mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Leonardo Scimmi
Fare un nuovo soggetto politico 
Pubblicato il 23-10-2017


Lo hanno capito in molti che il PD non è la sinistra dei nostri sogni. Un corpaccione organizzato si, ma con spinte a destra e a manca, senza più un leader sicuro di sé, senza una linea politica vera e propria. Una portaerei nello scenario politico italiano, stazionata però nel Mediterraneo senza una direzione chiara.
Dopo il Referendum del 4 dicembre la leadership politica di Renzi é diminuita, nonostante le primarie vinte.
Molte cose sono cambiate ovviamente, dalla scissione di D’Alema alla nuova proposta di legge elettorale in senso proporzionale ma che ammette la formazione di coalizioni.
Poi il referendum di ieri sulla autonomia lombardo-veneta, dove il PD si é schierato addirittura in favore, almeno il candidato alla regione Lombardia Gori, attuale sindaco di Bergamo, ed anche il Sindaco di Milano Sala, hanno sostenuto il referendum autonomista. Una sorpresa scioccante.
Da europeista convinto credo che sostenere una parcellizzazione regionalista dell’Italia sia un errore totale, una inversione di marcia dove anziché tendere alla formazione di un superstato europeo con competenze forti si insegue un autonomismo per ora moderato ma che nasconde insidie. Si torna al campanilismo, ai dialetti, alla parcellizzazione che non fa massa critica e risulta inefficiente. Si pensi all’istruzione, devoluta alle regioni, significa forse che si insegnerà il veneto nelle scuole?
Sognavamo una scuola europea che insegnava a tutti un’educazione civica europea, una storia europea, musica arte letteratura e lingue europee, un Erasmus della politica e ci ritroveremo a studiare il veneto ed il lombardo?

Ovvio che la direzione é sbagliata, ed il PD complice.

C’é bisogno quindi di una nuova proposta riformista, da strutturare in modo cross-borders, trans-nazionale, nell’ambito del PSE e dei socialisti europei, assieme al PS francese alla SPD tedesca ai belgi ai danesi agli svedesi ai portoghesi agli spagnoli e tutti coloro che credono nell’Europa federale ed al socialismo riformista.

Il PSI in questa ottica ha due asset : l’appartenenza al PSE, di cui é fondatore, ed una struttura organizzativa leggera ma diffusa su tutto il territorio italiano ed estero (notare la presenza di federazioni PSI anche in Francia Germania Svizzera Spagna Belgio Lussemburgo Polonia UK).

Su questa base occorre aggregare nuove forze politiche di estrazione riformista verde laica e cattolica italiane, chiunque non abbia problemi a riconoscersi nel PSE.
Significa entrare in negoziazioni sulla governance, sulla leadership, sulla ripartizione delle competenze. Significa rinunciare a qualche posto ma assicurarsi un futuro politico progettuale ed utile al paese.

Ricordo che il PD nasce da PCI + DC. Non credo che sia un problema per il PSI unirsi con altre formazioni partitiche e perfino cambiare nome.

Occorre pero’ una cosa : che il progetto sia serio e di lunga durata. Non possiamo fermarci al solito cartello elettorale.

Mantenere un partito orgogliosamente socialista ha senso solo se inseguiamo l’unità dei socialisti, con un congresso aperto a tutti gli ex PSI, di unità, e chiamando per esempio il partito PSU – partito socialista unitario. Questo avrebbe un senso politico e storico.

Al di fuori di questa opzione identitaria, finora comunque non perseguita, occorre pensare ad una nuova opzione che aggreghi altri movimenti e rimetta in gioco l’identità socialista riformista al fine di avere :

Peso elettorale
Giocare un ruolo propositivo concreto nello scenario socio economico
Quindi delle due l’una : o rilanciare l’unità socialista, se ce ne sono i presupposti, e sembra non ci siano, oppure entrare in una fusione partitica con altri soggetti simili.
La base programmatica avrà come collante ovviamente il tema europeista della riforma costituzionale degli stati ed europea con la formazione degli Stati Uniti d’Europa ed il tema del lavoro, da riportare al centro dell’Agenda 2025 con investimenti pubblici e cogestione delle imprese. Terzo ma non ultimo tema la tutela dell’ambiente.
Occorre farsi promotori di questo nuovo progetto in nome dell’Europa e del riformismo socialista e cattolico.
Occorre all’Italia un partito EUROPEO e RIFORMISTA.

Leonardo Scimmi
Direzione Nazionale
Coordinatore italiani in Europa

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