giovedì, 19 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

NERO D’OLTRALPE
Pubblicato il 16-10-2017


austria_kurz Questi ultimi sempre più stretti nella morsa della destra, non solo in Austria, ma in tutta Europa, eccezion fatta per il Portogallo e per il Regno Unito dove Corbyn tiene ben salda la roccaforte dei laburisti. “In Austria, come è già avvenuto in altri paesi europei, assistiamo a una forte svolta a destra che evidentemente non favorisce i movimenti socialdemocratici”, ha detto Christian Kern, Cancelliere uscente, annunciando di voler restare in Parlamento anche se il suo partito dovesse passare all’opposizione. Il cancelliere in pectore Sebastian Kurz ha invece esultato in un mare turchese. “Questo voto – ha scandito – è un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini”. “Kurz è il chiaro vincitore di questa tornata elettorale”, ha commentato il presidente Van der Bellen, ricordando che il risultato definitivo sarà comunicato solo giovedì, dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza. Al momento però sembra che anche i Verdi del presidente rischiano di restare fuori per la prima volta dal 1986 di restare fuori dal Parlamento (la soglia minima è del 4%): secondo gli ultimi dati diffusi i Verdi, dati al 3,9%, rischiano. Sembra tramontata l’ipotesi di un governo arcobaleno di Spoe, liberali, Verdi e lista Pilz, che si ferma al 40,5%. I liberali del Neos sono ora al 5,3% (+0,3%) e l’ex verde Peter Pilz arriva al 4,3%. Per ora al secondo posto arrivano i socialdemocratici del cancelliere uscente, Christian Kern, con il 26,9% dei voti. Ma la destra nazionalista, islamofoba ed euroscettica di Heinz-Christian Strache (Fpo), è balzata di cinque punti al 26% dei consensi. Se il partito di Strache entrasse nel prossimo governo, ha già fatto sapere che vuole girare le spalle a Bruxelles per allearsi con Budapest e arricchire il quartetto di Visegrad, i “signori no” dell’Europa dell’est, che si sono messi di traverso sulle politiche migratorie comuni.
“È un voto preoccupante ma purtroppo è una conferma di un vento che spira in Europa. Non abbiamo torto quando diciamo che potrebbe esserci una preoccupazione anche per l’Italia di un populismo nero che avanza a passi molto lunghi”. Afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini, a margine dell’assemblea generale di Confindustria Pavia, commentando l’esito del voto in Austria. A preoccuparsi non è solo la vicina Italia, ma anche la Germania, ma i cui socialisti sono incoraggiati dalla ripresa nella Land della Bassa Sassonia. Dopo lo “straordinario successo” di ieri in Bassa Sassonia, dove i socialisti del governatore uscente hanno vinto con il 37,2%, +4,6% rispetto alle precedenti consultazioni, Martin Schulz intende concentrarsi sulla direzione del partito, per “riformarlo” e puntare su un “nuovo stile”. Schulz ha annunciato che il processo di rinnovamento “non sara’ privo di conflitti”. “Come presidente dell’Spd mi occuperò con piena intensità del rinnovamento e delle riforme del partito”, ha affermato, annunciando fra l’altro “un nuovo stile aperto al dialogo”.
L’Oevp ha ottenuto il 31,4% dei consensi, guadagnando quasi l’8% rispetto alle elezioni del 2013, e Kurz, a soli 31 anni, si appresta a diventare il più giovane capo del governo in Europa.
Nonostante la giovane età Kurz è già noto, soprattutto al Governo italiano, recentemente da ministro degli Esteri, per le sue politiche anti-immigrazione, è stato protagonista di un braccio di ferro che ha portato Roma e Vienna sull’orlo di una crisi diplomatica.

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Commenti all'articolo
  1. Fuori dal governo di Vienna l’ultradestra xenofoba del FPÖ (Partito della Libertà austriaco). È quanto chiedono le voci dell’ebraismo europeo a Sebastian Kurz,, capo del Partito popolare austriaco, che a 31 anni diventerà con ogni probabilità il prossimo cancelliere austriaco (nonché il più giovane capo di governo d’Europa). Dopo aver vinto ieri le elezioni per la Camera bassa con il 31 per cento dei voti, Kurz – già ministro degli Esteri dell’ultimo governo – dovrà ora scegliere i suoi alleati per la coalizione di maggioranza e, viste le posizioni anti-migranti assunte dal Partito liberale in campagna elettorale, il sodalizio più scontato sarebbe quello con l’ultradestra del FPÖ (Freiheitliche Partei Österreich). Il Partito della Libertà guidato da Heinz-Christian Strache è infatti il secondo partito del Paese, dopo aver conquistato il 27,4 per cento dei voti, davanti ai socialdemocratici scivolati al terzo gradino (26,7 per cento). “Esortiamo fortemente Kurz a formare una coalizione di partiti di centro e a non legarsi a un partito di estrema destra” ha dichiarato il presidente del Congresso ebraico europeo (Ejc) Moshe Kantor. “Un partito che ha portato avanti una piattaforma di intolleranza xenofoba e che ha preso di mira gli immigrati – ha poi affermato – non può avere una sedia al tavolo del governo. Il ruolo centrale dell’Austria nel vincolare l’Europa del dopoguerra alla democrazia e ai diritti umani non deve essere sacrificato sull’altare della convenienza politica e del populismo a breve termine che ci ricorda i momenti più oscuri della memoria viva”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. A me sembra che non dovrebbe destare preoccupazione l’esito di un voto liberamente espresso, anche perché il responso delle urne va sempre rispettato, ma ci si dovrebbe semmai preoccupare di comprendere le cause che hanno determinato quel voto, abbandonando per un attimo la pretesa di aver sempre ragione (e cercar di comprendere anche le ragioni degli altri, quelli cui diamo torto perché ragionano in modo non “politicamente corretto”).

    Mentre da tempo la politica sembra tutta concentrata sulla legge elettorale, ho letto nei giorni scorsi alcuni dati che mi sembrerebbero, questi sì, non poco preoccupanti, sul piano economico e sociale, come il ragguardevole numero delle nostre ditte artigianali che avrebbero chiuso i battenti e il livello di pressione fiscale cui sono sottoposte le nostre imprese (carico fiscale che supererebbe di oltre quindici punti quello di un Paese europeo che “va per la maggiore”).

    Ho portato un esempio dei tanti, riguardo ai problemi di cui sentiamo quotidianamente parlare, o dei quali abbiamo sentore, allorché ci diamo il tempo di ascoltare la voce dell’uno e dell’altro, e delle diverse categorie sociali, e se la politica “governante” non ha questa sensibilità, nel senso di aver perduto la capacità di ascolto, così da poter comprendere gli “umori” del Paese e darvi risposta, si ha ben da gridare al “populismo nero che avanza a passi molto lunghi” (sempre a mio modesto parere).

    Paolo B. 17.10.2017

  3. Io da un Paese che accolse con entusiasmo il suo figlio imbianchino tornato non più con secchiello e pennello ma con i carri armati, e nella cui capitale, in pieno centro, esistono ancora un monumento e una piazza dedicati a Karl Kueger, da un Paese del genere non mi aspetto più di tanto.

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