domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Iran, Trump lancia la nuova strategia sul nucleare
Pubblicato il 13-10-2017


Donald Trump

Donald Trump

Il presidente Usa, Donald Trump, battezza una “nuova strategia” per contenere l’Iran e chiede al mondo di aiutare gli Stati Uniti a “neutralizzare” la minaccia di un Paese che Washington giudica una minaccia alla stabilità regionale. L’annuncio è stato dato poche ore prima che Trump ufficializzi la sua posizione sull’accordo sul programma nucleare di Teheran, quasi certamente affermando che non è più funzionale agli interessi americani e non è rispettato daTeheran, almeno nello spirito. Sarebbe la cosiddetta “de-certificazione” che di fatto offre al Congresso una finestra di 60 giorni per re-imporre le sanzioni contro l’Iran che erano state sospese dopo l’intesa firmata a Vienna nel 2015.

Prima ancora di questa valutazione, la Casa Bianca ha anticipato la nuova linea per affrontare “una delle minacce più pericolose per gli interessi degli Stai Uniti e la stabilita’ regionale”. L’approccio “miope” dell’amministrazione Obama al programma nucleare iraniano è “un errore” che l’amministrazione Trump non ripeterà, di qui l’appello del presidente al mondo intero perché “si unisca” agli Usa “nel chiedere che il governo dell’Iran metta fine alla sua ricerca di morte e distruzione”.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Se gli Usa decideranno di ritirarsi dall’accordo sul nucleare iraniano, anche Teheran abbandonerà l’intesa. Lo ha lasciato intendere il presidente del Parlamento Ali Larijani, rispondendo a San Pietroburgo alle domande dei giornalisti sulle possibili mosse di Teheran in risposta alle decisioni americane. “Anche l’accordo prevede che se verranno intraprese azioni (da parte degli altri firmatari, ndr) anche l’Iran potrà adottare azioni adeguate”, ha avvertito. L’eventuale ‘ritiro’ di Trump dall’accordo “potrebbe seriamente aggravare” la situazione e “compromettere la prevedibilità, la sicurezza, la stabilità e la non proliferazione in tutto il mondo”, ha messo in guardia il Cremlino.

Dopo settimane di riflessione con gli uomini dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale e negoziati con il Congresso, Trump annuncerà dunque nelle prossime ore che vuole sfilare gli Usa dall’accordo sul nucleare firmato a Vienna nel 2015 da Teheran e dalle sei potenze mondiali (oltre agli Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania). Il documento divulgato dalla Casa Bianca, che ne anticipa i contenuti, va anche oltre, perché sottolinea che l’obiettivo è quello di “impedire al regime iraniano di continuare il suo cammino verso l’arma atomica”.

In realtà l’accordo sul nucleare iraniano, il cosiddetto Piano Integrale di Azione Congiunta (Jcpoa), non assegna alcun compito al presidente americano. Ma in base alla legge statunitense, il presidente ha il compito di certificare ogni 90 giorni se l’Iran stia o meno rispettando i termini dell’accordo. Trump, che ha già definito l’accordo “un imbarazzo” per gli Usa e “il peggiore accordo mai negoziato”- dirà che l’Iran, come ha anticipato la Casa Bianca, sta violando lo spirito dell’accordo attraverso i test di missili balistici, il suo sostegno a gruppi come Hezbollah, Hamas e le milizie sciite in Iraq e in Siria, che gli Usa considerano organizzazione terroristiche. Trump potrebbe anche chiedere al Congresso di imporre sanzioni aggiuntive (che puniscano cioé non solo il programma nucleare, ma anche il programma balistico), senza cioè mettere fine alla partecipazione all’accordo nucleare. Oppure potrebbe chiedere ai deputati di emendare la legge esistente e chiedere loro di ri-certificare ogni tre mesi il rispetto dell’accordo da parte di Teheran.

Dopo le parole di Trump, il Congresso dovrà decidere in 60 giorni se attivare le sanzioni all’Iran; potrebbe farlo con un voto a maggioranza semplice in entrambe le Camere, controllate dai repubblicani. Se il Congresso dovesse votare un nuovo pacchetto di sanzioni, gli Usa si saranno di fatto sfilati dall’accordo. A quel punto la sua sopravvivenza dipenderà dagli altri firmatari: l’Iran ha già lasciato intendere che potrebbe chiamarsi fuori dall’accordo. Ma l’intesa Jcpoa è stata sottoscritta anche da Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania, tutti Paesi che premono perché non venga abbandonata.

L’accordo firmato nel luglio del 2015, dalle sei potenze mondiali e Teheran alleggeriva il regime delle sanzioni economiche in cambio di un monitoraggio internazionale sulle sue attività di sviluppo nucleare. L’accordo prevede la riduzione del numero delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio da 19mila a poco più di 5mila; limita a un solo sito, quello di Natanz, l’arricchimento dell’uranio e consente l’ispezione dei siti. Al momento alcuni degli impianti possono essere sottoposti a monitoraggio costante, altri invece possono essere ispezionati solo con preavviso di 24 giorni. Nel suo ultimo rapporto diffuso nell’agosto scorso, l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha fatto sapere che “l’Iran sta rispettando l’accordo”. Il concetto è stato ribadito appena lunedì scorso dal capo dell’Aiea, il giapponese Yukiya Amano.

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