sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Istituti diScredito, noi lo avevamo detto!
Pubblicato il 03-10-2017


Iniziamo questo articolo con una cosa che non si dice “noi lo avevamo detto!”; non si dice perché è triste voler sottolineare parole che avevi espresso già da tempo, ma soprattutto non si dice perché le notizie vanno contestualizzate al momento, altrimenti si passa per visionari.

Ecco, noi siamo stati dei visionari, degli sciamani che avevano visto tra le zampe di rospo e le teste di serpente il futuro di quella realtà bancaria che stava collassando a spese dei risparmiatori. In realtà, non è così, bastava entrare in un negozio o andare in mezzo alla gente stupita di quanto stava succedendo e che lamentava comportamenti sconcertanti da parte di quei funzionari di banca i quali gli chiedevano – senza ragione – di rientrare dei fidi concessi a tempo indeterminato e in molti casi, obbligandoli a sottoscrivere le azioni fallimentari della stessa banca – dimenticando (il funzionario) di aver fatto le elementari insieme (al cliente).

I messaggi dell’inversione di marcia c’erano tutti, ma le persone, o molte di esse, non hanno decodificato il nuovo linguaggio firmando tutto quanto gli veniva sottoposto dall’ex compagno di banco che, a pensarci dopo, era vigliacco e spione anche a scuola.

Oggi, passato del tempo prezioso, sembra che le responsabilità del tracollo bancario del Paese siano da attribuire a tutti quei privati e piccoli imprenditori che avevano e hanno partecipato, da buone formiche, a far diventare grande, credibile e importante il nostro sistema bancario messo in crisi dalle fallimentari e avide imprese private e di Stato – di cui non si sono mai potuti fare i nomi. E non solo, abbiamo avuto, salvo qualche eccezione, una classe dirigente bancaria pasticciona e golosa di compensi e benefit da regnanti.

Dunque, lo avevamo detto; ebbene sì con la serie di libri Istituti diScredito 1 e 2 presentati sia in Senato che a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Valori di Milano, da noi era stata fatta una denuncia precisa. Ora, a virus dilagante e fuori tempo massimo si è insediata la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Banche presieduta da Pier Ferdinando Casini e Ernesto Brunetta come vice; se volessero davvero fare opera di disinfezione sugli untori che hanno ucciso il 30% delle imprese italiane e degli operai risparmiatori, prima di sentire funzionari e amministratori delle banche (gli untori), dovrebbero ascoltare le vittime (le associazioni dei risparmiatori).

Oltretutto, sarebbe anche una buona mossa elettorale, ma lo faranno? Assolutamente no, perché anche loro e prima ancora la Banca d’Italia, ascolteranno le ragioni dei serial killer bancari responsabili di aver ucciso i risparmi e il 30% delle aziende del Paese. Ormai, il “danno” è tratto, ma questo lo sanno bene, altrimenti avrebbero chiesto ad un altro ex Presidente della Camera che, almeno nell’idea, avrebbe avuto un significato di giustizia diverso da quello che possono offrire i due noti politici (Casini e Brunetta), ci riferiamo a Luciano Violante.

Perché noi sosteniamo la banca che faceva ricchezza nel rispetto dell’articolo 41 che tutela l’iniziativa economica privata e dell’articolo 47 che incoraggia e promuove il risparmio.

Angelo Santoro e Biagio Riccio

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