamente fantasiose e singolari”, afferma la Cgil secondo la quale, come ha evidenziato il segretario confederale, Roberto Ghiselli ”l’anticipo pensionistico non sarebbe un obbligo, ma una facoltà da garantire alle donne e a chi svolge lavori di cura, e non sarebbe certo causa di licenziamento per le imprese”.

Parole bocciate anche dall’Ugl: ”Le sue apparenti preoccupazioni non trovano forza nella realtà, perché se le donne madri abbandonano prima il lavoro per una meritata pensione potrebbero favorire il ricambio con occupazione giovanile, cosa che è venuta meno con la riforma Fornero”, commenta il sindacato. Ma la partita si va surriscaldando soprattutto sul versante dell’aumento dell’età pensionabile di cui Cgil Cisl e Uil ancora una volta chiederanno il congelamento dello ‘scalone’ a 67 anni previsto nel 2019. Una ”questione dirimente”, come ha ripetuto ancora il leader Carmelo Barbgallo . I sindacati d’altra parte attendono una risposta definitiva e sono già in una situazione di pre-allerta. Nei giorni scorsi in una lettera inviata a tutte le strutture regionali hanno intanto dato il verde ad iniziative di mobilitazione, assemblee e attivi sindacali che prelude ad altre iniziative. ”Non resteremo con le mani in mano”, aveva già avvertito sempre Barbagallo in precedenza.

Lavoro
LA FLESSIBILITÀ NON AIUTA I GIOVANI

Cesare Damiano, i sindacati e altri sostenitori della flessibilità pensionistica, come pure Giuliano Poletti, hanno in diverse occasioni dichiarato che mandare in pensione prima gli italiani aiuterebbe a creare posti di lavoro per i giovani. Alessandra Del Boca e Antonietta Mundo, in un recente articolo pubblicato sul Corriere della Sera, ritengono però che le cose non funzionino in questo modo. “Nei paesi Ocse dove l’occupazione anziana è più alta, c’è la più alta occupazione giovanile, Banca d’Italia ci conferma che questo vale anche per il nostro Paese”. Le due autrici aggiungono che far uscire un lavoratore anziano con qualche anno di anticipo, “non aiuta il giovane perché il posto lasciato è diverso dal posto creato e le imprese non trovano le qualifiche che servono”. Dunque, dal loro punto di vista occorre aiutare i giovani investendo nella formazione, di modo che arrivino sul mercato del lavoro con le competenze richieste, magari aiutati anche da centri per l’impiego efficaci come in Germania.

Del Boca e Mundo scrivono anche che bloccare l’aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019 sarebbe “un’ennesima cripto-salvaguardia destinata questa volta alle generazioni dei nati dopo il 1953, che lascerebbe a generazioni più giovani l’onere di pareggiare i conti”. Tuttavia, riconoscono che si potrebbe intervenire “sui lavori usuranti che riducono la speranza di vita del lavoratore, con criteri scientifici e per professione. L’Ape sociale è stata introdotta proprio per questo, no?”.

Carlo Pareto

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