lunedì, 23 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

ROSATELLUM CON FIDUCIA
Pubblicato il 24-10-2017


rosatellum 2

Fiducia anche al Senato. Sulla legge elettorale verrà posta la questione di fiducia su cinque dei sei articoli del Rosatellum 2.0. Mercoledì alle 14 la prima fiducia, mentre il voto finale sarà giovedì alle 12. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro e subito è scoppiata la bagarre e il levarsi delle proteste. Il Senato ha  respinto anche le pregiudiziali presentate dai Pentastellati. I parlamentari 5 stelle e Si avevano chiesto di votare a scrutinio segreto ma il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso aveva dichiarato inammissibile tale richiesta. Un voto che riguardava solo la parte dei rispettivi documenti sulle minoranze linguistiche, materia per la quale il Regolamento del Senato autorizza il voto segreto. Ironico Karl Zelelr: “Grazie colleghi di M5s per l’attenzione alle minoranze linguistiche. Tutti gli emendamenti di M5s sono tutti volti a discriminare le minoranze linguistiche, e non a tutelarle”.

La protesta monta, tanto che la capogruppo di Sinistra italiana, Loredana De Petris, al termine della seduta al Senato, ha occupato la sedia del presidente del Senato. I Cinque Stelle scelgono invece di bendarsi con delle bende bianche sugli occhi cosa che farà anche mercoledì nella manifestazione prevista a Piazza.  “La fiducia – ha detto il presidente Grasso rispondendo alle proteste di Loredana De Petris, di Si e di alcuni senatori di M5s – è una facoltà del governo nei riguardi del Parlamento”. Subito dopo la seduta è stata sospesa e convocata la capigruppo per stabilire i tempi delle votazioni.

In precedenza il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti aveva posto uno scambio. La possibilità di non mettere la fiducia se vi fosse stata una rinuncia a chiedere i voti segreti. Un appello alla maggioranza e al governo affinché sia evitata la fiducia in Senato sul Rosatellum 2.0, per consentire un confronto sugli emendamenti lo avevano lanciato anche cinque senatori del Pd, Vannino Chiti, Walter Tocci, Massimo Mucchetti, Claudio Micheloni e Luigi Manconi che avevano a loro volta presentato sei proposte di modifica su quattro punti. La fiducia sarebbe potuta essere evitata anche in presenza dei voti segreti, avevano affermato i cinque senatori Dem, perché la legge ha il sostegno di così tanti gruppi da non dover temere i  franchi tiratori.  I Senatori Dema avevano chiesto come primo punto di alzare la percentuale di collegi uninominali dal 36% al 50%; il secondo proponeva di introdurre due schede con due voti distinti per uninominale e proporzionale; il terzo chiedeva di abrogare l’obbligo per i partiti, al momento di presentare le liste, del proprio “capo”; il quarto proponeva di eliminare la  norma che consente agli italiani residenti in Italia di candidarsi nel Collegio Estero.

Parole forti si levano dai bachi dei Cinque Stelle: “Ho ascoltato attentamente – dice la senatrice Manuela Repetti del Gruppo Misto, commentando le affermazioni in Aula dei senatori di M5 – l’illustrazione della pregiudiziale del M5S sulla legge elettorale: ‘criminale, porco, escreto, spacciatori, ecc’. Questo è il risultato quando manca ogni barlume di pensiero e ragionamento”.

Fornaro (Mdp), scomoda addirittura Mussolini. “Alla doppia fiducia alla Camera e al Senato – afferma – non era arrivato neppure Mussolini. E’ un atto di una gravità assoluta e inconcepibile in ogni democrazia europea. Affermazioni a cui risponde il senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd in commissione Antimafia: “Le dichiarazioni dei senatori di Mdp che hanno definito Gentiloni come Mussolini sono gravissime. Come ben sanno i nostri illustri colleghi, porre la questione di fiducia su alcuni articoli della legge elettorale non ha compromesso un ampio confronto in Parlamento sul Rosatellum, al quale avrebbe potuto partecipare anche Mdp. Alzare di continuo il tenore degli attacchi al Pd è una strategia mediatica che, questa sì, non giova alla qualità della nostra democrazia”. Il solco tra Mdp e la maggioranza è sempre più largo, tanto che la decisione di oggi la porta formalmente fuori dalla maggioranza: “Siccome noi votiamo contro questa fiducia come Mdp usciamo anche formalmente dalla maggioranza”, sono le parole con cui la presidente dei senatori Mdp, Cecilia Guerra al termine della conferenza dei capigruppo ne annuncia l’uscita.

Ginevra Matiz

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