martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ius soli. Un errore politico non approvarlo
Pubblicato il 13-10-2017


Ius soli

Anche il presidente del Consiglio ha, solo qualche settimana fa, parlato della necessità di una legge di civiltà, quella sullo ius soli. Oggi torna sul tema la presidente della Camera Laura Boldrini: “Pensare di non approvare la legge sullo ius soli perché si va in campagna elettorale è un grande errore politico, un errore di subalternità della politica”. Lo ha affermato incontrando gli organizzatori del “Cittadinanza Day”, manifestazione promossa da diverse associazioni per chiedere al Parlamento di approvare la riforma dello Ius soli. “E’ importante fare sul serio sul provvedimento. Non siamo di fronte ad una legge che prevede che chi nasce qui è italiano, non è una legge per fare una sanatoria ma per includere chi di fatto è già in questo Paese. È un testo di esigenze e sensibilità diverse. Io avrei preferito un testo diverso ma è un inizio”.

Lo Ius soli è lungo tempo fermo in Parlamento. Bloccato pregiudizi e resistenze, ma soprattutto da chi immagina di lucrare qualche voto in più sulla pelle di persone nate in Italia, che vivono in Italia e che studiano in Italia. Lo ius soli esiste in quasi tutta Europa. Da noi no. Il riconoscimento della cittadinanza ai giovani figli di immigrati nati e cresciuti in Italia è un fatto di civiltà per il nostro Paese. “Che senso ha un altro rinvio?” si chiede la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan chiedendo “un sussulto di responsabilità” da parte di tutte le forze politiche per approvare la legge sullo Ius soli prima della fine della legislatura.

“Sono quasi ottocento mila i ragazzi che non hanno la cittadinanza italiana – dice – ma che frequentano le nostre scuole dall’infanzia fino alle superiori. E’ semplicemente assurdo disattendere l’appello accorato di questi giovani che non sono stranieri, ma sono nati e cresciuti in Italia insieme ai nostri figli. Ecco perché ci uniamo all’appello delle loro famiglie e degli insegnanti che oggi stanno manifestando insieme a tante associazioni ed ai sindacati a Roma. Noi siamo a sostegno di chi vuole andare avanti in Parlamento sullo Ius soli. Approvare la legge, infatti, sarebbe un segnale di speranza e di rispetto per questi giovani che sono legati al nostro Paese in maniera ormai indissolubile”.

La legge sullo ius solo il 13 ottobre 2015, due anni fa esatti, con 310 Sì, 66 No e 83 astenuti veniva approvata alla Camera. Oggi, a distanza di due anni, questa legge di semplice buonsenso etico e giuridico che concederebbe Diritto di cittadinanza a oltre 810.000 ragazzi nati o cresciuti in Italia è ferma in Senato per meri calcoli elettoralistici.

“L’obiettivo è ancora raggiungibile”, da qui “possiamo dare una lezione alla politica: non bisogna avere paura dei diritti”, afferma il senatore Pd Luigi Manconi: “Un quarto d’ora fa, mi ha telefonato Roberto Benigni per dirmi ‘Sono con voi e questa legge mi sembra bellissima. Sto andando negli Stati Uniti, dove questa legge c’è da un secolo”, racconta Manconi che, parafrasando un libro di Elsa Morante, sottolinea: “La politica italiana può essere salvata dai ragazzini, da quelli italiani e da quelli che vogliono essere italiani”.

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Commenti all'articolo
  1. Il parlare di “un sussulto di responsabilità da parte di tutte le forze politiche per approvare la legge sullo Ius soli prima della fine della legislatura” sembra voler implicitamente dire che la legge è talmente giusta da non lasciar alcun posto e spazio al dissenso, alla faccia del libero confronto delle opinioni, che in questo campo sappiamo essere piuttosto articolate, se non diverse e anche distanti (il non prendere realisticamente atto di questa pluralità di punti di vista mi sembrerebbe essere un atteggiamento assai poco riformista).

    Fra l’altro, una posizione così intransigente ed apodittica, quanto ad approvazione della legge in causa, apre di fatto la strada al voto di fiducia, onde accelerare i tempi e per non “aver sorprese”, mentre materie come questa, ossia così delicate e complesse, dovrebbero a mio avviso seguire la via del normale dibattito parlamentare, dibattito che nella fattispecie andrebbe possibilmente rinviato alla prossima legislatura, dopo che i partiti si sono presentati al corpo elettorale dicendo come ritengono di muoversi in materia (sempre a mio modesto parere, mi parrebbe essere questa una impostazione di segno riformista)

    Paolo B. 16.10.2017

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