domenica, 22 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

FIDUCIA E PROTESTE
Pubblicato il 25-10-2017


senatoL’obiettivo delle forze che sostengono la legge elettorale è assicurare a tutti e 5 i voti di fiducia, il numero legale in Aula. La prima fiducia al “Rosatellum” è passata con 150 sì, 61 no e nessun astenuto. I presenti sono stati 219 e i votanti 211. Sì anche al secondo voto di fiducia con 151 sì, 61 no e nessun astenuto. I presenti sono stati 220, i votanti 212. Per quanto riguarda la terza votazione il numero legale è stato raggiunto solamente grazie all’apporto dei senatori di Ala. In questo caso i sì sono stati 148, 61 i no. Nessun astenuto. I presenti sono stati 217, i votanti 209. Via libera anche alla quarta fiducia con 150 voti a favore, 60 i no. Nessun astenuto. I presenti sono stati 217, i votanti 210. Mentre l’Aula del Senato, dopo aver respinto un emendamento presentato all’articolo 5 del “Rosatellum”, approva l’articolo 5 ma senza fiducia, con voto elettronico.

È da giorni che la maggioranza, ma anche Forza Italia e Lega, fanno di conto per blindare il Rosatellum bis e assicurare i voti necessari perché le votazioni scorrano via senza intoppi. Il problema è sempre lo stesso: garantire il numero legale, visto che M5S, Sinistra italiana e Mdp potrebbero ‘giocare’ sul numero delle presenze e delle assenze nell’emiciclo per tentare di affossare la legge.

L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che non ha partecipato alla prima fiducia e non parteciperà neanche alla seconda, nel suo atteso intervento ha assicurato il suo sostegno alla legge elettorale con il suo sì al voto finale. Ma non sono mancate le critiche, sia di merito che di metodo. Il suo voto a favore è dettato della necessità della stabilità. Ha parlato anche di pressioni indebite sul presidente del Consiglio. “Mi pronuncio – ha detto – con tutte le problematicità e le riserve che ho cercato di motivare, per la fiducia al Governo Gentiloni, per salvaguardare il valore della stabilità, per consentire, anche in questo scorcio di legislatura, continuità nell’azione per le riforme e per una più coerente integrazione europea”.

Già nella mattinata il M5S, che ha manifestato al Pantheon contro il Rosatellum, e Mdp non hanno partecipato al voto per approvare il verbale d’Aula, votazione che si svolge all’inizio della seduta. Le presenze necessarie per assicurare il numero legale sono di 133 senatori. Salito a 143 nella seconda. Quorum che vale per la prima ‘chiama’ ma che sembra destinato a salire di alcune unità in quelle successive visto che alcuni assenti potrebbero essere chiamati a votare qualora i numeri fossero a rischio.

Da stamattina maggioranza, governo e le forze di centrodestra che sostengono la riforma, pallottoliere alla mano, stanno decidendo come regolarsi per centrare l’obiettivo: e, al momento, la scelta propenderebbe anche verso assenze ‘mirate’ e ‘strategiche’ tra le fila di Forza Italia e Lega. Anche il gruppo di Ala giocherà un ruolo fondamentale: i 14 senatori verdiniani potrebbero restare in Aula e votare la fiducia al governo, una fiducia ‘tecnica’ o ‘di scopo’, come l’hanno definita gli stessi verdiniani, che però solo in 12 garantirebbero il loro sì.

Il numero legale, da regolamento, è assicurato dalla presenza della metà più uno degli aventi diritto. A questo numero, bisogna sottrarre i sentori che risultano assenti per congedo o missione. Ovvero, in missione possono essere i ministri o chi ha ricevuto un incarico istituzionale da palazzo Madama. In congedo invece sono i sentori che hanno ottenuto un permesso. Ciò non toglie che anche questi possano all’ultimo momento decidere di partecipare al voto. Dopo la prima votazione di oggi sul verbale, risultano essere in tutto 56 gli assenti ‘giustificati’. I senatori in congedo, sempre da regolamento, non possono essere più di 1/10 dei componenti dell’Assemblea, e dunque non più di 32.

E mentre l’iter legge prosegue il Psi ha lanciato la sua protesta sui sondaggi apparsi ultimamente in quanto tra le “società – si legge in un comunicato stampa apparso sul sito istituzionale del partito – che si occupano di sondaggi politico elettorali ce ne sono alcune che non solo non riportano pubblicamente la percentuale di consenso del partito indicata dai cittadini interpellati sull’intenzione di voto, ma omettono persino di annoverare il Psi tra le opzioni di scelta a disposizione dell’interlocutore”. “il Partito Socialista Italiano – continua il comunicato – è una realtà politica radicata nel Paese, con una sua rappresentanza nel Parlamento, nel Governo e nelle amministrazioni regionali e locali. Alla luce di questa notizia, giunta attraverso un militante del partito intervistato telefonicamente, la Direzione del Psi provvederà immediatamente a chiedere conto alle principali società di sondaggi politici di questo atteggiamento gravissimo e inammissibile che lede il partito e inganna i cittadini”.

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