martedì, 20 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’effetto Amazon e il rispetto delle regole fiscali
Pubblicato il 04-10-2017


amazon

Lo chiamano effetto Amazon. Per ora in Italia non si è visto, ma siamo ancora indietro rispetto ad altri mercati più maturi come quello americano o inglese. Con l’e-commerce pigliatutto rischia di sparire chi non cambia.

Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservtorio ‘eCommerce B2c Netcomm’ del Politecnico di Milano, ha dichiarato: “Da un lato vediamo come negli Stati Uniti e nel Regno Unito alcune catene sono andate in crisi, si parla anche di una chiusura di migliaia di punti vendita pari a circa a 8mila e cinquecento entro la fine di quest’anno. Chi non cambia, è destinato a fallire. Di certo, si sa che il punto vendita degli anni Novanta, del Duemila, non resterà più lo stesso. Gli ‘store’ del futuro offriranno anche dei servizi di e-commerce come per esempio il servizio ‘click and collect’, acquistare on-line e ritirare comodamente in negozio. Oppure, il reso di un prodotto acquistato sul web, in negozio. In Italia siamo ancora indietro. In America e nel Regno Unito, il tasso di penetrazione è intorno al 15-20%, da noi il peso dell’e-commerce sui consumi si attesta sul 5,5%. Siamo, quindi, molto più indietro, per questo non abbiamo avuto per ora un effetto diretto, ma c’è forte fermento anche da tutta la grande distribuzione organizzata”.

Se dal colosso del commercio elettronico preferiscono non parlare di scenari futuri, molti supermercati si stanno organizzando per rispondere alla concorrenza. Da Carrefour a Esselunga il carrello si riempie anche sul web. La Coop permette di ordinare la spesa online e di ritirarla, già da due ore dopo, nel punto di ritiro più vicino e all’orario più comodo. Siamo ancora all’inizio.

Cristian Laurenza, responsabile di Area della Nova Coop, ha detto: “Da quest’anno, con il servizio CoopDrive a Beinasco nel torinese, per ora siamo attorno all’11% delle vendite rispetto a un punto vendita tradizionale. E’ un mercato che ancora deve ‘esplodere’. Si vende soprattutto scatolame, ma anche pasta, salumi e formaggi confezionati. E’ una clientela più giovane rispetto a quella dei nostri supermercati, tra i 30 e i 50 anni , con un tasso di scolarizzazione elevato. Per la maggior parte sono laureati. C’è solo questo punto ritiro di Beinasco sotto la Mole, ma nel 2018 ne aprirà uno in centro a Torino. In Lombardia ce n’è uno a Milano, Bergamo, a Cassano d’Adda e Roncadelle. In Liguria a Genova, mentre in Piemonte a quello di Beinasco nel torinese e in Toscana a Viareggio in provincia di Lucca e Rosignano Solvay nel livornese”.

Il servizio di spesa on-line EasyCoop, per ora è attivo, invece, solo su Bologna e Roma, ma punta ad allargarsi a tutta Italia. L’assortimento vanta oltre 11mila prodotti tra cui anche frutta, verdura, carne, pesce, salumi e latticini. I clienti possono fare la spesa online e riceverla direttamente sul pianerottolo di casa, magari salvandosi più liste da riutilizzare ogni volta. Alla Coop spiegano: “Mezz’ora prima vengono avvisati i clienti via sms dell’orario preciso di consegna, con nome e foto dell’addetto che si troveranno davanti con le buste”.

Diverso ed unico in Italia è il sistema dei supermercati Unes/U2 che usano la vetrina della piattaforma Amazon. Gian Maria Gentile, responsabile digital Unes/U2, dichiara: “Noi abbiamo fatto una scelta precisa: abbiamo una partnership con Amazon Italia, che per la spesa on-line ha due mondi: Amazon.it, dove il grocery è esclusivamente secco e scatolame, e noi facciamo da fornitori per quello che riguarda i nostri prodotti a marchio ‘il Viaggiator Goloso’. L’altro canale di vendita è Amazon Prime Now, che fa la consegna gratuita in 2 ore a Milano e hinterland per ora, a chi è abbonato Prime. Su questa piattaforma sono attivi tre operatori: Amazon retail, il nostro negozio U2 Supermercato e NaturaSì. Il cliente può ordinare tramite App o via sito scegliendo l’orario di consegna in finestre da due ore, quindi molto veloce , ma può anche ricevere la spesa, entro un’ora, pagando 6,90 euro. Potrà, inoltre, seguire il percorso del trasportatore sulla mappa della città in modo da sapere in tempo reale, dove si trova la propria spesa. La partnership ci ha permesso di entrare in un mercato nuovo per U2 Supermercato in tempi ridotti, accedendo alla conoscenza dei comportamenti d’acquisto dei nuovi consumatori in termini di abitudini di consumo. Si sta delineando, quindi, un panorama chiaro dei consumatori del futuro e delle loro preferenze. C’è forte richiesta di prodotti appartenenti al mondo del Free From (quelli senza lattosio, senza glutine, etc.), ma anche del mondo vegano e vegetariano. Ci siamo resi conto che alcune categorie, ormai, si vendono principalmente online come i pannolini per i bimbi. Scopriamo, poi, che è un falso mito quello della frutta e verdura che si preferisce scegliere di persona. Il reparto ortofrutta ha una penetrazione del tutto simile a quella nei punti vendita tradizionali. Diciamo che, più in generale, il consumatore online premia il prodotto di qualità per cui è disposto a spendere anche qualcosa in più. E la sfida si giocherà, proprio, su questo. Nel futuro sarà ancor di più il prodotto a fare la differenza, perché, prima o poi, tutti avranno un servizio di home delivery ossia di consegna a domicilio e avranno superato tutte quelle difficoltà, legate all’evoluzione multicanale”.

Per l’Unione Europea, intanto, si pone il problema del rispetto delle regole fiscali. Per la Commissione Europea, Amazon  ha ricevuto benefici fiscali non dovuti dal Lussemburgo per circa 250 milioni di euro. Per l’esecutivo comunitario si tratta di aiuti di Stato illegali, che ora il Granducato deve recuperare dal colosso Usa del commercio elettronico.

Dopo una approfondita indagine iniziata nell’ottobre del 2014, la Commissione è giunta alla conclusione che il ‘tax ruling’ concesso dal Lussemburgo ad Amazon nel 2003, prolungato poi nel 2011, ha diminuito le tasse pagate dal colosso americano nel Granducato, ‘senza alcuna giustificazione valida’. L’accordo ha consentito al gruppo di spostare la grande maggioranza dei suoi utili da Amazon Eu, controllata di Amazon soggetta a tassazione in Lussemburgo, ad una holding che non è soggetta a tassazione, Amazon Europe Holding Technologies (Aeht).

In particolare, l’accordo consentiva il pagamento di royalties da Amazon Eu alla Aeht, cosa che ha ridotto in modo considerevole l’utile di Amazon Eu soggetto a tassazione. L’indagine della Commissione ha dimostrato che l’ammontare delle royalties trasferite era gonfiato e non rifletteva la realtà economica. Su questa base, la Commissione ha concluso che il tax ruling garantiva ad Amazon un vantaggio economico selettivo, consentendole di pagare meno tasse di altre società soggette alle medesime norme fiscali nazionali. Di fatto, le regole consentivano ad Amazon di evitare la tassazione su ben tre quarti degli utili realizzati su tutte le vendite realizzate nell’Ue.

La commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, spiegando che si tratti di una condotta illegale, ha detto: “Il Lussemburgo ha consentito ad Amazon di pagare quattro volte in meno di tasse rispetto ad altre società residenti nel Paese, perché non si possono dare alle multinazionali benefici fiscali che altri non hanno”.

Amazon ha replicato   valutando il ricorso in appello: “Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese ed internazionale. Studieremo la decisione della Commissione e valuteremo le nostre opzioni legali, tra cui il ricorso in appello. I nostri 50.000 dipendenti in tutta Europa rimangono focalizzati a offrire il miglior servizio ai nostri clienti e alle centinaia di migliaia di piccole imprese che lavorano con noi”.

Il caso Amazon ed il futuro dell’e-commerce sempre più in espansione, impongono la necessità di adottare misure di controllo fiscale più efficaci e più adeguate sulle nuove realtà economiche.

Salvatore Rondello

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Commenti all'articolo
  1. Personalmente distinguerei tra la necessità di far pagare le imposte agli operatori del Web dalla ineluttabilità di un commercio via mail che produce la desertificazione delle nostre città. Ogni click per amazon & Co. fa chiudere i negozi tradizionali. Non innamoriamoci del nuovismo a tutti i costi. Conosciamo le condizioni di lavoro e di trattamento dei dipendenti dell’e.commerce, ben lontano dai principi socialisti (quelli che con Brodolini dicevano: “da una parte sola, dalla parte dei lavoratori” – a meno che non lo si ritenga “anacronistico”).

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