sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale. Renzi: “O Rosatellum o Consultellum”
Pubblicato il 06-10-2017


La legge elettorale passa, anche, per la direzione del Pd convocata per oggi dal segretario Matteo Renzi. Vi prende parte anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. In platea diversi ministri, tra cui Andrea Orlando, Dario Franceschini, Marco Minniti. Assente invece l’esponente della minoranza e presidente della Puglia Michele Emiliano. Ma al centro della relazione non poteva non esserci la legge elettorale. Il segretario del Pd pone la questione in modo netto: O Rosatellum o il Consultellum, “tertium non datur”. Renzi in direzione spiega che sulla legge elettorale il Pd sta facendo un ultimo tentativo e pur dicendo di non andare “pazzo” per il tema, chiede “uno sforzo ulteriore” per la legge elettorale che serve all’Italia. Il Rosatellum per Renzi “ha elementi di forza sul Consultellum” con il Pd “baricentro di una coalizione più ampia”. Poi un affondo, nonostante le intenzioni espresse di non fare polemiche, verso il suo ex compagno di partito e ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. “Meno male che non c’è Giachetti, perché sennò ci potrebbe raccontare quante volte alcuni nostri amici hanno cambiato idea sulla legge elettorale… ci vorrebbe la Var!”.

La direzione del Partito democratico, al termine della riunione, ha approvato all’unanimità la relazione del segretario, Matteo Renzi, sul Rosatellum. Il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, nel suo intervento alla direzione dem, ha chiesto, in vista dell’approdo della legge in Aula, “grande attenzione ai voti segreti”. “Non possiamo fallire”, ha detto Rosato che ha descritto i punti della legge e “la fatica di mettere insieme 8 forze politiche” per raggiungere “un equilibrio delicato sul testo”. Rosato ha anche evidenziato il fatto che “il voto unico aiuta a costruire la coalizione”. Intanto il Rosatellum prosegue il suo cammino con la votazione degli emendamenti. L’approdo in Aula è previsto per martedì. La commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato voto positivo all’emendamento, a firma del presidente Andrea Mazziotti, che recepisce alcuni punti contenuti nella legge sui partiti approvata alla Camera e ferma da tempo al Senato. L’emendamento, riformulato dal relatore di maggioranza Emanuele Fiano di modo da renderlo valido anche al Senato, prevede che i partiti che non hanno uno Statuto potranno presentarsi alle elezioni solo se indicano elementi minimi di trasparenza come il legale rappresentante, il titolare del contrassegno, gli organi del partito, la composizione e le funzioni. Una norma non gradita ai 5 Stelle da sempre allergici alla trasparenza.

Dopo il ritiro degli emendamenti di Ap sugli sbarramenti restano invariate le soglie del 3% sia alla Camera che al Senato, compresa quella dell’1% per le liste civetta. Cambia invece il numero dei collegi uninominali del Senato che saranno 109 anziché 102. Approvato anche l’emendamento del relatore Emanuele Fiano (Pd)che prevede che ci si potrà candidare in 1 collegio uninominale e in 5 plurinominali (in un listino proporzionale). In caso di elezione in questi collegi si dovrà optare per quello in cui la propria lista ha ottenuto meno voti.  Tra le altre novità la Commissione affari costituzionali ha approvato un emendamento che prevede che la scheda elettorale abbia un tagliando anti-frode. Un altro emendamento prevede che nel caso in cui due candidati in un collegio uninominale ottengano lo stesso numero dei voti “è eletto il più giovane d’età”. Approvato anche un emendamento sulle quote in base al quale il limite del 60% ai candidati dello stesso sesso per i collegi uninominali e plurinominali del Senato viene calcolato a livello regionale e non più nazionale.

La legge elettorale, così come si sta configurando piace anche alla minoranza del Pd. “La reintroduzione del concetto di coalizione è fondamentale” afferma Andrea Orlando. “Non c’è niente di peggio del Consultellum – sostiene il ministro – ha ragione Renzi quando dice che di legge elettorale se ne occupano 350 persone ma, il giorno dopo, gli effetti riguarderanno tutti. Non possiamo permetterci un ulteriore collasso del rapporto tra società e istituzioni”.

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