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Opinioni e commenti
 

LA FUGA
Pubblicato il 30-10-2017


Puigdemont

Ribellione, sedizione e malversazione: questi i reati contestati dalla Procura generale spagnola a Carles Puigdemont, agli altri ex membri del governo catalano e a diversi membri del Parlament responsabili della crisi istituzionale che ha portato alla dichiarazione di indipendenza della Catalogna. La richiesta di incriminazione è stata presentata all’Audiencia Nacional a Madrid, per Puigdemont e per il resto del Govern, e al Tribunal Supremo per la presidente del Parlament, Carme Forcadell, e altri membri della Mesa, la capigruppo parlamentare che permise di mettere ai voti la dichiarazione di indipendenza, venerdì scorso.

L’ex presidente catalano Puigdemont e i suoi ministri, però, non hanno atteso la formalizzazione delle accuse e avrebbero già lasciato la Spagna per riparare in Belgio, dove potrebbero chiedere asilo politico. Fonti della Generalitat hanno confermato che Puigdemont si trova a Bruxelles in un luogo “discreto e sicuro”, accompagnato da alcuni consiglieri, e hanno fatto sapere che l’ex presidente catalano parlerà domani.

Nella richiesta di incriminazione, la procura spagnola sollecita anche la convocazione urgente delle persone indagate e, in caso non si presentino, il loro “arresto” immediato. La giudice di turno decidera’ nei prossimi giorni se accoglie la richiesta. Per il reato di ribellione, Carles Puigdemont, il suo vice, gli altri membri del Govern e del Parlament, rischiano dai 15 ai a 30 anni di carcere. Viene anche indicata la necessità di fissare cauzioni per quanti resteranno a piede libero e di un sequestro cautelare di beni pari a 6,2 milioni di euro, legato ai costi sostenuti per la celebrazione del referendum secessionista.

Intanto oggi i partiti indipendentisti PdeCat e Erc (Esquerra Republicana di Catalogna) hanno deciso che parteciperanno alle elezioni del 21 dicembre. La decisione non era scontata visto che la Cup, formazione della sinistra radicale che ha fatto parte della maggioranza di governo in Catalogna fino a sabato, non ha ancora sciolto la riserva.

Il procuratore generale dello Stato, Jose Manuel Maza, ha accusato i responsabili della Generalitat e i deputati del Parlament di aver “prodotto una crisi istituzionale sfociata nella dichiarazione unilaterale di indipendenza con totale disprezzo della nostra Costituzione, lo scorso 27 ottobre”. I membri del Govern saranno chiamati a rispondere in tribunale; mentre i parlamentari, a cominciare dalla presidente del Parlament, Carme Forcadel, dovranno difendersi dinanzi al Tribunale Supremo.

Diversi media spagnoli sostengono che Puigdemont e i membri del suo ex governo hanno deciso di andare in Belgio per sfuggire alla giustizia spagnola: secondo il quotidiano El Diario l’ex capo della Generalitat è assistito da una equipe di avvocati che gli sta consigliando di restare a Bruxelles in attesa di approfondire le accuse mosse dalla Procura generale. Il Belgio, aggiunge ancora il quotidiano spagnolo, è uno dei Paesi più garantisti per quanto riguarda le richieste di estradizione. Una fonte vicina agli indipendentisti catalani a Bruxelles ha riferito che Puigdemont si trova a Bruxelles con altri ministri del governo deposto per incontrarsi con esponenti della NVA (Nuova Alleanza Fiamminga), il partito nazionalista fiammingo che fa parte del governo belga guidato da Charles Michel. Secondo la stessa fonte, la scorsa settimana ci sarebbero state “trattative riservate” su un possibile “esilio” di Puigdemont in Belgio.

Ieri il segretario di Stato responsabile per l’immigrazione, Theo Francken, esponente di punta della NVA, ieri aveva detto che il Belgio potrebbe concedere l’asilo a Puigdemont ma la sua uscita era stata immediatamente stoppata dal premier Michel, che era intervenuto invitando Francken a “non gettare benzina sul fuoco”. Il PDeCat, il partito dell’ex presidente Carles Puigdemont, e la Erc devono ancora decidere se si presenteranno nella stessa coalizione, così come avvenuto alle elezioni del 2015, o meno. E in vista del voto di dicembre, i vertici della Ue continuano a ribadire il loro appoggio al governo di Mariano Rajoy: le elezioni in Catalogna del 21 dicembre indette dal governo di Madrid sulla base dell’articolo 155 della Costituzione, sono “parte del processo costituzionale interno che si sta sviluppando in Spagna”, ha detto il portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein. La Commissione ha “pieno rispetto dell’ordinamento costituzionale della Spagna”, ha spiegato il portavoce.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Tecnicamente è impossibile – si legge sulla Gazzetta di Modena – per un cittadino di un Paese europeo chiedere asilo in un altro Stato. Tali domande sarebbero considerate irrricevibili, perché si presuppone che tutti gli Stati UE rispettino i diritti e le libertà fondamentali. Ma il Belgio fa eccezione, ed è probabilmente l’unico dei 28 ad accettare richieste d’asilo ai concittadini europei. I casi però riguardano perlopiù minoranze etniche come i rom: nel 2016 il Commissariato generale belga ha ricevuto 20 domande d’asilo da parte di rom bulgari, rumeni e slovacchi. Il Commissariato ha solo cinque giorni per prendere una decisione in base a un esame individuale. Ma negli ultimi cinque anni, non a caso, tutte le domande sono state respinte.

  2. ompendo con la scelta di un prolungato silenzio, la Federazione delle Comunità ebraiche di Spagna (FCJE) ha deciso di intervenire a sostegno dell’unità dello Stato e contro l’indipendentismo catalano. La FCJE, istituzione che rappresenta ufficialmente l’ebraismo spagnolo, si è detta “profondamente preoccupata per la grave crisi nazionale generata dalla dichiarazione unilaterale di Indipendenza del Parlamento catalano dalla Comunità Autonoma di Catalogna”. “In quanto ebrei spagnoli, – si legge nel Comunicato – sosteniamo pienamente la Costituzione spagnola, l’applicazione della legge come spina dorsale dello Stato di diritto, la solidarietà e l’uguaglianza tra tutti gli spagnoli e l’unità della Spagna”. La situazione catalana è ancora molto confusa (in queste ore a Barcellona sono scesi in piazza a manifestare i sostenitori dell’unità, cha affermano di essere la maggioranza in Catalogna) e la giornata di venerdì ha segnato un punto di svolta importante: nel pomeriggio il Parlamento catalano, a maggioranza indipendentista, ha votato e approvato una dichiarazione di indipendenza che dovrebbe portare alla creazione della Repubblica catalana. La risposta di Madrid non si è fatta attendere: il parlamento spagnolo ha approvato l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che permette allo Stato centrale di obbligare una comunità autonoma a rispettare la legge. Poco dopo, il Primo ministro Mariano Rajoy ha annunciato lo scioglimento del parlamento catalano e rimosso dai loro incarichi tutti i membri del governo, oltre a indire elezioni anticipate in Catalogna: il 21 dicembre infatti i catalani torneranno alle urne per scegliere il nuovo parlamento. E non è chiaro da qui ad allora cosa succederà. Carles Puigdemont, presidente del parlamento catalano deposto da Rajoy, ha invitato i suoi concittadini a resistere “democraticamente” alle misure del governo spagnolo.

  3. Tecnicamente non è possibile – si legge sulla Gazzetta di Modena – per un cittadino di un Paese europeo chiedere asilo in un altro Stato della UE. Tali domane sarebbero considerate irricevibili, perché si presuppone che tutti gli Stati UE rispettino i diritti e le libertà fondamentali. Ma il Belgio fa eccezione, ed è probabilmente l’unico dei 28 ad accettare richieste di asilo da concittadini europei. I casi, però, riguardano perlopiù minoranze etniche come i rom: nel 2016 il Commissariato generale belga per i rifugiati ha ricevuto 20 domande di asilo da parte di rom bulgari, rumeni e slovacchi. Il Commissariato ha solo cinque giorni per prendere una decisione in base a un esame individuale. Ma negli ultimi 5 anni, non a caso, tutte le domande sono state respinte.

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