venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, l’accordo tiene. Martedì testo in aula
Pubblicato il 06-10-2017


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“L’accordo tiene”: ieri, alla fine di una giornata lunga e laboriosa, Renato Brunetta sintetizza così l’esito delle votazioni della Commissione Affari costituzionali sugli emendamenti al Rosatellum 2.0. E ciò nonostante frizioni tra Fi e Fdi, dove sono volate parole grosse, e nonostante il nodo della soglia per il Senato, per la quale Ap chiede una revisione al ribasso, con il Pd disposto a cedere mentre Fi no. Ma effettivamente i partiti che sostengono il Rosatellum 2.0, sono riusciti a dipanare gli altri nodi.

Sull’impianto generale del testo non ci sono divergenze tra i quattro partiti, ma c’è da stringere i bulloni su norme di dettaglio, importanti per ciascuno di essi. Un accordo su dimensioni e numero dei collegi plurinominali, in cui i partiti presentano i listini proporzionali, è stato raggiunto. Il Pd ne voleva circa 75, Fi 60: è passato un emendamento per il quale saranno circa 65 (c’è una delega al governo per perimetrarli). E accordo c’è stato nel respingere altri emendamenti che intaccavano l’impianto e che erano proposti dagli altri partiti (M5s, Mdp, Fdi, Si): voto disgiunto tra collegio uninominale e liste collegate, introduzione del meccanismo dello scorporo, preferenze e premio di maggioranza richiesto da Ignazio La Russa (Fdi). A fronte del “no” di Fi è nata una polemica tra l’ex ministro della Difesa e alcuni deputati di Fi, dopo che il primo aveva parlato di “atteggiamento vergognoso” di Forza Italia. I toni sono saliti fino al punto che La Russa ha detto a Roberto Occhiuto in Commissione che le sue affermazioni meritavano degli schiaffi: “schiaffi in senso metaforico” ha precisato ai giornalisti La Russa che ha insinuato un dubbio: Fi non vuole il premio di coalizione perché punta a dar vita dopo il voto ad altre coalizioni diverse dal centrodestra. Alla fine Brunetta ha smorzato i toni. Fatto sta che Pd-Fi-Lega-Ap hanno trovato un accordo anche sul tema delle quote di genere e sulle firme a sostegno delle liste. Il relatore Emanuele Fiano ha predisposto degli emendamenti di mediazione.

Certo, rimane aperta la querelle sulla soglia del Senato che il Rosatellum 2.0 fissa al 3% a livello nazionale. Dopo una prima richiesta di Ap di spostare tale soglia a livello di singola Regione, l’ultima proposta del partito di Alfano è che se un partito supera il 3% in almeno tre regioni, possa accedere al riparto proporzionale nelle regioni in cui va oltre tale cifra. Fi resiste, come ha confermato Brunetta in serata, perché sarebbe lei ad essere danneggiata in termini di seggi, specie al Sud. Ettore Rosato, capogruppo del Pd, si è invece dimostrato più disponibile: “e poi sarebbe una norma non salva Ap bensì salva Mdp” ha affermato. Cosa che ha suscitato lo sdegno dei bersaniani: “siamo contrari a questa schifezza – ha detto Alfredo D’Attorre – noi puntiamo ad un risultato a due cifre”. L’obiettivo è di concludere sabato mattina e portare in Aula il testo martedì.

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